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Erano quasi sei anni che non avevamo più notizie di loro e allora siamo corsi a sentirli proprio nell’ultima data del loro tour europeo, qui a Roma, all’Alpheus. Bordate metalliche di straordinaria potenza ci accolgono e ci danno il benvenuto, gli Unsane non sono cambiati! Il trio newyorchese composto da Chris Spencer, chitarra e voce, Dave Curran, basso e voce e da Vincent Signorelli alla batteria è uno dei gruppi guida di quella corrente di “noise-rock” che ha gettato le basi per l’”hardcore metal” più puro e oltranzista. Sulla scia di band come gli Helmet, i Melvins e gli High On Fire promuove una operazione di certo poco caritatevole per stomaco ed orecchie, ma senza dubbio affascinante, che consiste nell’azzeramento di qualsiasi forma melodica conosciuta e nella sottomissione pressoché totale della sezione vocale al volume scellerato dei suoni. Praticamente Spencer e Curran urlano di tutto dalle loro viscere, ma le liriche sono in gran parte incomprensibili, sommerse come sono dal frastuono della chitarra e dalla rimica ventrale del basso e della batteria. Certo, non è difficile immaginare il contenuto di brani come “ Killing Time” , “Make Them Prey” e “ Hammered Out”, tutti contenuti su “ Blood Run” il nuovo album, di recente pubblicazione. La quantità e la potenza dei suoni sono semplicemente incommensurabile, davanti all’esposizione di tanta violenza espressiva si resta in un primo momento inebetiti, poi meravigliati, infine coinvolti e via, cominci a saltare anche tu come un ossesso, ti appoggi alle transenne e ondeggi con tutto il tuo corpo in direzione del palco, quasi come se volessi diventare parte di quella energia fulminante. A ben vedere le note malevoli della Telecaster di Chris Spencer, l’incedere animale al basso di Dave Curran e lo sguardo perso lassù in alto nel vuoto di Vincent Signorelli il batterista, hanno un qualcosa di maniacale e perverso, che si concretizza poi nelle strutture armoniche devastanti e compatte di “Got It Down”, “Recovery” e “ Backslide”. Quelli che in apparenza sembravano solo strumenti musicali diventano in realtà apparati di morte, sferzate terrificanti che ti lasciano spalle al muro davanti alle crude realtà che raffigurano musicalmente. Un regista cinematografico come David Lynch, interessato da sempre ad esplorare i lati nascosti della natura umana, ne sarebbe di certo rimasto affascinato. Chi vi scrive invece riflette anche sulla bravura tecnica di questi “professionisrti del rumore”, assolutamente lontani dalle mode, dalle finzioni di chi sale su un palco alla ricerca di consensi, di quanti riempiono di folle gli stadi. Loro, gli Unsane si offrono totalmente a quel ristretto numero di fratelli nel fragore e nel metallo questa sera presenti, si battono il petto, stringono mani , percuotono la chitarra con le bacchette della batteria, fino a sfigurarla, producono altre sonorità assordanti e - quando poi arriva la fine - ci rassereniamo un po’ nel vederli sorridere.
Articolo del
14/09/2005 -
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