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Furono i primi rappers della West Coast ad incidere per una major e ad acquisire una discreta fama anche al di fuori dei confini locali. Detto questo, va però rimarcato come la produzione discografica dell’L.A. Dream Team sia stata fortemente scadente, fatto che ha inculcato negli appassionati di hip-hop la convinzione che la scena di Los Angeles fosse anni luce indietro rispetto a New York o Filadelfia. Ci sono voluti quattro-cinque anni, e l’apparizione dei “fuoriclasse” Ice-T e N.W.A., per far loro cambiare idea. Il “Dream Team” era un duo costituito da Chris Wilson (proveniente dal quartiere di Watts, a Los Angeles) e Rudy Purdee (da Cleveland, Ohio), autori, produttori ed esecutori di tutto il materiale Si incontrarono verso la metà degli anni ottanta quando entrambi lavoravano ad un Wendy’s (un fast-food) della Città degli Angeli, e scoprirono di condividere una comune passione per la musica. Incisero alcuni demo e, grazie all’amicizia di Purdee con un dj della KDAY (la radio hip-hop di Los Angeles), iniziarono a farsi conoscere in tutta la zona con il pomposo nome di L.A. Dream Team. I primi due singoli, pubblicati a loro spese nell’85, erano più electro che rap. Niente a che vedere, però, con le sperimentazioni apocalittiche di Afrika Bambaataa e Arthur Baker: ritmi più lenti e rilassati (in tradizione West Coast), synth a iosa e sensuali voci femminili. L’effetto finale era tra il noioso e l’irritante. Grazie a una bizzarra tecnica di marketing (Purdee telefonava da mane a sera alle radio di L.A. per richiedere di mandare i suoi dischi!) il secondo 12” “Rockberry Jam” ottenne un discreto successo locale e attirò l’attenzione della major MCA che fece firmare loro un contratto. Preceduto dal singolo “The Dream Team Is In The House” (un altro episodio electro di rozza fattura, in cui il duo riscopriva “Trans Europe Express” dei Kraftwerk con quattro anni di ritardo su Bambaataa), nell’86 vide la luce “Kings Of The West Coast”. Per essere il primo album di una posse losangelina ad avere una distribuzione mondiale, faceva una ben pallida figura rispetto ai campioni newyorkesi contemporanei: era monotono, datato nei suoni (troppi synth, nessuna campionatura), e le rappate erano del tutto inconsistenti. “Nursery Rhymes” è l’unico brano degno di citazione per la sua evidente ispirazione al funk di George Clinton e dei Parliament, premonitore della futura direzione dell’hip-hop di L.A.. Nonostante l’obbrobrio, “Kings Of The West Coast” vendette in modo più che soddisfacente, e al duo fu concesso di tornare in sala d’incisione per il seguito, che vide la luce l’anno dopo con il titolo di “Bad To The Bone”. Era senz’altro un passo in avanti (era difficile fare peggio), più aggressivo e ritmato che in passato, dove il Dream Team, in parte uscito dalla palude electro, provava a cimentarsi con sonorità più inedite: chitarre e bassi suonati da professionisti esperti, synth che, pur presenti, avevano solo un ruolo di contrappunto alla drum machine e alle rappate. Si segnalavano alcuni brani finalmente ascoltabili dall’inizio alla fine (“Rudy And Snake”, “What’s A Skeezer?”) che tuttavia non trovarono il consenso del pubblico; “Bad To The Bone”, fra l’altro, uscì in contemporanea con “Rhyme Pays”, esordio sulla lunga distanza del primo grande rapper losangelino Ice-T, che, seppur ancora influenzato dai suoi omologhi newyorkesi, mostrava di saper rappare e di descrivere la realtà della sua città in un modo che era sconosciuto all’L.A. Dream Team. Dopo questo buco nell’acqua Wilson e Purdee si concentrarono sulla produzione e sul management di altri artisti. Di rilievo, in questo senso, la loro produzione per l’hit del trio femminile J.J. Fad “Supersonic”, che in seguito passarono sotto l’ala protettiva di Dr.Dre.-------
Discografia essenziale:---- "Calling On The Dream Team" 12" (Dream Team, 1985)----- “Rockberry Jam” 12” (Dream Team, 1985)------- "The Dream Team Is In The House" 12" (MCA, 1986)---- "Kings Of The West Coast" (MCA, 1986)------ "Bad To The Bone" (MCA, 1987)
Articolo del
21/06/2002 -
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