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Non c’è niente di più piacevole di assaporare un gruppo appena sentito e per niente conosciuto in una serata piena di incognite nel paesaggio lunare delle rovine di Ostia Antica... Non si offenderanno i Negramaro se confesso di essermi messo nel traffico della Capitale per dirigermi sbagliando strada verso le rovine di Ostia Antica senza avere la precisa cognizione del gruppo che mi attendeva in uno degli scenari più suggestivi che la musica romana può regalare ad un artista e al suo pubblico. Il prezzo per vedere il concerto dei sei tarantolati musicisti salentini è stato soprattutto quello di impiegarci un tempo inenarrabile, sbagliando strada e ritrovandomi alla rotonda di Ostia come un turista norvegese in preda ad un raptus agonistico di orienteering. Invece la metafora della scalata per raggiungere l’inarrivabile ed inerpicato Teatro Antico del Lido di Roma è solo una sottile premessa ad un escalation di note che, complice un ritardo collettivo, riesco ad assaporare dalla prima canzone quando, spegnendosi le luci, faccio capolino sotto il palco, a pochi metri dall’oggetto del contendere. I Negramaro sono sei giovani musicisti, nati e cresciuti in provincia di Lecce che suonano meglio dal vivo di quanto si possano sentire sul disco. Lo ritengo un bel complemento ad una serie di spiccate personalità musicali che stanno insieme con una freschezza ed una veracità invidiabili. Giuliano Sangiorgi (voce e chitarre, tastiera) è il perno flessibile che cattura la scena e che la fa roteare verso gli altri componenti del gruppo: Emanuele Spedicato (chitarre), Ermanno Carlà (basso), Danilo Tasco (batteria), Andrea Mariano (pianoforte e sintetizzatori), Andrea De Rocco (campionatore). Tutti si muovono senza incertezze e con convinzione, sanno di avere il tempo dalla loro parte. Il nuovo album, “Mentre Tutto Scorre”, + una scheggia di piacevoli successi che scorrono tra orecchiabilità e tecnicismi. Secondo me i Negramaro sono una polpa viva di musica e sensazioni che Sangiorgi condensa bene nel dipanarsi del concerto. Mi rimane in mente il ritornello di “Nella mia stanza” ma non passano inosservate “sole3min”, “musa”,”i miei robot”,”scomo-damente”. Il pubblico romano è incantato dalla verve di Sangiorgi che si muove come un indiavolato saltando su due piedi e il coro è quasi plebiscitario quando passano le note della hit, “mentre tutto scorre”, già surclassata da un’altra grande canzone per l’estate, “estate, per l’appunto. Mi trovo a seguire le evoluzioni dei sei salentini in mezzo al semicerchio antistante il palco. I concerti si devono vedere sempre a quattro metri dal palco perché scopri tante cose, i dettagli, le smorfie e la gioia di chi ama la propria musica. I Negramaro sono in estasi agonistica, si godono un successo accompagnato da riconoscimenti extra musicali (il cinema, D’Alatri, Muccino e altre cose sicuramente in futuro). Il finale del concerto è apparentemente breve e si incentra su alcune citazioni mirate (l’immensità di don backy, un pezzo sciamanico dei Doors e una rivisitazione dark-rock della taranta). Le luci si spengono su un pezzo al piano, “solo per te”, cantato in solitudine dal guerriero Sangiorgi mentre il pubblico composto (cavolo quanto è disciplinato il pubblico dei radical chic romani) accompagna disciplinatamente il brano che tenta di chiudere il concerto dopo aver già fatto da colonna sonora ai titoli di coda de “La Febbre”. In realtà la voglia di suonare e di sentirsi c’è ancora ed è per questo che i Negramaro compiono l’unica ingenua sbavatura della serata replicando il loro peccato originale che li ha portati alla ribalta. Non c’è neanche bisogno di cantarla con il microfono: le ragazze la urlano a squarciagola guardando minacciosamente i loro compagni di viaggio che forse non hanno ancora capito come questa canzone sia un vero e proprio testamento spirituale di ogni coppia... poi le luci si accendono e si torna tra le rovine di Ostia Antica a ripensare a quale sarebbe stata la strada migliore per raggiungere il Lido di Roma...
Articolo del
22/06/2005 -
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