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E’ stato un tributo appassionato ed intelligente, una rivisitazione ed una reinterpretazione davvero particolare delle opere di Robert Wyatt, il noto musicista inglese, fondatore dei Soft Machine prima, dei Matching Mole poi, e protagonista fin dai tempi della scuola di Canterbury della scena inglese più sperimentale ed innovativa. Almeno quattro le protagoniste della serata, tutte al femminile, a cominciare da Annie Whitehead, trombonista molto nota sulla scena jazz londinese e curatrice in prima persona del progetto Wyatt, con l’approvazione dello stesso Robert. Al suo fianco Jennifer Maidman, chitarra (no, non è parente di John Maidman il chitarrista di Wyatt, è sempre lui che però ha fatto una scelta di campo ben precisa riguardo al sesso e da un po’ di tempo è Jennifer Maidman) e una grande, bravissima Sarah Jane Morris, interprete soul e jazz di chiara fama. Inserita a pieno titolo nel Progetto anche la nostra Cristina Donà, da Bergamo, brava come sempre, e legata da un rapporto di amicizia e di stima reciproca con Wyatt. Il resto della band che sale sul palco è completato da un pianista d’eccezione come Steve Lodder, da Liam Genockey, il batterista di Wyatt, da Harry Beckett e Mark Lockheart ai fiati e da Dudley Philips al basso elettrico. Si comincia subito alla grande con le versioni sapientemente jazzate di “ Little Red Robin Hoood Hit The Road” e “Alifib/Alife”, due brani tratti dallo storico “Rock Bottom” il disco migliore di Wyatt. E’ chiaro, la voce di Jennifer, per quanto modulata ed attenta, non potrà mai assomigliare a quella di Wyatt, ma la sensazione che riceviamo è lo stesso pregevole. Entra in scena Sarah Jane Morris che esegue “ Vandalusia” arricchendo il brano con le sue tonalità basse e profonde. E’ poi la volta di Cristina Donà che ci regala una sua personale versione, più accelerata e fitta di acuti, di “Sea Song” il brano simbolo della caratura musicale poetica di Wyatt. L’esecuzione riesce bene, perché è coraggiosa, perché è sua, di Cristina. Non è lei che cerca di imitare Robert. Subito dopo Jennifer Maidman esegue una divertente “Left On Man” con Sarah Jane e Cristina ai cori. E’ poi la volta di “Forest” una ballata struggente tratta da “Cuckooland” l’ultimo disco di Robert Wyatt , e c’è ancora un duetto fra Sarah Jane e Cristina Donà che sembra molto a suo agio con i nuovi amici. Lancia sferzate antigovernative e poi si misura con il crescendo drammatico di “Mary Ann” un brano che aveva già cantato in coppia con Ginevra Di Marco dei CSI qualche anno fa. Sarah Jane Morris interpreta poi, in solitudine, “Soup Songs”, il brano che dà il titolo a questo nuovo Progetto. E’ poi la volta di Jennifer Maidman che presta con commozione la sua voce a “Free Will and Testament” di certo una delle più belle canzoni scritte da Wyatt negli ultimi tempi. E ancora “Alliance” per la voce di Sarah Jane che tira fuori davvero il meglio di sé , assecondata a dovere dai lancinanti interventi al trombone di Annie Whitehead . Quindi torna sulla scena Cristina Donà che racconta il suo incontro con Robert Wyatt e subito dopo esegue “Goccia” il brano che è il risultato di quella collaborazione. Resta sul palco ed esegue con Sarah Jane Morris “Old Europe” un brano carico di atmosfera tratto da “Cuckooland”. Sul finale è ancora Jennifer a cantare “Gharbzadegi” e “Dondestan” un inno socialista, libertario ed internazionalista. E poi tutti insieme sul palco, Cristina Donà, Sarah Jane Morris, Jennifer Maidman e Annie Whitehead per una divertente e corale esecuzione di “Heaps Of Sheeps” a conclusione di una serata oltremodo piacevole, dove mancava solo lui, l’immenso Robert Wyatt.
Articolo del
02/03/2005 -
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