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Ogni volta che arriva un evento musicale di una certa portata a Roma, ci si pone sempre la stessa domanda: dove li faranno suonare?. Ormai ci siamo stufati di dire che esiste una mancanza di spazi adeguati per avvenimenti “numericamente” importanti nell’ambito dei circuiti musicali che contano (l’Auditorium è una bellissima struttura ma mirata per la musica classica e per il jazz) ma la passione ci spinge ad accettare sempre le soluzioni proposteci e per questa volta la scelta è caduta sul “Gran Teatro”, struttura in teflon creata tre anni fa per ospitare la performance di “Notre Dame de Paris” e riciclata proprio nelle occasioni in cui il pubblico è un po’ più numeroso, in alternativa al Palalottomatica però contemporaneamente occupato dallo “show” di Laura Pausini. Nonostante la serata rigida e il parcheggio impossibile il risultato “sold out” delle due serate del tour “Dieci Stratagemmi” di Battiato conferma che quando le proposte sono di qualità il riscontro è sempre positivo. Le sonorità della serata sono state forti e potenti, un po’ in controtendenza con le ultime esibizioni manieristiche e ricercate del “professore”; l'elettronica e il pop evoluto di cui Battiato è maestro sono stati indirizzate verso un concerto decisamente più per palati rock. Unico momento “ascetico” del concerto è la lettura di una poesia di Shakespeare, “Come away death”, su musica dell’800 eseguita al pianoforte. Subito dopo, infatti, il gesto magico del professore, che fa calare il tendone scoprendo la rock-band alle sue spalle, riesce ad immetterci violentemente in una tiratissim “Tra sesso e castità” che varrà a caratterizzare l’atmosfera del resto della serata. La prima parte dello show ha visto passare in rassegna brani delle ultime produzioni del cantautore catanese, che poi ha ripescato diversi successi del passato, insieme a una chicca del periodo sperimentale degli anni Settanta (Areknames, da Pollution, 1972) con “Shock in my town” e soprattutto “Sarcofagia”, che diventa un pezzo quasi metal, anche se non mancano pezzi più rilassati come l’ormai classica “La cura” e “La stagione dell’amore”. La prima parte del concerto si chiude con due successi da “La voce del padrone”, cantati in coro dal pubblico, il primo bis è "Meccanica", l’altra enorme sorpresa della serata, un pezzo tratto da “Fetus”, il suo primo disco, risalente ad ormai 35 (!) anni fa, nell’esecuzione del quale non si esime dal suonare il synth, proprio come agli ormai preistorici tempi della sperimentazione, così come già aveva fatto nella prima parte eseguendo “Areknames”, storico pezzo da “Pollution”. Buona la performance della band, innestata sul nucleo dei giovani FSC (chitarra, basso e batteria) supportati dalla voce di Kumi C. Watanabe, la cantante italo-giapponese dei Sungift che già appare in Dieci Stratagemmi. Poca la presenza degli archi, presenti negli altri tour, e fugaci le apparizioni di Manlio Sgalambro, a quanto pare non in buona salute. Un concerto dagli andamenti veloci anche se sono passate due ore cariche di energia, e che a detta del rilassato Battiato "sembra quasi che a tempo di rock lo show finisca prima, io comunque mi diverto di più".
Articolo del
16/02/2005 -
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