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Mentre mi avvicino alla Stazione Termini di Roma, penso a quanto è strano il mondo. Vedersi un concerto in mezzo ai capolinea degli autobus e alla giungla colorita di Piazza dei Cinquecento, ancora una volta (dopo l’indimenticabile episodio dei Thrills in occasione di Enzimi 2003) potrebbe rivelarsi un’esperienza interessante. E la conferma arriva quando, avvicinandomi al palco montato al centro della piazza che ospita le fermate dell’autobus, mi trovo in compagnia di qualche migliaio di avventori un po’ spaesati che, di certo, ricorderanno questo concerto come “….ti ricordi quella volta che hanno suonato alla Stazione Termini?”. Ad arricchire il parterre, naturalmente, i due gruppi destinati a smuovere la serata: gli inglesi Ikara Colt e gli scandinavi The (International) Noise Conspiracy. E’ bene sottolineare la provenienza, perché nonostante tutto questo concerto conferma che c’è ancora un abisso tra chi suona il punk (o qualcosa di presumibilmente derivato) avendolo studiato sui banchi di scuola e chi lo fa avendocelo nel sangue. Gli Ikara Colt sono quattro super giovani sulla ventina che pistano senza grandi cerimonie tirando fuori un sound eccellente senza crearsi troppi problemi su eventuali etichette da farsi appiccicare. Potrebbero ammiccare in alcuni passaggi i Sonic Youth o ricordare i The Fall o i primi New Order, è comunque piacevole vedere all’opera una band che gioca con i clichet più abusati del revival punk-wave senza farsi troppi problemi. Il risultato: due uomini e due donne sul palco, molto rumore, molto stile e pochi fronzoli. Ma il piatto forte della serata arriva dalla Svezia. Gli (International Noise Conspiracy si portano addosso il marchio di gruppo militante per le loro evidenti simpatie verso il mondo dei No-Global. Per quanto mi riguarda è la fine di un incubo, visto che quest’estate ho dimenticato tutti i Cd a casa tranne uno, quel loro ultimo “Armed Love” che ormai conosco a mena dito e che ho vivisezionato senza pietà. Il concerto si apre nel peggiore dei modi. A differenza degli Ikara Colt, il suono in piazza di T(I)NC è drammatico. Il primo pezzo è incomprensibile, ma la scena è comunque da cineteca con Tennis Lyxzen (il cantante, ex-Refused) che si agita come un pazzo sul palco come se recitasse in un film muto. Il suono si aggiusta non senza difficoltà, tra cambi di microfoni e aggiustamenti della batteria, sarà l’atmosfera di Termini Railway, ma il pubblico non sembra ci faccia caso più di tanto. Scorre la scaletta condita per la maggior parte dalla tracklist di Armed Love. T(I)NC sono disciplinati e, a tratti, leziosi nel ripetere quei movimenti che sembrano studiati dai manuali del buon rocker anni settanta. Il tutto condito da un impeccabile divisa di ordinanza (completi e magliette uguali per i cinque componenti della band). Lyxzen prova a scaldare la platea con proclami anti-berlusconiani ma la reazione è, a dire il vero, tiepida. La piazza si scalda veramente quando parte l’ultimo brano in scaletta, "Capitalism Stole My Virginity". Non manca, natrualmente, la celebrazione del sacro rito dei bis, la chiusura è affidata all’ottimo “The Way I Feel About You”, che portano a degna conclusione la serata. Lasciando gli androni della Stazione mi ritrovo a riflettere in modo preoccupante sugli strani effetti del dejavu. Io The International Noise Conspiracy li ho già visti in concerto, ma avevano un altro nome...
Articolo del
10/09/2004 -
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