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Indipendent Days Festival 2005
Indipendent Days Festival live @ Arena Parco Nord - Tenda Estragon - Bologna, 4 settembre 2005
Bologna
4/09/2005
di
Enrico De Turris
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Versione ridotta questo anno dell'Indipendent Days Festival, che dalla due giorni della precedente edizione si ritrova con un solo giorno e due palchi, forzando così il pubblico a sacrificare sempre un gruppo. Buoni i nomi in cartellone e quindi a maggior ragione più dura la scelta su chi sacrificare: da una parte se vedevi Social Distortion non potevi sentire gli Editors e così The Bravery o Queens Of The Stone Age, Bad Religion o Subsonica; pesanti le defezioni dell’ultimo momento dei Block Party e degli Ordinary Boys: questi ultimi soprattutto sono stati una perdita dolorosa per molta parte del pubblico desideroso di sentire e vedere una loro performance. Ad ogni modo dopo le prime afose ore pomeridiane inaugurate dall’apertura dei sardi Sikitikis fino ai Meganoidi prossimi all’uscita del loro nuovo album, si arriva, passando per il punk rock d’annata dei Social Distortion, alla prima grande uscita, attesa sul Palco Arena: quella di Skin. Ritornata al look “glabro” degli Skunk Anansie ma senza purtroppo la “potenza di suono” che caratterizzava questo gruppo. Con la sua voce bella e sensuale come sempre e dalle timbriche piene di grinta è riuscita a rendere piacevole una esibizione decisamente penalizzata da una band dal suono vuoto. Chitarre praticamente inesistenti su Charlie Big Poteto e deludenti su Secretly: insomma un’attesa ripagata solo in parte. Il pubblico comunque ha gradito il ritorno della performer che sul palco, carenze musicali a parte, sa sempre il fatto suo e soprattutto sa come accattivarsi il suo pubblico. Terminata l’esibizione di Skin, giusto il tempo di un cambio palco e si continua con il rock ipnotico dei Queens Of The Stone Age. Il gruppo di Josh Homme è uno dei più attesi ma la cosa brutta è che tutti vogliono sentire solamente una canzone (ovviamente "No One Knows") ma forse non hanno tutti i torti perché la band si perde (sempre con perizia) in enigmatici loop chitarristici dove solamente il batterista (Joey Castello) riesce a fare la differenza. Così dopo una quarantina di minuti dove ad ogni fine pezzo il pubblico intonava il riff iniziale del fatidico singolo, eccolo che parte in una versione inedita: intro e strofa poi un calare, come se si fossero sbagliati (o magari si sono sbagliati davvero!) culminato in deliri chitarristici e poi "No One Knows" che riprende per finire in maniera altrettanto bizzarra. La maggior parte del pubblico pare comunque avere apprezzato questa strana performance, dovuta forse al fatto che la loro strumentazione era “sparita” all’aeroporto e suonavano con altra rimediata all’ultimo. Usciti dal palco i QOTSA, dalla platea dell’Arena Parco Nord inizia un “fugone” quasi generale per spostarsi verso l’altro palco (quello dell’Estragon) alla ricerca del posto migliore per vedere gli altrettanto attesi Bad Religion (padri fondatori del punk-rock californiano insieme ai Social Distortion), snobbando così gli head liner dell’Arena Parco Nord: i Subsonica. Questa “ondata migratoria” verso l’altro palco sottolinea come, seppur band di punta del panorama italico, i Subsonica restino sempre relegati ad un ambiente più elettro pop che non propriamente rock, dove hanno qualche difficoltà ad accontentare il pubblico più “duro”. Dall’aperto, dove c’erano grosse carenze audio, al chiuso, dove dopo una buona mezzora di ritardo i muri di chitarre distorti dei nostri iniziano a segarti le orecchie. D’altronde è questo che si vuole e così si parte subito con "21st Century (Digital Boy)", "Come Join Us" ed il pubblico è già in delirio. Inutile dire che vedere i Bad Religion è come andare a scuola di punk dove tutto sembra scontato e dovuto ma dove solo pochi riescono a fartelo credere con la disinvoltura e la carica di chi dopo oltre un decennio ancora non si è stancato di far stridere le chitarre così tanto da farti desiderare di ascoltare del “riposante” palm muting per riposare le orecchie. "American Jesus", "Punk Rock Song" ed "Infected" completano una scaletta di tutto rispetto e chiudono una edizione un po’ sotto tono dell’Indipendent Day Festival.
Articolo del
15/09/2005 -
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