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Sufi Group of Galata Mevlevi Lodge
Sufi Music Concert and Whirling Dervishes Ceremony @ Sirkeci Train Station – Istanbul, 5 Novembre 2005
Istanbul
05/11/2005
di
Claudio Biffi
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Andare alla ricerca di nuove conoscenze e provare a capire quello che vogliono trasmetterci le culture diverse dalla nostra ci permette di essere più tolleranti e di vedere la nostra esistenza sotto una luce forse migliore. Parlare di tolleranza e amore in un periodo dove la violenza verbale e materiale la stanno facendo da padrone sembra quasi fuori luogo ma non bisogna rassegnarsi e allora proviamo a immedesimarci con lo spirito di chi vive costantemente alla ricerca dell’estasi infinita. Partecipare ad un concerto di musica sufi è un esperienza unica e farla in Turchia, un paese dove la tradizione ha ancora un senso, permette di godere appieno di quello che rappresenta per i seguaci della confraternita religiosa medlevi che hanno fatto dell’amore e della tolleranza l’essenza della loro esistenza. Il concerto si svolge all’interno di una sala della vecchia stazione, costruita nel 1889, dove terminava il viaggio europeo dell’ Orient Express e prevede la partecipazione di un gruppo musicale dove il flautista, il batterista, i cantanti e il coro costruiscono un ensamble che si chiama “Mutrip”. Il “mutrip” prende posto nella parte anteriore della camera di Sema alle cui spalle stanno i danzatori dervisci, che in questo caso si pongono al centro della sala, e vengono introdotti dal Naat-i Serif recitato dal cantante e la cui notazione musicale è stata composta da Itri e serve a lodare il profeta Mohammed, di seguito si aggiunge la voce del tamburo che rappresenta il comando Divino “Sii” e l’improvvisazione del flauto che invece rappresenta l’anima data all’universo. Quando l’improvvisazione finisce, i dervisci si inchinano l’un l’altro davanti al posto dove hanno depositato dei tappetini fatti di pelle di pecora (i seguaci di Rumi fondatore dell’ordine dei Mevlevi provenivano dalle montagne dell’anatolia) riconoscendo il centro della Verità Divina che esiste nel cuore di ognuno. A questo punto i semazeni (i dervisci turbinanti) si tolgono i mantelli e cominciano a girare rappresentando con questo movimento la nascita dell’umanità. La particolarità di questi danzatori è nel loro costume che nell’insieme rappresenta la morte dell’ego, il sikke è il cappello alto di color terra che simboleggia la pietra della tomba dell’ego mentre il hirka è il mantello lungo e nero che simboleggia la sua tomba, infine il tennure è una gonna lunga che descrive il lenzuolo funebre. Quando i dervisci entrano al circolo le loro braccia sono incrociate sul petto ed in questa posizione assomigliano al numero “uno” significando l’unità di Dio, durante il “sema” le loro braccia sono estese con la mano destra aperta verso l’alto, e la mano sinistra girata giù a significare che “da Dio riceviamo, all’uomo offriamo; non teniamo niente per noi stessi”. I semazeni orbitano mentre circolano la camera proprio come la luna e i pianeti orbitano sia intorno al loro asse che intorno al sole e questo viaggio è composto da quattro cicli dove i dervisci osservano tutti i mondi raggiungendo la grandezza e la maestosità di Dio, dissolvono la loro esistenza dentro l’Unità Divina, si purificano e raggiungono il livello della maturità e alla fine arrivano allo svincolo dell’inesistenza entro l’Esistenza Divina. La cerimonia finisce con la voce solitaria del flauto e una lettura di versi dal Corano e con essa finisce il viaggio spirituale e con esso il concerto. Per chi dovesse capitare dalle parti di Istanbul consiglio vivamente di partecipare ad una di queste serate, per chi invece vuole approfondire l’argomento non vi resta che raggiungere qualche monastero in cima alle montagne dell’anatolia per provare un esperienza ancora più mistica.
Articolo del
10/11/2005 -
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