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Apre la serata un breve “set” acustico presentato dal gruppo di Davide Van De Sfroos che su brani come “Nonna Lucia” e “Il Paradiso Dello Scorpione” un locale malfamato frequentato da un tale che “per amore di una prostituta finì in prigione” racconta storie e leggende di persone che sono sempre vissute ai margini della società. Canta di streghe, di furfanti e di ubriaconi all’interno di ballate struggenti impastate di una sorta di “blues comasco” condito da motivi etnici in stile Bregovic. ----------------L’antipasto è servito, e inganna l’attesa per il ritorno di William Borsey, in arte Willy De Ville, un personaggio atipico e fuori da ogni facile catalogazione, un autore ed un interprete che porta dentro di sé l’anima di un “soul man” nella tradizione di Otis Redding e di Ben E. King, la malinconia ed il rigore di un “blues man” del Delta e la carica tragressiva e ribelle di un “punk rocker” di fine anni settanta. Introdotto da una band di tutto rispetto e composta da sei elementi di indiscusso valore come Dave Keyes al contrabbasso, Kenny Margolis al piano e alla fisarmonica, Freddy Koella alla chitarra e al violino, Boris Kinberg alla batteria e le fantastiche sorelle Yadonna e Dorene Wise ai cori, Willy De Ville se la prende comoda, comincia a cantare a tarda sera, del tutto incurante non rinuncia alla sua sigaretta e provoca le reazioni del personale addetto alla sala. Il suo incedere è incerto, il suo lungo soprabito nero e l’acconciatura dei lughi capelli, raccolti dietro, lo fanno assomigliare più ad un bucaniere sfuggito alla cattura che ad una fottuta rock star. Il pallore del volto, quel viso emaciato, quella voce penetrante e rugosa, quell’espressione di chi ha già sperimentato tutto, ma ha ancora qualcosa da dire, fanno di lui un artista fuori dal tempo, un dandy raffinato e luciferino, che solo con la sua presenza sul palco, dà voce a chi va controcorrente. Il tour è dedicato alla presentazione di “Crow Jane Alley” il suo ultimo album, e infatti il concerto si apre con “Chieva” una ballata molto gustosa che di quel disco segna l’inizio. Si sofferma su Roma il pirata, ne tesse gli elogi, la definisce come la “culla della civiltà”, gli viene consegnata una rosa rossa sotto palco, subito dopo riparte con “Come A Little Bit Closer”, una “cover” di un vecchio brano di Jay And The Americans, poi ancora “Downside Of Town” una lenta “blues ballad” e a seguire l’energetica e vibrante “Running Through The Jungle”. Ancora blues “Big And Fat”, densa e fumosa, mentre “Crow Jane Alley” è stata scritta subito dopo la morte dell’amico musicista e arrangiatore Jack Nitzche e viene dedicata a lui, con un ricordo commosso. Willy De Ville si appropria poi di un’altra bella canzone ed interpreta a modo suo, con quel finto distacco che lo distingue “Slave To Love” il noto brano di Bryan Ferry. Poi spinge di nuovo il pedale sul rhythm & blues ed ecco che arrivano in rapida successione “Savoir Faire” e quella “Cadillac Walk” che lo rese famoso all’epoca dei suoi Mink De Ville. L’atmosfera è calda e partecipe, è il momento giusto per “Demasiado Corazon”, uno dei momenti più alti raggiunti dal “latin rock”, e lui che ha origini pororicane, le melodie ispaniche le ha nel sangue. Ancora un tributo, la ben nota “Save the Last Dance For Me” ma subito dopo un’esecuzione scarna, drammatica di “Backdoor Man” di Willie Dixon, riporta in primo piano la chiave blues, punto di riferimento assoluto della sua esibizione e della sua stessa vita. Gli chiedono insistentemente “Hey Joe”, lui finge di non sentire, parla d’altro, non è un juke box, non è mica ospite di uno show televisivo, state zitti e ascoltate, “Spanish Stroll” è talmente bella da non ammettere discussioni o dibattiti e i cori delle giunoniche sorelle Wise sono una vera delizia! Chiude la serata, senza replica alcuna, una esecuzione acustica, una interpretazione struggente, rallentata ad arte, quasi irriconoscibile, con quel suo fascino decadente e malato, di “Let It Be Me” una delle più belle “love song” di Elvis Presley. In quel brano c’era tutto quello che Mr. Borsey aveva dentro stasera. Non potevamo chiedere di meglio e di più.
Articolo del
17/03/2005 -
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