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A febbraio hanno fatto il loro debutto dal vivo in un pub a Northampton, sei mesi dopo erano sul palco del Reading Festival, col pubblico che cantava il loro singolo. "Quella è stata la prima volta che abbiamo suonato di fronte ad un pubblico numeroso che conoscesse veramente le nostre canzoni," ricorda il bassista Ben Winton. "‘All Mapped Out’ era andato nella top 30, e la gente ce la cantava. E’ stato fantastico, un momento da pelle d’oca." . I Departure sono David Jones (voce), Sam Harvey (chitarra) , Lee Irons (chitarra/cori), Ben Winton (basso) e Andy Hobson (batteria). Le influenze? Quando erano adolescenti c’era il Brit-pop, che dimostrava quanto fosse possible essere scatenati e orgogliosamente britannici. Poi c’è stata la corsa al millennio con il conseguente tracollo della cultura da club, e a seguire è arrivato...beh, è arrivato Pop Idol. Forse questo spiega perchè molti ventenni improvvisamente hanno cominciato a cercare ispirazione tra i cd dei parenti più grandi, riscoprendo gli anni ’80, una decade che era terminata prima che i Departure avessero un’età esprimibile con due cifre. "E’ stata come una cosa inconscia," dice Ben. "Non era programmato, era nell’aria. Si può capire notando quante band in America abbiano ascoltato la stessa roba." Ciascuno dei cinque membri porta le proprie influenze e personalità, ma tre album in particolare sono stati la chiave comune per iniziare: ‘War’ degli U2, ‘Meat Is Murder’ degli Smiths e ‘Violator’ dei Depeche Mode. Fino ai 16 anni David è cresciuto in una comune senza radio o tv, dandogli un piglio “naive” sulla cultura popolare. Buttate nel mucchio Cure, Magazine ed Echo & The Bunnymen, la passione di Ben per soul e funk, la collezione Motown dei genitori di Lee, la passione dei genitori di Andy per la musica roots, gli studi di teoria jazz di Sam - "Li ho fatti solo per sembrare intelligente!" - e comincerete ad avere un’idea dei Departure, anche se come tutte le band, insieme sono molto di più della semplice somma delle loro singole influenze. "Stiamo molto bene insieme," sottolinea Andy. "Tutte le parti sono lì per un motivo, è tutto pensato attentamente." E una volta che hanno cominciato a fare musica, questi ragazzi non perdevano tempo. "Sapevamo di dover creare il nostro seguito, venendo da una piccola cittadina," dice Lee. "Nessuno ci sarebbe venuto a vedere là." Così subito dopo il loro secondo concerto, sono andati a Londra a registrare il loro primo demo. Mentre erano lì hanno deciso di chiamare le varie case discografiche e di portare personalmente la loro musica, ed è per questo che alle prove seguenti c’erano un sacco di A&R, con una coda di possibili manager che aspettava fuori. Il fine settimana dopo la registrazione del demo, i Departure hanno suonato il loro terzo concerto in un locale di Northampton. "E’ stato divertente," ricorda Lee. "Era uno spettacolo per tutte le età, con un mare di ragazzine tredicenni truccate e tutti gli A&R in fondo alla sala." Insomma, che cosa ha catturato così tanto l’attenzione delle case discografiche? Una potente combinazione di giovinezza, entusiasmo, energia e personalità. Un cantante goffamente affascinante, inconfondibilmente inglese e arrabbiato come un giovane Jarvis Cocker. Una band le cui squillanti chitarre, basso funky e solida batteria ricordano i primi U2, così come i Chameleons e gli Psychedelic Furs e soprattutto con una forte ambizione. "Noi pensiamo in grande," dichiara Sam. "Non vogliamo solo scrivere canzoni che suonino bene ora, vogliamo canzoni che suonino bene anche tra dieci anni." Ecco perchè hanno scelto di firmare con la Parlophone, un’etichetta con una comprovata lista di band sviluppate sulla lunga distanza, e perchè sono andati in giro a suonare senza sosta, per affinare le loro capacità e le loro canzoni, come supporter di The Killers, Gang Of Four e Graham Coxon, ma anche in concerti propri. Nonostante i primi successi di classifica, con i singoli ‘All Mapped Out’ e ‘Be My Enemy’, non hanno voluto uscire con l’album finchè non avessero qualcosa di cui fossero completamente soddisfatti e il loro sound è maturato dando spazio a canzoni più corpose e melodiche. Così ‘Dirty Words’ esce il 20 giugno. Le canzoni traggono spunto dalla vita di tutti i giorni, dalla firma del contratto, all’innamorarsi e disamorarsi (e cedere alla lussuria). "Il messaggio è un pò forte," dice David. "Parla di cose che sono un pò tabù." "Io direi che gran parte dei testi è romantica," aggiunge Ben. "Ma stiamo cercando un modo diverso di esprimerlo, piuttosto che un semplice ‘ti amo’. Per quanto riguarda la musica, siamo molto coinvolti e vogliamo che la gente se ne renda conto." Quello che è importante per i Departure è che loro producono qualcosa di più di un piacevole rumore di sottofondo. "Ho sempre desiderato raggiungere il maggior numero di persone possibile con la mia musica, per fargli sentire qualcosa," dice David. "Vogliamo fare una musica che testi l’ascoltatore, che provochi reazioni. E’ da qualche anno che manca qualcosa di stimolante e c’è un’intera generazione là fuori che sta cercando. Scalpitavamo tutti per essere in una band che significasse qualcosa." Per chi li volesse ascoltare “live” sono in Italia il 20 Maggio al Club Plastic – Viale Umbria, 120 – Milano.
Articolo del
13/05/2005 -
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