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Torna ad esibirsi a Roma, nell’ambito della rassegna “Sensoralia”, quel Christian Fennesz che era già stato protagonista pochi mesi fa all’Auditorium di una serata dedicata alla musica elettronica che prevedeva anche la partecipazione di Ryuichi Sakamoto. Questa volta, in perfetta solitudine, ci ha presentato dal vivo le composizioni di “Venice”, il suo nuovo album e la sala si è riempita di note fluide e galleggianti per quasi un’ora di musica impalpabile e astratta quanto si vuole, ma in grado di assecondare, più e meglio che in altre occasioni, il flusso dei nostri pensieri. Fennesz è un musicista austriaco che nasce come chitarrista e improvvisatore di suoni, con alle spalle una serie di lavori di grande spessore come “Hotel Paral.el”, “Plus Forty Seven”, “Minus Sixteen Degrees” e il più recente “Endless Summer”, dischi che lo hanno fatto diventare uno dei protagonisti della nuova scena “microwave” legata all’elettronica. Adesso però sembra voler tornare ad armonie lontane, a suoni perduti e - per arrivare allo scopo - non disdegna soluzioni melodiche come quelle contenute in brani come “ Transit” e “ Laguna” . In realtà tali suoni convivono accanto alla tecnica “glitch” da lui stesso sperimentata e portata avanti in questi anni , quella cioè di trasformare in tanti piccoli elementi funzionali alla musica quei sibili, quei salti, quei sussulti o intoppi che caratterizzano ogni strumentazione elettronica. Ricorrere a questi elementi disomogenei e destrutturati significa convogliare ulteriore mistero e più ampie possibilità immaginifiche in chi ascolta, il tutto filtrato dalle trame dominanti delle note della sua chitarra elettrica, vera e propria sorgente di suoni. Sullo sfondo le immagini di Venezia, quegli edifici riflessi nell’acqua, onde che si rincorrono, motivi circolari che si compongono per poi dissolversi in un istante, la poetica del divenire, la filosofia del “tutto scorre” di Eraclito che accompagna visivamente “Onsra”, “Asusu” ed altre elaborazioni musicali. Certo, non si tratta di soluzioni interamente nuove, il rischio del già visto e sentito rimane, per chi ha gustato le perlustrazioni della “ambient music” in passsato. Forse, rispetto a Fennesz si può parlare di “avanguardia pop”, salvaguardando la natura estatica e insieme la marcata linea melodica delle sue evoluzioni alla chitarra e al computer, che per una volta tanto ci sono sembrate meno glaciali del solito.
Articolo del
24/02/2005 -
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