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L’impeto, l’assalto dello “street rock” più furente, il ritorno degli Hanoi Rocks, spregiudicati e malevoli come li ricordavamo, capaci di una potenza di fuoco che lascia ammutoliti, una leggenda che, dopo tanti anni, torna a rivivere. La band finlandese messa insieme da Matti Fagerholm, in arte Michael Monroe, e da Antti Hulkko, per gli amici Andy Mc Coy ha capito di aver ancora qualcosa da dire in fatto di rock and roll e, sebbene la formazione sia stata rinnovata con nuovi innesti alla sezione ritmica, l’affollato concerto di questa sera al Jailbreak è stata la prova che c’è ancora in giro tanta voglia di Hanoi Rocks. Preceduti dagli Adam Bomb, loro confratelli nelle sciaguratezze degli anni ottanta in California, che hanno presentato dal vivo brani tratti da “Get Animal” in un “set” divertente e vibrante che si è concluso con una chitarra data alle fiamme giusto al termine dell’esecuzione di “Rock Like Fuck”, cavallo di battaglia della band, gli Hanoi Rocks hanno iniziato il loro “live act”, improntato ad un rock and roll acido e corrosivo, eseguito a velocità folle, ma non privo di linee melodiche, con brani come “ Obscured”, “Delirious” , “Bad News” e “A Day Late A Dollar Short”, interamente tratti da “Twelve Shots On The Rocks”, il disco uscito in America l’anno scorso. Appaiono in buona forma: Michael Monroe è sempre lui, segnato in viso, ma con quella chioma bionda, con quegli atteggiamenti sfrontati, narcisistici e maniacali che hanno fatto di lui un’icona della nuova era “glam rock” degli anni ottanta. Andy Mc Coy invece è un solitario: taciturno e cattivo dentro, con uno sguardo torvo e penetrante, sembra un pirata del cinquecento, ha un orecchino che in pratica é un lampadario, e pereferisce starsene in disparte e far parlare la sua chitarra. E quando questo succede la sala si trasforma in un reparto di assemblaggio di una industria metallurgica quando suona l’allarme…No, non è una chitarra elettrica è un segnale di pericolo costante, è una fucina di “riffs” metallici che si sovrappongono all’infinito e trovano pace solo nella devastazione che procurano, è strumento di tortura, caldo e ficcante, è il luogo della distorsione, è il modo per far uscire quello che resta inespresso… La chitarra di Andy Mc Coy è il motivo per cui siamo qui! Ecco che arriva puntuale “High School” un vecchio successo, subito dopo immancabile “Malibu Beach” e poi una ballata memorabile , quella “Don’t You Never Leave Me” drammatica e straziante come mai, gridata da un Michael Monroe nelle vesti di gatto in amore, supportato da Andy Mc Coy con suoni lancinanti e profondi. E’ il momento dei classici del passato e “Oriental Beat” precede una bellissima esecuzione di “Tragedy” (no, non è quella dei Bee Gees, che c’entrano, maledizione!). Michael Monroe si lamenta perché fa troppo caldo, una ragazza in effetti sviene sotto il palco, allora lui chiede a gran voce di aprire le porte, ma non lo ascoltano. Ancora una ballata, è “Stop Crying”, più cadenzata ed avvolgente, sapientemente bluesata, poi gli Hanoi Rocks allora decidono di accelerare la fine. Procedono all’esecuzione di una “cover version” prestigiosa ed accattivante come quella “ Up Around The Bend” presa dal repertorio dei Creedence Clearwater Revival e poi abbandonano la scena. Richiamati da urla di disperazione, tornano su giusto il tempo di regalarci una bollente versione di “I Feel Alright”, che praticamente è quella “1970” resa famosa dagli Stooges di Iggy Pop su “Funhouse”. Grida da inferno dantesco accompagnano l’esecuzione, chi viveva nel buio, vede la luce, quanti erano ammalati, guariscono, tutto in un istante! Ce lo spiega Micheal Monroe che nel salutare si dichiara soddisfatto per “aver fatto uscire un po’ di merda dai nostri corpi”. Sì, deve essere così, non è forse proprio questo il miracolo del rock and roll?!?! In primavera è atteso “Another Hostile Takeover”, il nuovo disco degli Hanoi Rocks. Andate dal vostro medico di base e fatelo prescrivere, da subito!
Articolo del
17/02/2005 -
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