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Il successo di “My Generation” è notevole e gli Who tentano di bissarlo con “A quick one” (distribuito negli States con il titolo di “Happy Jack”). L’operazione non riesce del tutto, se non fosse per il fatto che l’album contiene in sé un esperimento musicale in parte innovativo e non privo di un certo interesse: una mini-opera. Un altro prolifico filone creativo si è appena dischiuso: quello che condurrà gli Who a comporre, di lì a poco, degli autentici capolavori musicali, delle pietre miliari del rock quali “Tommy” e “Quadrophenia”. Iniziano, nel frattempo, i primi tour negli Stati Uniti. La famigerata abitudine di “sfasciare” gli strumenti, che ha portato il gruppo sull’orlo di un tracollo finanziario, viene ora gradualmente abbandonata, man mano che cresce la fama internazionale, non più legata “en abbonement” alla ristretta cerchia “modernist” inglese. E che gli Who si siano spinti oltre la suddetta cerchia lo dimostrano diverse cose: innanzitutto, la partecipazione al festival di Woodstock; secondo, l’interesse sempre maggiore dimostrato dalla band nei confronti di quel movimento giovanile che avrebbe portato migliaia di giovani di tutto il mondo ad aderire alle idee e ai sogni rivoluzionari della beat generation; infine, l’avvicinarsi della fatidica ora X che avrebbe dovuto cambiare la sorti del Mondo. Gli anni ’60 sono giunti al termine e Pete Tonwshend intuisce quello che sta per arrivare. Inizia a frequentare il guru Meher Baba. Concepisce la storia di un ragazzo che pur di sfuggire alla monotonia della vita quotidiana ed alla prigionia delle convenzioni sociali, decide di diventare muto, sordo e cieco e soltanto alla fine riesce a percepire dentro di sé una musica liberatoria che lo conduce all’Illuminazione. Così liberato, diventa un Messia e scopre che all’origine di Tutto vi è il Suono. “See me, touch me, feel me” e “I’m free” sono forse i momenti culminanti di questa rock opera, che gli Who decidono di chiamare Tommy. Il successo è talmente strepitoso, che spesso gli Who vengono confusi dal grande pubblico con i “Tommy”. E d’altronde, Tommy effigerà per anni il nome degli Who. Ne diventerà la principale fonte di ispirazione e di reddito. Ancora oggi l’opera è rappresentata nei teatri e nei cinema e ne esistono diverse versioni. Poi ecco: scocca l’ora X, migliaia di persone provenienti da ogni latitudine geografica convergono verso il posto X. E’ il festival di Woodstock! non soltanto un concerto all’aria aperta, ma una palingenesi catarchica, ispirata dalla Storia e dal Cielo, una cometa che lascia cadere la sua coda intrisa di sogni su di una generazione in cerca di indentità. L’esibizione del gruppo al festival di Woodstock non è delle migliori, eppure è per il suo tramite che gli Who assurgono alle vette del mito e della leggenda. Il film (uscito due anni dopo) diretto dal geniale Ken Russel, vede la partecipazione di stars di prim’ordine, quali Eric Clapton e Tina Turner, e pur non godendo del pieno sostegno dei fans, che avrebbero esplicitamente desiderato un film sulla storia degli Who e dei mods, raggiunge tuttavia un incredibile successo mediatico, che consacra definitivamente gli Who come una delle più importanti formazioni della storia del rock. (segue)
Articolo del
22/07/2002 -
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