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Preceduti dall’esibizione di Scout Niblett che ha presentato dal vivo brani tratti da “Kidnapped By Neptune” il suo nuovo album, Alison “VV” Mosshart e Jamie “Hotel” Hince, alias The Kills sono bravi e quanto mai carismatici ad impossessarsi subito della scena e a coinvolgere il folto pubblico in sala. Si comincia alla grande con “ No Wow!”, la “title track” del loro secondo album, un disco che segna la svolta della band verso l’elettronica-punk, e in effetti a tratti ci sembra di trovarci di fronte ad una nuova versione dei Suicide, con tracce di Jesus & The Mary Chain. Subito però le note graffianti di “Cat Claw” ci fanno tornare a quella impostazione tipicamente”acid rock” che aveva caratterizzato le origini e VV, conturbante e sinuosa, aggredisce l’asta del microfono, si lancia in duetti fortemente allusivi con Hotel, il suo compagno, e offre subito il meglio della sua carica sensuale. Imbraccia la chitarra, si scioglie i lunghi capelli neri, scuote la testa nel vuoto e esegue l’attacco di “Dead Road 7 “ con molta grinta e tanto malessere. A dire il vero sembra un po’ una nuova versione di P.J. Harvey, ma è un peccato veniale, le si perdona volentieri. E via con “I Hate The Way You Love”, sia la prima parte che la seconda, in rapida successione, con le chitarre elettriche che gareggiano in distorsioni, con la “drum machine” in evidenza, a martellare il palco, e con un altro duetto mozzafiato fra Hotel e VV, denso di motivi erotici, ma anche di tanta insoddisfazione e precarietà . Ecco che arriva poi “The Good Ones”, il nuovo singolo, seguito dalle invocazioni morbose di “Kissy Kissy” e da “Passion Is Accurate” : si avverte il bisogno d’amore, l’ansia dell’altro, poco importa se l’infelicità è sempre dietro l’angolo. Il viso di VV è quasi sempre coperto dai suoi capelli, raramente incontriamo i suoi occhi, ma quando succede è un lampo, uno sguardo selvaggio sulla vera natura del rock and roll, veicolo di sesso e di emozioni. E’ il momento di “ Fried My Little Brain”, uno dei brani guida di “Keep On Your Mean Side” , e ancora il blues malato di “Love Is A Deserter”. VV accusa problemi con la chitarra, cammina nervosa su e giù per il palco, arriva l’esecuzione di “Rodeo Town”, con delle concessioni inattese al “country rock” , ma è su “ Fuck The People” una sorta di blues infarcito di elettronica, che The Kills rompono gli argini e ci investono di insulti, ce ne è per tutti, contro i facili compromessi, le malignità e le insinuazioni, contro un dover essere, finto e mortale. “Drop Out Boogie” è semplicemente un inferno, all’interno della quale echeggiano gli accordi di “You Really Got Me”dei Kinks, ripresa poi da Van Halen e da un mucchio di altra gente, Hotel però la trasforma presto in uno sferragliare di chitarra liberatorio e catartico, fino alla rappresentazione assolutamente profana del sacrificio finale di VV che prima si inginocchia, poi si distende totalmente sul palco e sembra offrire tutto il suo corpo al manico della chitarra elettrica di Hotel che le si avvicina in uno strofinio assordante. Lunga vita al rock and roll!
Articolo del
26/05/2005 -
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