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Alle radici del blues, alla fonte del rock and roll, ecco quanto si respira ad un concerto di Terry Lee Hale, che si presenta al Big Mama in solitudine, circondato però da un congruo numero di chitarre, e ci offre un “live act” acustico di indubbio spessore e di grande intensità. Lui è di origine Texana, comincia a suonare la chitarra a 14 anni, poi si trasferisce a Seattle e si impone con i The Ones, in piena epoca “grunge”. Diventa amico di Chris Eckman dei Walkabouts, adora Lyle Lovett, ma non disdegna i Soundgarden, inventa un suo personale percorso all’interno di un rock acustico che resta però fortemente bluesato. Rifiuta l’etichetta “folk” che alcunui a torto gli attribuivano, avverte che è pur sempre rock and roll quello che gli scorre nelle vene e nel corso della sua lunga carriera solista pubblica album fantastici come “Tornado Alley” e “Leaving West”. Adesso si è trasferito in Europa e vive a Parigi, sta per diventare nonno per la seconda volta, e lo annuncia al pubblico, fra una canzone e l’altra, sorridente e sereno, finalmente, a dispetto di una storia tipicamente “on the road”, niente affatto povera di guai e di tribolazioni varie. Terry Lee Hale presenta dal vivo i brani di “Celebration What For” il suo nuovo cd, pubblicato dalla Blue Rose Records, e il blues acustico si mescola ben presto a sapori di tequila, tabacco e deserto messicano. Si notano pregevoli influenze ispaniche in certi passaggi solo strumentali della sua chitarra, mentre una vocalità roca e pregnante emerge su brani come “One Last time” e “The Eye Of The Moon” . Molto bella è anche “Take It Back” un blues minimale e scarno, che mette a nudo l’anima del suo autore. “Bad Luck Hand” è un rock and roll bluesato, cattivo quanto basta, già inciso con gli Hardpan, una superband della quale Terry Lee Hale faceva parte insieme a Todd Thibaud, Chris Burroughs e Joseph Parsons. Si continua dopo una breve pausa con “Michigan Weather” e con brani tratti da “Blue Room”, un altro album importante, e poi ancora le note aspre e taglienti di “Blues Walk” con quelle tonalità spezzate e drammatiche. Anche “Three Days” è bellissima così come quel tributo acustico ad Ennio Morricone che conclude una serata di pregio, lontana dalle mode e dai clamori del rock patinato che ci viene regolarmente somministrato da Mtv.
Articolo del
29/11/2004 -
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