|
Cantante e tastierista nei Supertramp delle “colazioni in America” e dei “crimini del secolo”, Roger Hodgson torna ad imporre la sua personalità compositiva anche da solista. “Eye of the storm” è il titolo del disco. - La solita domanda scontata, Roger, ma che forse oggi si dimenticano di farti: come mai sei andato a vivere in California? - Ci andammo a fare una tournèe, mi sembra al tempo di “Crisis? What Crisis?” e la trovammo tutti quanti affascinante. Sai, la solita immagine della California, spiagge, sole, ragazze favolose… Completamente diversa dall’Inghilterra. Quando ci tornammo, poi, decidemmo di trasferirci là. Non fu una mossa molto ragionata: ci piaceva il posto e basta. Fra l’altro, volevamo adottare anche uno stile di vita più tranquillo: fu in quel periodo che cominciai a interessarmi a delle tecniche yoga. Diventai anche vegetariano e lo sono tuttora. E’ una scelta che riguarda la mia salute, e anche morale. - E’ già da qualche tempo che hai completato questo “Eye of the storm”. Quali sono i tuoi prossimi progetti? - Adesso sto pensando più che altro a promuovere, in giro per l’Europa, il nuovo singolo “Jeopardy”, ma tra un po’ tornerò a casa mia, vicino a Los Angeles, dove possiedo uno studio a 16 piste: ho già quasi pronti sette pezzi per il mio prossimo album solo. Con me in studio ci sarà Kenny, che è il mio bassista e proviene dalla band di Chris de Burgh. Credo che il nuovo album si muoverà in una direzione più ritmica del precedente. Non voglio pormi limitazioni, comunque. - Che musica ascolti, che ti dia delle influenze? - Al momento ascolto molta musica classica, mi piace Debussy, e anche Mahler. Ma forse tu stavi parlando di musica pop: bè, non mi piace tutto quel can can su band inglesi come Spandau o Duran: non hanno lo spirito giusto. C’è poca gente veramente okay al giorno d’oggi, come Tina Turner o Bruce Springsteen. Sì, Springsteen: sono andato a vedere un suo concerto in America, e quell’uomo mi ha realmente impressionato. Molti musicisti ti danno l’impressione di farti un piacere mentre suonano, ma Springsteen ha suonato per tre ore, e lo ha fatto con passione: credo che la musica debba andare in quella direzione. - Pensi che anche il fenomeno dei video sia una cosa nociva? - Sì, ma in particolar modo in paesi come gli Stati Uniti e l’Italia, dove si può accendere la tv e vederli 24 ore su 24; quando vai al cinema e vedi un film che ti piace, di solito non vai a rivederlo per più di tre volte, perché ti verrebbe a noia. Invece i filmati musicali arrivi a vederli anche un centinaio di volte: questo ti può portare ad odiare un artista, anziché fungere da mezzo promozionale. - E i video come espressione artistica? - Possono funzionare, ma non riesco a ricordarmene uno che mi abbia particolarmente colpito. - Cosa ne pensi della stampa inglese e del modo in cui ha trattato i Supertramp? - Un gran male, senz’altro. Quando abbiamo dato gli ultimi concerti londinesi ci hanno addirittura ignorato, nonostante avesimo fatto il tutto esaurito in entrambe le occasioni. Ma qualche settimana più tardi si è verificato un fatto molto buffo: qualcuno ha chiesto a Lady Di quale fosse il suo gruppo preferito e la sua risposta è stata: Supertramp! La cosa è stata pubblicata sui giornali, e da lì a poco sono stato tempestato di telefonate da giornalisti del Sun o del Daily Mirror, sai, questi quotidiani scandalistici…Mi hanno voluto chiedere cosa ne pensavo: io naturalmente ho risposto che la cosa mi faceva enorme piacere… - Ti capita mai di riascoltare i vecchi dischi dei Supertramp? - Stranamente, li ascolto almeno una volta all’anno: il mio preferito è “Crisis? What Crisis?”, ma anche “Breakfast In America” mi piace ancora molto. Credo che sia il nostro disco più gioioso. Ci vuole un po’ di tempo per guardare i propri dischi con occhio critico, perché appena li hai finiti tendi ad esserne nauseato. Su “Eye of the storm”, per esempio, non so proprio darti un giudizio. - E progetti di concerti? - Ne ho, ma voglio prima finire un secondo LP. Poi, certamente, verrò anche in Italia. Ci rivediamo nella primavera ’86.
Articolo del
30/01/2002 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|