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Joe Escalante, bassista e spina dorsale dei Vandals di Los Angeles, scrive sul diario di bordo pubblicato sul suo sito web che quello della data di Roma “è stato il pubblico esteticamente migliore che ci sia mai capitato”. Già, perchè balzava subito all’occhio l’altra sera al Circolo degli Artisti, che, a differenza di tanti altri show punk del passato, stavolta lo spettatore-tipo era un fanciullo beneducato, possibilmente universitario e magari anche vicino alla laurea, e di umore insolitamente più che buono. Sarà stato per l’assurdo boicottaggio a cui i Vandals sono stati sottoposti dalla fazione pura e dura dei punk della Capitale – per il loro profilo, diciamo così, “poco” impegnato - ma stavolta non c’era traccia di quel contorno feccioso che fin dall’epoca dei Ramones ai concerti punk pareva ineludibile, il che ha fatto scrivere a Joe, un po’ risentito, che "un’osservazione di carattere non scientifico potrebbe portare a ritenere che i boicottatori costituiscano una larga proporzione della gente brutta di Roma. Forse tutta quell’ostilità fa male alla pelle...". Meglio così, allora, con un pubblico in salute, bello e goliardico - seppur non troppo nutrito - a (ri)accogliere calorosamente una delle bands storiche della scena losangelina, quei Vandals che dall’82, dai tempi dell’EP “Peace Through Vandalism” continuano imperterriti a calcare i palchi di mezzo mondo e a diffondere il verbo del punk melodico “californian-style”, quello dei Dickies e dei Descendents, per interderci. Anche ora che viaggiano sulla quarantina, i membri storici del gruppo compongono un gran bel trio: c’è il vocalist Dave Quackenback, nella vita “reale” grossista di liquori, alto dinoccolato e burlone; c’è il calvo chitarrista Warren Fitzgerald, a tempo perso (o magari pieno) collaboratore di gente come Tenacious D e della major league di L.A, un bizzarro soggetto le cui esplosioni di follia, per vere o artificiose che siano, sono uno dei “clou” visivi dell’esibizione; c’è, naturalmente, lui, Joe, bassista dalla chioma argentata ed epitome del “cool” formato punk, metronomo e punto fermo di una band a cui è vincolato praticamente da un quarto di secolo; e c’è stavolta, ma solo per questo tour, il giovane Derek degli Alkaline Trio, batterista con una propensione per gli assolo e bersaglio costante delle prese per i fondelli di Quackenback e Fitzgerald. ----------- La partenza è fulminea, con tre semiclassici quali “It’s A Fact” – da “The Quickening” del ’96 – seguito dalle devastanti “Cafè 405” e “Idea For a Movie” da quello che è forse il più amato album dei Vandals in assoluto, “Hitler Bad Vandals Good” del ’98. Poi Dave Quackenback si trasforma in un juke-box vivente e inizia a chiedere ripetutamente al pubblico “whadd’ya want to hear? whadd’ya want to hear?” La prima risposta è: “Behind The Music”, la travolgente song d’apertura di “Look What I Almost Stepped In” (2000), che viene prontamente e mirabilmente eseguita; poi, deviando dalla scaletta, Dave lascia il microfono ad un Warren Fitzgerald apparentemente fuori controllo per l’esecuzione della cover speed di “Don’t Stop Me Now” dei Queen, contenuta nell’ultimissimo CD “Hollywood Potato Chip”: si ghigna e, a tratti, ci si sganascia dalle risate. Tornando al programma originario e al “whadd’ya want to hear?”, i Vandals non deludono le richieste dei fans, fornendo, tra l’altro, vigorose versioni di “And Now We Dance”, “I Know Huh”, “Oi To The World” e “4, 3, 2, 1, 0, -1” (una piccola perla dell’altrimenti deludente “Internet Dating Superstuds” di tre anni fa), rispolverando perfino la leggendaria “Anarchy Burger”, una capostipite del californian-punk datata 1982, e introducendo altri due pezzi del nuovo album, “Be A Good Robot” e la notevole – anche ad un primo ascolto - “My Neck My Back”. Per il finale la palla, anzi il microfono, viene ripassato a Warren Fitzgerald, che vi si avvinghia per lanciarsi – letteralmente - in due versioni sfrenate e memorabili di “My Girlfriend’s Dead” e “I Have A Date”, dimostrazione che quando c’è da giocare con il punk, i Vandals non hanno (ancora) rivali. Si chiude così, senza – purtroppo - bis, con Joe Escalante che lascia per ultimo il palco con un sorriso sornione e soddisfatto, perché è stata una bella serata e un buon concerto e perché gli assenti hanno avuto torto marcio. Peccato solo, causa nostro colpevole ritardo, aver perso gli opening acts The Godawfuls e Underminded, che incidono per la Kung Fu Records gestita da Escalante e da Fitzgerald, e di cui Joe dice un gran bene. Sarà per la prossima volta, per il momento la “vandalizzazione” ricevuta ci basta e ci avanza...
Articolo del
11/02/2005 -
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