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Assistere ad un concerto dal vivo dei Bassholes significa tornare a rivivere la musica in maniera energetica e primordiale. La miscela di country blues e di punk rock da loro innestata esplode in “live acts” furibondi e altisonanti, dove vecchio e nuovo convivono, e la storia del blues viene rivisitata da un approccio punk micidiale e poco disposto a compromessi. Abbiamo incontrato per voi Don Howland, cantante e chitarrista dei Bassholes, subito dopo il concerto romano.
Gdc : “Sei un insegnante di scuola Media e un padre di famiglia con tre bambini. Come si concilia tutto questo nella tua vita con il rock and roll?”
Don Howland: “La mia famiglia e il mio lavoro vengono prima di ogni cosa. Faccio musica quando posso, il che significa durante i fine settimana, le vacanze e in estate.Questo è uno dei motivi per cui non faccio molti tour ed è anche una delle ragioni per cui i Bassholes, dopo ben otto album molto apprezzati dalla critica, sono ancora del tutto sconosciuti e ci troviamo a suonare davanti a 30 o 40 persone per sera nelle grandi città. Ho ricevuto un permesso speciale dalla mia scuola per fare questo lungo tour di 42 date. Da quando sono partito, mi tengo costantemente in contatto con i miei colleghi, mi tengo informato e so che le cose stanno andando male, i ragazzi sono fuori di testa. Posso capirli. A volte mi sento in colpa per questa situazione, e temo il giudizio divino”
Gdc : “Anche io sono un insegnante. Non credi che in ogni curricolo che si rispetti vadano inseriti elementi di blues e un approccio rocknroll, in particolare quando si ha a che fare con dei ragazzi? -------- Don Howland:”Assolutamente sì! Anche io sono stato uno studente, e ho imparato molto da chi ne sapeva più di me. Ho ascoltato e letto molto e inoltre facevo un mucchio di domande. L’istruzione musicale dovrebbe cominciare il prima possibile. E’ una parte della vita così importante e ai ragazzi piace confrontarsi con questo genere di cose, con il blues, con il rockandroll. Capiscono che c’è un mondo intero oltre quello che gli danno in pasto ogni giorno in T.v. L’anno scorso ho fatto una lezione di Storia della Musica Americana per ragazzi di 13 -14 anni. Abbiamo cominciato dai canti di lavoro che sono all’origine del blues, siamo passati attraverso la musica gospel, fino ad arrivare al punk rock del 1976. Abbiamo trascorso un giorno intero su Charley Patton, un altro su Skip James e su Robert Wilkins e così via. Ai ragazzi è piaciuto molto. Mi portavano dei nastri vuoti in classe e io a casa gli riversavo i dischi. Il momento migliore è stato quando, verso la fine, abbiamo partlato per un’ora e mezza dei Velvet Underground. Loro non volevano smettere di ascoltarli.” -------- Gdc : “Quanto tempo trascorri in viaggio, lontano da casa?” -------- Don Howland: “Non molto, in verità. Bim (Lamont Thomas, il batterista) ed io abitiamo a 1000 chilometri di distanza l’uno dall’altro, e poi lui fa parte anche di un altro gruppo che suona molto in giro. E poi andare in tour è stancante, all’infuori di alcune zone in Europa. Mi piace incontrare nuove persone, gente interessante, ma non sopporto di farmi una doccia ogni tre giorni, il fumo passivo delle sigarette, dormire in posti di merda e tutto il resto.” -------- Gdc : “L’esperienza Bassholes vive più sui dischi o dal vivo?” -------- Don Howland: “Molta nostra energia mentale finisce sui dischi, in particolare su quelli registrati “lo-fi”, che la gente se ne accorga oppure no. I dischi per me sono come dei puzzles, e io adoro i puzzles!!! Dal vivo, non ci pensiamo troppo su, in pratica facciamo del punk rock e basta. Io sono un buon cantante e Bim è un buon batterista, e suoniamo proprio bene per essere solo in due! Per questo il pubblico è entusiasta. L’altra cosa a favore della dimensione “live” è che la gente assiste di persona alla dinamica fra vecchio/bianco che sarei io e nero/giovane che sarebbe Bim, un binomio impossibile da apprezzare sui dischi.” -------- Gdc : “Che cosa rappresenta per voi il nuovo contratto discografico con la Dead Canary Records? E’stata forse l’occasione per passare finalmente, dopo tanti anni, dalla scena “lo-fi” a quella “hi fi”? -------- Don Howland: “Mi piace alternare produzioni “lo-fi” a dischi più marcatamente “hi-fi”. Entrambe le dimensioni hanno i loro pro e contro.Mi soddisfano tutte e due. A tanta gente piace l’approccio “hi-fi” e non sopporta alcuni nostri dischi, cd come “Long Way Blues” o “Deaf Mix”. Sai, la dimensione “lo-fi” ha un qualcosa di oscuro e distante che però si combina bene con quel che facciamo. In un primo momento la questione si basava su quanti soldi avevamo a disposizione per registrare. Se non era molto, allora ricorrevamo ad un registratore a quattro piste. Il prossimo disco sarà di nuovo così, credo. Già sento qualcosa di strano che si agita dentro di me.” -------- Gdc :“Quanto è stata importante la tua esperienza nei Gibson Brothers? Come è finita, e perché? -------- Don Howland :”Se non fosse stato per i Gibson, non avrei mai messo su una band. Non sapevo suonare per niente. Jeff (Mns Jeffrey Evans) era nella stessa situazione. Non sapeva cantare ed era un pessimo chitarrista. Ognuno di noi però dava una mano all’altro. E’ finita quando Jeff si è trasferito a Memphis ed io ho deciso di accettare il lavoro di insegnante per mantenere la mia famiglia. Comunque all’epoca volevamo tutti e due prendere direzioni diverse. Se non fosse stato per i Gibson Brothers comunque, nessuno di noi avrebbe mai fatto un disco, esclusi il numero sbalorditivo di quelli che abbiamo inciso insieme.” ---------- Gdc : “Persone come Jeffrey Evans e come te sono testimoni viventi di un approccio alla musica e all’esistenza che si ritiene ormai superato dalle regole del mondo in cui viviamo. Ti vedi come un sopravvissuto ad una età dell’oro? Dove trovi la forza per andare avanti quando tutto intorno a te ruota in un’altra direzione? ---------- Don Howland : “E’ molto difficile combinare qualcosa senza sottrarsi a quella nuvola nera che presiede i tempi oscuri in cui viviamo. Il materialismo e lo spirito mercantile hanno trasformato la gente in tanti piccoli parassiti, pronti ad ignorare tutto all’infuori dei loro problemi personali. E’ davvero un periodo buio. Per quanto mi riguarda cerco di tenermi in buona forma, mangio bene e dormo molto. Inoltre leggo e ascolto buona musica, con attenzione, ed il passato è diventato per me un momento di meditazione.” ----------- Gdc : “Sei un fanatico di country blues. Che cosa ritieni davvero essenziale all’interno della tua formazione blues? Intendo chitarristi, interpreti e album del passato… ------------ Don Howland: “Mi sono fatto coinvolgere dal blues, ma non in maniera consapevole. Erano i primi anni 80 ed ero rimasto disgustato dall’evoluzione negativa del movimento punk. Cercavo qualcosa che avesse un’anima. Sono sempre stato appassionato di gruppi influenzati dal blues, dai Creedence Clearwater Revival ai Dr.Feelgood, dai Cramps, Panther Burns e Gun Club, quindi avevo le basi per una esplorazione più profonda. Il primo disco blues che ho comprato e che mi ha letteralmente fatto impazzire è stato un album di Charley Patton. Con il tempo mi sono appassionato anche a Skip James e a Bukka White, e mi sono venduto l’anima al Diavolo…” -------- Gdc : “I Bassholes sono una combinazione perfetta di blues elettrico e di punk rock basico. In passato nessuno mai ci avrebbe pensato, il blues era troppo serio e noioso, mentre chi faceva punk non era considerato un musicista. Quali elementi avete tratto e fatto rivivere insieme sia dal blues che dal punk rock? ---------- Don Howland : “ Mi piace pensare che abbiamo preso l’approccio del country blues, una sorta di atteggiamento surreale, inquieto ed intristito nei confronti di una vita che non soddisfa ma che comunque va avanti. Abbiamo ereditato la struttura armonica – AAB e AABB – e l’abbiamo usata, abbiamo preso in prestito le liriche e a volte le melodie. Dal punk rock invece abbiamo preso il suono delle chitarre e l’approccio trasgressivo e ribelle. Adoro tutte e due le forme in maniera totale, quindi il matrimonio fra blues e punk mi sembra nella logica, almeno per me…” ----------- Gdc : “Il nuovo contratto discografico con la Dead Canary Records vi ha aperto nuove prospettive? E l’amicizia con Lou Poster dei Grafton è stata decisiva per questa svolta? ------------ Don Howland: “ Lou appartiene ad un’altra generazione di rock and rollers di Columbus, Ohio. Non lo conoscevo finché non ci ha voluto con loro per un mini-tour. E’ un bravo ragazzo, molto diretto e molto aperto. Mi piace dare una mano alle nuove etichette. Il lato brutto della faccenda è che spesso non sono ben organizzate. In questo tour per esempio, noi dovevamo promuovere il nuovo disco che però non è stato disponibile almeno fino alla metà del tour. Si sono tenuti i nastri per sei mesi, ci abbiamo rimesso intorno ai mille dollari a causa di previsioni errate e ritardi.” ---------- Gdc : "Come scegliete le diverse “cover” che eseguite dal vivo? Brani di Skip James, dei Joy Division, di Blind Willie Mc Tell, dei Germs, tutti in una stessa sera…. --------- Don Howland : “Sono tutte canzoni che amo, che ascolto così spesso da ricordarle a memoria!” ---------- Gdc “ La formula del duo è tornata molto di moda adesso dopo il successo dei White Stripes. Voi avete cominciato molto tempo prima, avete le stesse radici musicali. Non hai mai pensato che avreste potuto ricavarvi quello stesso spazio, quella dimensione, con una maggiore convinzione? ----------- Don Howland : “ Non lo so. Avremmo potuto essere noi oppure i Flat Duo Jets. Nessuno di noi, e neanche Doo Rag che è stato grande e andava forte dieci anni fa, ha avuto molto credito. A dire il vero anche adesso, non è che andiamo così forte. Sono sorpreso di come restiamo sempre ad un livello “underground”, malgrado la dinamica nero/bianco che potrebbe anche essere usata come un trucco per sollevare curiosità, anche se non è mica nata con questa intenzione…Vedi, tutti i nostri dischi vengono apprezzati unanimamente. Un gran numero di persone intelligenti sono nostri fans appassionati. Ma, come ti ho già spiegato, i Bassholes non sono la cosa più importante della mia vita. Eppoi non andiamo in tour negli Stati Uniti, quindi osservo un mucchio di band mediocri che vanno avanti, mentre noi non facciamo che scendere sempre più giù, “underground” in tutti i sensi! Comunque mi piacciono i White Stripes, sono davvero bravi, anche se non ho mai avuto modo di ascoltare per intero i loro ultimi dischi.”
Articolo del
22/03/2005 -
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