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E’ raro incontrare un “songwriter” e chitarrista bianco in grado di interpretare il blues. Ancora più difficile il fatto che il suo “live act” risulti appassionato e decisamente credibile. Ebbene, è quel che è successo questa sera all’Auditorium nell’ambito del Roma Blues Festival, quando è salito sul palco accompagnato solo dalle sue due chitarre e da un armonica a bocca, John Hammond Jr., da New York, figlio di quel John Hammond Senior che aveva lanciato in passato artisti come Bob Dylan, Steve Ray Vaughan e Bruce Springsteen. Quasi due ore di concerto, in perfetta solitudine, un “set” acustico in una dimensione che in pochi possono permettersi, lui sì, con i suoi quaranta anni di carriera alle spalle, con quei ventinove album già pubblicati e con l’ultimo “In Your Arms Again”, appena uscito, che presenta questa sera dal vivo. John Hammond Jr. ha accompagnato la grande stagione del blues e del rock con sensibilità e discrezione, non è mai stato un nome di primo piano forse, ma può vantare collaborazioni illustri come quelle con John Mayall, Jimi Hendrix, Steve Winwood e più recentemente con John Lee Hooker, al quale si è sempre ispirato. L’atmosfera è calda, familiare, si comincia con citazioni dal suo recente passato e con delle “cover versions” di “bluesmen” leggendari, brani degli anni sessanta firmati da Sonny Boy Williamson e da George Jones, canzoni di Fredie Hart e di Billie Holiday, intermezzati da altri “standards” di Howling Wolf e di Muddy Waters. Ecco che arriva poi “Fool For You” tratta dal nuovo cd, seguita da ballate più malinconiche e tristi come “You Got Me Crying” e “Serve Me Right To Suffer”. C’è molto gusto, si avverte molta misura in ogni esecuzione di John Hammond Jr., le sue proposte non sono mai banali, la struttura armonica dei brani resta sofferta ed intrigante. Ascoltiamo in rapida successione le note di “Come To Find Out”, “Moanin’ For My Baby” e “My Baby Has Gone” e una fantastica esecuzione di “Crown Vic”, un brano autobiografico, ma questa volta non c’è di mezzo una donna, bensì un’automobile, la storica Ford Crown Victoria del 1955. Molti brani nuovi sono stati scritti ed arrangiati in collaborazione con David Hidalgo dei Los Lobos, e si sente, perché il blues di John Hammond diventa più scarno ed essenziale, e meno calligrafico. Sul finire “I’m Leaving” e una splendida “Don’t Go Down To Fenyan Street”, scritta per lui da Tom Waits, una canzone evocativa e struggente, tratta dal fantastico “Wicked Grin” album prodotto dallo stesso Waits che in quella occasione diede il suo contributo anche come musicista.
Articolo del
25/04/2005 -
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