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Green Day
I Green Day ed il loro "viale dei sogni andati in frantumo"
2004
di
Valentina Prencipe
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Tutte le volte che esce un album di quelle band che vengono etichettare come punk partono inevitabile le menate su “il punk è morto quando sono finiti i Clash”, “il punk è vivo e cammina con noi”, etc. etc. E anche se si dà ascolto ai fan dei Green Day (quelli che li considerano una punk band), “American Idiot” è un album non-punk. Non so se i Green Day facciano davvero musica punk, ma ad ogni modo questo nuovo lavoro, "American Idiot", non è niente male. Magari non brilla per fantasia -- anche le canzoni migliori sanno un tantino di “già sentito” -- però c’è una buona energia, e ce n’è parecchia e ad alto volume rende bene. --------------- Partiamo dal titolo: avete presente la trasmissione “Saranno Famosi/Amici”? Beh, in America hanno praticamente la stessa cosa, che si chiama però “American Idol”. Da qui, il gioco di parole Idol - Idiot. E dal momento che i Green Day non si tirano indietro quando c’è da dire la propria, l’idiota in questione altri non è che il presidente George W. Bush. Ma, a parte questo riferimento, l’album non ha molto di politico: è per lo più un modo per raccontare di come il sogno americano sia andato e continui a frantumarsi in un milione di pezzi. ------------------ Dire che “American Idiot” sia un concept album magari è un po’ esagerato, però in effetti attraverso tutte le canzoni si snoda una storia di un’intera vita. La storia è quella del ragazzo che da spaventato da tutto in “Jesus of Suburbia” (una canzone che dura la bellezza di 9 minuti), pian piano cambia attraverso le esperienze di droga in “Give me Novocaine” e amore per una “Extraordinary Girl”, ragazza che poi lo molla mandandolo decisamente a male (“Wake me up when September ends”). Il ragazzo incontra chi gli farà perdere la propria ingenuità: è “St Jimmy”, che però potrebbe, volendo, essere lo stesso Jesus cambiato…sì, la storia è decisamente contorta e non sono convinta di averne capita più di metà! Leggendo i testi, Jimmy forse finisce suicida in Homecomimg (altra botta da 9 minuti) e alla fine Jesus torna a casa e rivede la sua ex ragazza straordinaria in “whatshername”. È questa la canzone che chiude l’album ed è anche una delle tracce migliori. La canzone più azzeccata è “Boulevard of broken dreams”: un po’ ripetitiva, però ti resta in testa e anche se parla di delusione e di sogni spezzati non diventa mai una canzone-menata. Bella anche la ballata “Wake me up when september ends”, forse un po’ troppo acustica in confronto al resto dell’album -- ma forse è proprio questo il suo punto di forza. --------------- Una menzione particolare va alla voce del cantante Billi Joel Armstrong: cambia talmente tanti toni e flessioni che a volte si ha l’impressione che non sia nemmeno la stessa persona a cantare!
Articolo del
12/01/2005 -
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