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La nottata delle “bambine cattive”, non c’è dubbio alcuno!!! Aperta da un “live act” ad alto potenziale delle Motorama, un duo di garage-punk, composto da Laura e Daniela, chitarra e batteria, ex Bambine Cattive, per l’appunto, che hanno presentato “Rich Men” il nuovo singolo, “Shy Girl”, “I Don’T Like You” e una “cover” dei Devo oltre ad alcuni brani tratti da “No Bass Fidelity”, il loro album d’esordio. Hanno voce, grinta e cattive intenzioni: quanto basta per il rock and roll. E’ stata poi la volta di altre “super bambine cattive” , altroché, le Demolition Doll Rods, da Detroit, capitanate da Margaret Doll Rod, chitarra e voce, dal fisico imponente, determinata e selvaggia, ma anche ironica e sexy. Con lei, un’altra “riot girrrl” alla batteria, Christine Doll Rod, con quella faccia da angioletto sembra appena uscito da un convitto di suore di clausura, poi la vedi con quel bikini spaziale, da versione erotica di Star Trek, la senti picchiare come un treno su quei tamburi, e ti ricordi che l’apparenza inganna e che dentro la figura più angelica a volte può nascondersi un demone, chiamato rock and roll. Alla chitarra invece Danny Doll Rod, alias Dan Kroha, in mutande, a torso nudo, con un collo di pelliccia piumato che gli copre appena le tonsille, da sballo, un vero “transgender”, ma anche chitarrista di indubbio valore, ex Gories, con Mick Collins, ora nei Dirtbombs. Sono in giro dal 1990, hanno pubblicato un disco capolavoro come “Tasty” seguito poi dall’altrettanto valido “T.L.A.” del 1999 e da “On” uscito pochi mesi fa nel 2004. Margaret la “front girl” della band non è certo il tipo che si sofferma sui preliminari: innesta subito una marcia alta e il motore delle Demolition Doll Rods comincia a schioppettare. E’ un hard rock tinto di garage, un metal sound psichedelico - se così si può dire - mettendo insieme il muro sonoro che caratterizza il loro impatto con gli arrangiamenti delle canzoni, davvero “plain and simple” e vagamente “sixties”. Sembra un po’ come se le Donnas avessero incontrato Van Halen e fosse scattata la molla dell’innamoramento: “Got A Little Lovin’”, “Foolin’ Around”, “Secret Place” e “U Loook Good” si succedono in un crescendo esplosivo e deliziosamente trash. Margaret riesce a contenere a stento nel suo top spaziale un seno straripante, nel frattempo si sfoga, parla di “Fat Pussy” , di “Hot Pink” e di “Sugar In The Raw”, simula l’atto sessuale, gioca con il manico della sua chitarra, e riparte. Si infila guanti lunghi neri, in perfetto stile sadomaso, e via con “Take It Off” , “Rock It Up”, “Psycho Kitty”, “Wild Child” e “Cannon Ball”. Ad un certo punto la chitarra di Danny si rompe, nel backstage ne cercano una, e loro intonano un blues “a cappella” subito seguito da una versione di “You Gotta Move” ( il brano di Fred McDowell reso celebre dai Rolling Stones) durante la quale Danny suona una “pedal steel guitar” pronta per l’occasione. Sul finire una “cover” quanto mai acida, rallentata ma devastante, di “Heroin” di Lou Reed e l’esecuzione di “All The Stars” uno dei brani migliori dell’ultimo disco. Le Demolition Doll Rods sono l’ultima reincarnazione del mito sesso, droga e rock and roll. I loro “live acts” così sfrenati, tanto influenzati da contenuti decisamente erotici, sembrerebbero voler coprire qualche deficienza a livello tecnico o compositivo ma credetemi non è così. E questa “performance” romana, carica di motivi blues e di sapienti “riff” chitarrristici, ne è stata la conferma.
Articolo del
15/10/2004 -
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