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C’ è stato spazio più per il passato che per il presente nell’esibizione di Marianne Faithfull, la non dimenticata fragile eroina della scena londinese della fine degli anni sessanta. Una ragazza dalla bellezza sconvolgente, passata alle cronache per la sua relazione tempestosa con Mick Jagger dei Rolling Stones, diventata con il tempo simbolo di tutto un periodo e poi protagonista di una carriera solista lunga e sofferta. Marianne Faithfull ha raggiunto momenti di alta qualità sotto il profilo dell’espressione artistica , grazie ad un talento davvero fuori dall’ordinario e alla sua capacità di trasferire nelle sue interpretazioni e di sublimare in esse tutta la sofferenza che il suo cuore non riusciva più a contenere. Si comincia con i classici del suo repertorio, brani come “Falling From Grace” e “The Ballad Of Lucy Jordan” una canzone dedicata a tutte quelle donne che si lasciano sfuggire di mano i propri sogni e che non riescono più a riprenderli, un brano tratto da quel disco fantastico che è “Broken English”. E’ il momento poi di “No Child Of Mine” tratta da “Before The Poison” il suo nuovo album, è una “rock ballad” tirata e scritta per lei da P.J.Harvey. Ancora un ricordo dal passato, quella “Time Square” nostalgica e struggente e poi, subito dopo aver presentato la band, veniamo assaliti dalle note ventrali di un basso elettrico a cui si accompagnano parole come “As soon as you are born they make you feel small…” Allora sì, ci siamo, eccola! E’ “Working Class Hero” di John Lennon, un classico del repertorio di Lady Marianne anche se - all’inizio - parte troppo alta, poi si rende conto che non ce la potrà mai fare, allora si ferma e riprende con una tonalità più bassa. Nessuno ci bada più di tanto, le si perdona tutto e volentieri. Il pezzo è ancora bellissimo, travolgente e molto attuale, sia per la qualità della musica sia per la semplicità, la carica comunicativa e rivoluzionaria dei testi. Arriva anche “Strange Weather” scritta da Tom Waits, un brano non difficile da reinterpretare per lei, che possiede la stessa vocalità rauca e fumosa dell’autore. Nell’almanacco del passato, sfogliato con tanta voglia e poca nostalgia da Lady Marianne non poteva certo mancare l’esecuzione di “As Tears Go By” la canzone che Mick Jagger e Keith Richards dei Rolling Stones avevano scritto per lei nel lontano 1964. E’ un piccolo incanto, la conosco a memoria, ma non sono il solo. Vuoi vedere che ci canta anche… Non si fa in tempo a finire il pensiero che le note di “Sister Morphine” si avvolgono la platea in un mare di ricordi. E’ il vecchio successo dei Rolling Stones, quel brano che fece scandalo, è un pezzo di storia dei primi anni settanta che torna a rivivere, ed è anche il vero esordio come autrice di Marianne Faithfull, che si decise a trovare un testo per quella canzone dopo che , per quasi un anno, Jagger e Richards le avevano canticchiato il motivo dentro casa. Sì, Mick Jagger il fidanzato di allora, la coppia che fece epoca ai tempi della “beat generation”, ma che brutta fine, che delusione quel Mick! Forse non tutti sanno che il giorno in cui Mick Jagger sposò Bianca, di lei, Marianne, si era persa ogni traccia, finché non fu ritrovata dalla polizia londinese e passò la notte nella caserma di Paddington, in stato di fermo, accusata per possesso di droga e per vagabondaggio. E’ a queste cose che sta pensando quando incauta si accende una sigaretta sul palco e intona “Crazy Love”, la ballata scritta per lei da Nick Cave, uno dei brani migliori del nuovo album ? Non possiamo affermarlo con certezza, ma solo certificare la solerzia con cui una dipendente di Musica per Roma sale sul palco al termine del brano e la invita a smettere. L’arredo ligneo della Sala Sinopoli, per un attimo, quanto ha rischiato? That is rock’n’roll, ladies and gentlemen! Lei sorride , non se la prende più di tanto per il rimprovero, fatto sta che esegue “Guilt” un altro grande successo tratto da “Broken English”, rivitalizzato da un assolo alla chitarra di Barry Manilow, poi saluta tutti sinceramente commossa e sparisce. Sarà andata a finirsi la sua sigaretta in santa pace nel “backstage” ? Non è dato saperlo. Quello che è certo è che, nonostante le numerose invocazioni, non ritorna. Non è tipo da concedersi più del lecito, Marianne. E poi forse, a quasi sessanta anni d’età, non regge per più di un’ora uno “show”. Poco male, le emozioni che ci ha regalato bastano a farci battere il cuore con più voglia. E di questi tempi, è già tanto.
Articolo del
01/12/2004 -
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