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Un pezzo di storia del rock and roll in concerto, un’occasione unica per ascoltare dal vivo l’unico supergruppo del post punk inglese, testimoni di un suono aggressivo, ma sincero ed appassionato, epigoni di un’era altamente infiammabile. Eccoli qua, Mike Peters, voce e chitarra degli Alarm, Kirk Brandon, voce e chitarra degli Spear Of Destiny, Glen Matlock, l’ineffabile bassista degli originari Sex Pistols, Slim Jim Phantom, il batterista degli Stray Cats e Bruce Watson, chitarra solista dei Big Country, che in questo tour ha sostituito Billy Duffy, altro memorabile chitarrista, dei Cult. Sono loro i Dead Men Walking, ostinati e convinti, legati - oltre che dalla loro amicizia -da un senso di appartenenza, da un sodalizio musicale che li porta a far rivivere nel tempo quel suono a cui hanno dedicato una vita. E’ il caso di Glen Matlock, autore dei brani più importanti dei primi Sex Pistols, sparito quando l’industria del disco e le mode rischiavano di alterare tutto, è quello che pulsa nel cuore di Kirk Brandon, autore con i Theatre of Hate e con gli Spear Of Destiny di alcuni delle più belle ballate della scena punk rock inglese. Ma l’anima del progetto, colui che tiene le fila di tutte le componenti diverse di questa super-band è Mike Peters, che apre la serata, energetico e puntuale con “68 Guns” degli Alarm. Subito dopo la vena rockabilly degli Stray Cats rivive su “Rumble In Brighton” eseguita - o meglio urlata - in coro dalla band, sullo sfondo il bianco cadaverico dell’allampanato Slim Jim Phantom, un vero fantasma, quanto mai serio e partecipe, che detta i tempi alla batteria. Per lui “punk is not dead” non è di certo soltanto un modo di dire, con quella canottiera nera invasa da teschi e da altri simboli mortiferi. E’ il momento di “Burning Sounds” evocata da un grande Glen Matlock, padrone della scena, che quasi divora il microfono. Mike Peters poi - accompagnato dal gigantesco Bruce Watson - esegue “Fragile Thing”, una ballata acustica intensa e bellissima, preceduta da un ricordo di Stuart Adamson, il cantante dei Big Country, prematuramente scomparso. E ancora il turno di Kirk Brandon, con “Resurrection”, “Pumpkin Man” e con la sofferta “I Can See”. “Avete sentito delle canzoni pianissimo?!? Ora è il momento di canzoni fortissimo!!!” ci pensa poi Glen Matlock - in un italiano stentato - a dare una sferzata di punk and roll alla serata con le sue interpretazioni di “Whose Side Are You On” e di “On Something”, i nuovi brani dei suoi Philistines. Lui è quello di sempre, con i Sex Pistols prima, con i Rich Kids poi, e ancora in tour con Iggy Pop nel 1979 a Parma, con un amplificatore preso a calci dall’Iguana che quasi gli spacca la testa (se lo ricorda ancora!) . Il brano che meglio incarna l’idea del progetto Dead Men Walking è quella “Spirit Of 76” degli Alarm, presentata ed eseguita da Mike Peters con l’intenzione di comunicare a tutti cosa vuol dire fare musica, non necessariamente sotto i riflettori, non necessariamente per arricchirsi, e senza mai scendere a compromessi. Dopo una breve pausa si riprende con “Rock This Town”, con “Rescue Me” e con una versione straordinaria di “God Save The Queen”, il brano al vetriolo contro la monarchia inglese, scritto e cantato da Glen Matlock. E’ il momento di “Never Take Me Alive” una ballata profondamente ispirata , da “duri a morire”, firmata Spear Of Destiny e poco dopo viene eseguita in un frastuono serrato di chitarre “Do You Believe In The West World” il brano storico dei Theatre Of Hate, dedicato ironicamente a quanti nel mondo hanno deciso di “ sacrificare del sangue in nome del petrolio” E poi ancora, sul finire del concerto, “Runaway Boys” degli Stray Cats e una versione incandescente di “Pretty Vacant” , il brano dei Sex Pistols che decretò la nascita del punk così, tanto per raschiare voci e gole del pubblico presente, non molti in verità. Forse ce ne sono tanti in giro che pensano che il punk rock è morto per davvero. Ebbene, sappiate che non è proprio così.
Articolo del
11/10/2004 -
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