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Alla fine - dopo un’ora di lancinanti schitarrate senza costrutto, invasate note di sax, martellate di tamburi e divagazioni bassistiche senza meta – avremmo tanto desiderato salire sul palco, abbrancare il microfono e denudare (metaforicamente) l’imperatore Thurston Moore, il principe Jim O’Rourke e i loro paggi Mats Gustafsson, Paal Nilssen-Love, Terrie The Ex e Massimo “Zu” Pupillo. Dichiarando pubblicamente che come la corazzata Potiomkin di fantozziana – nonché eisensteiniana – memoria, il progetto Original Silence è una boiata mostruosa. A chi scrive il “noise” piace, e anche molto, quando è fatto secondo certi canoni: ne è testimonianza il fatto che anni fa uscimmo esaltati da un concerto dei Savage Republic nonostante vi fossimo giunti con un mal di testa all’ultimo stadio. Ma la band assemblata dai Sonic Youth Moore e O’Rourke non ha proposto, nel corso della serata al Brancaleone, assolutamente NULLA degno di essere ascoltato. Avete in mente i cosiddetti “fade-out”, quelle mostruosità concepite dalle rockstar nei megaconcerti fin dagli anni sessanta (The Who e Jimi Hendrix, ad es.?) per concludere in gloria (?) i loro brani, e che si risolvono in rullate di batteria, muri di feedback e sassofoni impazziti, spesso con le chitarre spiaccicate al suolo o – trovata ancora più trita – contro gli amplificatori? Bene, l’esibizione di Original Silence è stato un orripilante fade-out dall’inizio alla fine, ed un fade-out che, a differenza di quanto accade nei concerti “mainstream”, non accennava mai a risolversi. Un casinaccio immondo e anche una gran bella faticata, chè alla fine lo stagionato (ma non sembra) Thurston e tutti gli altri (tranne l’impassibile Jim O’ Rourke) grondavano sudore da tutti i pori. E’ stata, insomma, una gran presa per i fondelli, nei confronti del pubblico presente (nutrito) composto principalmente da universitari “chic” con molti soldi da spendere (non solo per i dischi di Sonic Youth e Gastr Del Sol, ma anche per le amenità proposteci nel corso degli anni dalla SYR Records di Thurston Moore), tempo da perdere e ancora freschi timpani da annientare. Ma di musica forse, stasera, è preferibile non parlare. Meglio concentrarsi sulla meravigliosa vacanza in Europa che Moore e O’ Rourke, grazie alla “trovata” del progetto Original Silence, si sono potuti concedere a costo zero. Meglio parlare di monumenti e antiche opere d’arte - il Colosseo, gli Uffizi… - che hanno potuto visitare nel tempo libero – tanto, chè di prove suppongo non se ne siano fatte molte – dalle fatiche serali, peraltro meglio del jogging per mantenersi magri e restare in forma. Che non se ne dubiti: Thurston Moore è stato (e forse è ancora, anche se le cose rilasciate negli ultimi tempi sono assai mediocri), un grande, e oltre ai grandi classici con i Sonic Youth ha anche pubblicato almeno un album solista - “Psychic Hearts” – degno di essere sentito. Stasera però sul palco c’era l’altro Moore, quello dedito al suo hobby “art-noise”, una sorta di turista yankee in trasferta voglioso di fare casino con gli amici. Ma provasse a organizzarlo in Oklahoma, un concerto degli Original Silence: non uscirebbe vivo dal locale. Garantito.
Articolo del
29/09/2005 -
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