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L’attesa, lunga ed il gelo, tanto sono stati ricompensati da una notte di rock and roll stradarolo e furente che ha avuto come protagonista la band di Steven Adler, ex batterista dei Guns N’Roses, capace di mettere insieme una sorta di super gruppo con i reduci della scena hard rock californiana di fine anni ottanta. In clamoroso ritardo sull’orario previsto, a mezzanotte e venticinque, proprio quando i “metal kids” più accalorati , stanchi dei giri di basso del pur bravo Tiziano Segatura e delle due “cover band” di supporto, stavano per salire sul palco pronti a spaccare tutto, ecco arrivare dinoccolati e selvaggi come si conviene Jizzy Pearl, il cantante, ex Ratt, ex Love & Hate, Robbie Crane, basso elettrico, ex Ratt, ex Vince Neil Band, Keri Kelli, chitarra solista, ex Love & Hate, ex Warrant, ex Vince Neil Band e recentemente con gli Snakepit di Slash, Craig B., seconda chitarra e il biondo platino di un sorridente Steven Adler, gigione come mai, subito pronto a rivolgersi al pubblico con ammiccamenti e moine che gli sono valsi un istantaneo perdono. Non si sa bene che cosa avessero fatto prima di allora, ma sembrano sovraeccitati ed in gran forma, a tal punto che la sala non regge la potenza di fuoco che proviene dagli amplificatori, e le nostre orecchie iniziano ben presto a scricchiolare. Cominciano con una accelerata versione di “It’s So Easy”, tratto dall’album di esordio dei Guns N’Roses, quell’ “Appetite For Destruction” a cui Steven Adler si è ispirato per scegliere il nome della sua nuova band. Subito dopo in scaletta, ecco “Nighttrain”, era così anche nel disco e - proprio quando ci viene in mente che in realtà siamo ad un concerto dei parenti più stretti, collaterali ed affini dei veri Guns N’Roses - ecco che Jizzy Pearl ci ricorda che hanno in uscita un nuovo disco e che “99” ne sarà il brano guida. Non male, a dire il vero! La formula è sempre quella, la scelleratezza del rock and roll mista alle tonalità ed ai timbri dell’hard rock anni settanta, ma le chitarre sparano che è un piacere! Con il blues elettrico a tinte forti di “My Michelle” si torna al “già noto”, ma va bene così, non capita mica tanto spesso di vedere i Guns N’Roses dal vivo, no?!?! Nel frattempo Steven Adler si agita dietro alla batteria e comincia a sventolare sorridente una sciarpa giallorossa, patrimonio affettivo e culturale della Magica Roma, e il pubblico va in delirio. Se ne deduce che la SS Lazio non gode di eccessive simpatie fra i metallari, ed è giusto così! E ancora, a sorpresa, “Mama Kin” degli Aerosmith, seguita da “Suicide” un brano del nuovo disco degli Adler’s Appetite. Quando l’atmosfera è ben calda e pronta ad accoglierla, le note della chitarra di Keri Kelli introducono “Knockin’ On Heaven’s Door”, il classico di Bob Dylan, reinterpretato dai Guns N’Roses, e poi subito dopo, dal nuovo disco, un’altra “cover”, questa volta “Hollywood” dei Thin Lizzy, scelta indovinata, davvero! E ancora “Sweet Child Of Mine”, ma non è la serata giusta per le “slow ballads”: il volume di suono, stile parete metallica, è tale da appiattire ogni passaggio armonico. Peccato! A loro però non gliene importa niente, via con “Civil War” e chiudono il concerto dopo un’ora e dieci minuti con una interpretazione acida e corrosiva di “Mr Brownstone” e di “Rocket Queen”, altri brani storici dei Guns N’Roses. Richiamati a gran voce sul palco, completano l’opera con “Welcome To The Jungle” e con “Paradise City”, con le chitarre a spadroneggiare ancora una volta in uno stridore metallico senza fine. Sapranno gli Adler’s Appetite andare oltre il pesante fardello del mito dei Guns N’Roses? Non è dato saperlo, ci sono alcune tracce senz’altro positive - e la super band funziona bene, eccome! - basterebbe soltanto dosare meglio il materiale nuovo e ripartire con idee nuove dal rock di quegli anni. Ma siamo sicuri che Steven Adler e soci ne abbiano davvero voglia?
Articolo del
28/01/2005 -
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