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Bill Viola è stato uno dei grandi esegeti del potere spirituale e mistico dell'acqua, assieme agli altri elementi fuoco, aria e terra. Nella sua arte l'acqua è il riflesso della soglia tra vita e morte, metafora al rallentatore di purificazione e rinascita, dilatazione dei sensi che diviene rituale.
Quest'anno Videocittà, giunta alla sua nona edizione, sembra prendere in prestito questa liturgica visione del pioniere della videoarte, per porre al centro del suo peregrinare tra cultura digitale e suoni, l'elemento acqua. Essa diviene culto, Watercult, per l'appunto, osservazione artistica, forma fluida che è risorsa primaria da proteggere, simbolo naturale da contemplare.
A Videocittà l'acqua è spazio che l'attraversa, come quel senso di moto perpetuo generato sul metallo, fluttuante tra le luci e i laser proiettate sull'archeologia industriale del Gazometro G4.
L'acqua è fluido digitale da modellare con le mani come nell'installazione Maelstrom; è algoritmo decodificato da valicare a piedi nudi, come nell'installazione immersiva Nature’s Computility dell'artista cinese Cao Yuxi, mentre una cascata tecnologica è un rendering digitale sulla visione che sa di mare e stelle.
L'acqua racchiude il Mondo intero, essenza mistica e universale, nell'installazione Water: always the same, always different di Giuseppe la Spada, dove la visione a 360 gradi del Pianeta bagnato dall'oro blu annulla i confini.
L'acqua è principio che genera, “nera” come la Black Water di Apparat, che quest'anno compie 15 anni e che diviene voce narrante e sensoriale dell'installazione In Lympha, in cui ci si perde, come lo sguardo attonito di un bambino sulle cose, mentre l'idea dell'acqua stessa accoglie, attraversa, nutre e connette.
L'acqua diventa poi suono vivo e pulsante ed è proprio Apparat ad aprire le danze nella seconda giornata di Videocittà. La sua consolle è al centro del Main Stage, non sul palco, attorniata dal pubblico durante tutta l'esibizione. Il suo è un dj set dai suoni sofisticati, “morbidi” e ambient come le onde del mare, con quel piglio magnetico presente anche nei suoi album, come quel “liquido nero” che lentamente sgorga dal ritmo stesso.
Il rumore dell'acqua ha poi gli echi del Mediterraneo, con l'esibizione di Nziria, in un tuffo tra tradizione e sperimentazione, passato e futuro. Il live audiovisivo di Populous, realizzato insieme a Furio Ganz, porta infine con sé l'atmosfera di Lanzarote, dove il nostro Andrea Mangia ha scritto l'abum Isla Diferente e l'acqua si trasforma così in un fluido sonoro che mescola world music ed elettronica, il silenzio del bit alla forma Tropicália dell'Oceano.
Videocittà è da sempre un percorso che abbraccia diversi organi di senso e anche quest'anno ha centrato il suo obiettivo. In questa seconda serata di Festival, anche nel sound proposto, mai pompato, mai a “cassa dritta” per intenderci, l'acqua ci ha trascinati lentamente nel suo moto perpetuo, nel suo lento fluire fatto di video e suoni e noi abbiamo seguito il suo flusso, scorrendo in continuo divenire.
Articolo del
14/07/2026 -
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