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“Noi vogliamo che sia una serata all’insegna dell’Amore, della Pace e della Speranza”, queste le parole pronunciate Rami Khalifé, pianista libanese nel corso della serata che ha visto l’esibizione dal vivo de L’Antidote, un gruppo multietnico composto da talentuosi musicisti di origini diverse fra loro.
Accanto a Rami, sul palco, c’erano il violoncellista albanese Redi Hasa e il percussionista iraniano Bijan Chemirani, per un concerto strepitoso e sorprendente che ha catturato l’attenzione di tutto il pubblico presente al parco della Casa del Jazz. Malgrado abbiano un solo disco all’attivo, intitolato “L’Antidote”, registrato in Puglia, vicino Lecce e pubblicato circa due anni fa, il trio jazz ha offerto un repertorio solo strumentale, ma di rara bellezza, articolato in brani lunghi, complessi ma di rara bellezza. Titoli come “Pomegranate”,“Desert Plant, “The Wind Through The Cedar Tree” e “Shadows Of Flowers On My Wall” hanno favorito un flusso sonoro di carattere contemplativo, talvolta quasi mistico.
Musica persiana, sonorità tipiche del Mediterraneo, note di musica classica e arrangiamenti molto cinematici hanno creato una atmosfera decisamente suggestiva e anche piacevolmente ipnotica. Cos’altro è la musica, intesa in questo modo, se non un Antidoto contro i veleni del mondo, contro tutto il male che ci circonda e che nessuno dei tre musicisti presenti sulla scena ha voluto pronunciare. La guerra, l’avidità, l’arroganza del potere, sembrano lontane se ci poniamo all’ascolto di una musicalità come questa, libera e senza confini, capace di toccare l’animo di chiunque si ponga all’ascolto. L’Antidote dal vivo è anche gusto per l’improvvisazione, capacità di andare oltre formule precostituite e di dare un senso all’imprevisto. Una alchimia che prende forma in concerto e che fa sembrare le composizioni del gruppo ancora più belle di quelle che abbiamo ascoltato su disco.
Poesia in musica, note che rivelano un mondo Orientale ben diverso dall’impero del Male che ci fanno credere sul Tg1.
Articolo del
26/07/2026 -
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