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Ci siamo calati nella VI edizione del Summer Jamboree di Senigallia, un Festival che è diventato ormai di richiamo internazionale, un appuntamento obbligato per le migliaia di rock and rollers sparsi un po’ dovunque in Italia, in Europa e negli U.S.A. ed é stato divertimento assoluto, una sorta di megafollia nostalgica all’insegna di un atmosfera gradevolmente “vintage” che ha coinvolto tutti i presenti. Fantastici esemplari di Cadillac, Chrysler, Chevrolet e altre auto d’epoca americane giravano lente e trionfanti per le strade del centro, Harley Davidson d’annata inondavano i parcheggi e facevano bella mostra di sé così come le tante ragazze con quelle gonne a “pois” svolazzanti che sembravano uscite dal “set” di “American Graffiti” e che si accompagnavano ad altrettanti emuli di “Happy Days”. Perfetti cloni della edizione hawaiana di Elvis “The Pelvis” Presley si aggiravano dalle parti dell’Hotel Patrizia, a due stelle, con quella improbabile statua della Venere di Milo all’ingresso, imbellita da due colorate collane di fiori sul collo. Il tutto giusto a ridosso della ferrovia, con un “trainspotting” notturno che era da insonnia cronica per quanti ne popolavano le stanze di notte, gli stessi che di giorno si tuffavano a loro rischio e pericolo nelle acque basse dei bagni Millebolleblù, che avevano però la valenza simbolica delle onde del Pacifico, e si mescolavano noncuranti ed innocui a famiglie con bambini, in una mescolanza d’altri tempi di juke-box e biberon, di biliardini e ping pong. Poco distante condizionatori d’aria caricati a raffica si sovrapponevano allo stridore delle rotaie e al fragore delle chitarre elettriche e dei sax tenore che dal Foro Annonario di Senigallia si irradiavano poi per tutto il centro. Le esibizioni di una rediviva Cari Lee & The Saddle-Ites, di Danny & The Juniors, di Marti Brom, di Barrence Whitfield e di Rip Carson dagli U.S.A., dei The Roomates e The Big Heat dall’Inghilterra, di Dr. Snout and his Hogs of Rhythm dalla Finlandia, e degli italiani Original Jumpin’ Shoes hanno dato quell’impronta e quel retro gusto di buon rock and roll che era nelle intenzioni del Festival, un intrattenimento gioioso e un po’ caotico che raggiungeva il suo “clou” nei giardini della Rocca Roveresca dove nel nome del cajun e della musica tex-mex si esibivano band agguerrite e divertenti come Los Terribles de Tijuana, in realtà dei ragazzi italiani accomunati dal semplice fatto di chiamarsi tutti Gonzalez!!! Birra messicana, spiedini di pollo e cipolle fritte erano l’alimento base delle varie serate, mentre tutti intorno erano numerosi gli “stand” che vendevano camicie d’epoca, giacche coloratissime degli anni 50, gonne, abiti da sera e “gadgets” di tutti i tipi, dagli immancabili dischi rari, da collezione, a veri e propri juke-box di fulminante belleza. A tarda sera poi tutti al “Mamamia” un locale all’aperto un po’ fuori dal centro dove poter far ruggire le automobili e le moto e liberare - fino a notte inoltrata - la musica dei Big Four, di Lloyd Tripp e dei Taildraggers. Note strabordanti di rockabilly, il furore oltranzista e irriverente del rock and roll di tanti anni fa, anche se di certo in queste occasioni dimentica il suo significato di rivolta giovanile e privilegia di gran lunga l’aspetto della musica da ballo e dell’ intrattenimento.
Articolo del
21/08/2005 -
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