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Ascoltare un concerto dei Modena City Ramblers è sempre un’occasione per divertirsi, per dar sfogo alla propria estroversione, alla voglia di stare insieme, di aggregarsi intorno ad un progetto comune, riscoprendo valori e sentimenti che affondano le proprie radici nella cultura popolare, nella resistenza, nella memoria collettiva e civile, all’insegna d’un costante impegno politico e di una scrupolosa rivisitazione storica dei fatti e delle fonti. A parte l’esuberanza comunicativa, la capacità di coinvolgere ed emozionare il pubblico con un repertorio ormai classico di brani attinti dal panorama della canzone autoriale italiana (originalissime le interpretazioni di De Andrè e Nomadi - veri e propri numi tutelari del gruppo – ma significative anche quelle di De Gregori, Guccini, Pietrangeli, Cccp, ecc.), i Modena City Ramblers hanno meravigliosamente utilizzato la circostanza per presentare la loro ultima fatica discografica “Appunti Partigiani”, un magnifico album nato dalla collaborazione di svariati artisti fra i quali Bandabardò, Moni Ovaia, Piero Pelù, Paolo Rossi ed altri, che fra bellissime ballate folk, rifacimenti e cover, sonorità celtiche e suggestioni mediterranee, impegno terzomondista ed appelli al Chapas, ci consegna 14 ottimi brani, di pregevole fattura, più un inedito (“Il sentiero”), suonati con partecipazione emotiva ed abilità strumentale. La sperimentazione di ritmi ed atmosfere latine che aveva caratterizzato gli ultimi lavori di Cisco & C. (“Radio Rebelde” e “Terra e Libertà”) si integra adesso perfettamente con l’originaria vocazione Irish del gruppo, con la voglia di amalgamare vecchio e nuovo in un felice connubio, l’esigenza di riscoprire il dialetto come fonte di comunicazione primaria, elementare, vitale, nonché la necessità di riappropriarsi di un sound genuino ed efficace, di una verve discorsiva a metà strada fra la smargiassata d’osteria e lo slogan zapatista. Il pubblico acclama, gradisce, sollecita e sprona: e come non dargli ragione, quando i Modena City Ramblers vanno giù alla grande con “Bella Ciao”, “Auscwitz”, “Viva l’Italia”, la “Guerra di Piero”, “Spara Jurij”? Una “scelta di campo”, certo, tesa a valorizzare “memorie da mantenere vive e presenti”, il periodo dell’ultima guerra mondiale e della resistenza visti attraverso il panorama musicale italiano, con la coerenza politica e sociale che da sempre li caratterizza. Infine, la platea inizia a saltare “in compagnia” alle note del “Presidente” e, come per incanto, dall’enorme tendone del Villaggio Globale cominciano a piovere gocce di condensa, di fraterna amicizia, di compartecipazione liberatoria: non scordiamocelo, è la festa della Liberazione!
Articolo del
27/04/2005 -
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