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Si era già esibita qui a Roma non molto tempo fa, sempre al Circolo, quale “opening act” dei Kills e aveva destato un’ottima impressione. La ritroviamo adesso come protagonista di un “live act” davvero particolare, semplice e immediato, volutamente “low-fi”, ma che coinvolge, anzi meglio, “attanaglia” chi ascolta. Dietro quel suo “ok, I am Scout Niblett”, dimesso solo in apparenza, con cui si presenta al pubblico, si nasconde il talento di una ragazza piena di temperamento, che gode della stima di Steve Albini, ex produttore dei Nirvana e di tanti altri gruppi “indie-punk”, e che può vantare al suo attivo già tre album, l’ultimo dei quali “ Kidnapped By Neptune” presenta questa sera dal vivo. Scout appare imbronciata, nasconde il volto fra i capelli e impugna la chitarra per eseguire “ Where Are You ”, un brano carico di una tensione elettrica inesplosa che fa da preludio e contiene elogio di quel “fucking noise” che ascolteremo poco più tardi. Dopo qualche minuto infatti compare sulla scena Todd Trainer, il batterista degli Shellac che accompagna Scout in tutte le date del tour, e il “set” acquista in dinamicità e in potenza. L’interpretazione di “ Hot To Death” - quanto mai esasperata e drammatica - sfocia in un frastuono catartico scandito dal rullare frenetico della batteria e dalle sferzate della chitarra elettrica, “ Kidnapped By Neptune” è un “acid rock” corrosivo ed incalzante, la voce di Scout scava nella memoria, a tratti ci ricorda Janis Joplin, in altre occasioni P. J. Harvey, ma invece è semplicemente lei, minuta “songwriter” originaria di Nottingham, polistrumentista che si porta dentro tante pagine della storia del rock e del blues e le reinterpreta con rinnovata freschezza. “Good To Me” è un blues elettrico rallentato ad arte, cadenzato come si deve, che esplode poi in modo repentino e devastante, per poi ripiegarsi su se stesso e finire. E’ questa la struttura armonica preferita da Scout Niblett, che alterna momenti di poetica intimista a delle fuoruscite a dir poco rabbiose, degne di un gruppo hard rock. Quando viene il momento poi di “slow ballads” delicate, minimali e scarne come “ Relax “ e “Pompoms”, viene da dare ragione a quanti paragonano il suo stile al “folk underground” di Cat Power, ma l’incantesimo dura poco perché la violenza musicale e psichica di un brano come “Lullaby For Scout in 10 Years” ci riporta immediatamente su un altro piano. Le composizioni di Scout Niblett, i suoni della sua chitarra, anche quelli più dilaniati e distorti, non sono mai tronfi, non sono mai supponenti, ma denotano una attenzione al dettaglio, una capacità di scavare all’interno che è rara nel “music biz”. Sul finale Scout prende il posto di Todd Trainer alla batteria e dimostra di trovarsi a suo agio anche davanti a questo strumento, che percuote con inusitato vigore. Davanti a una bottiglia di vino novello, Scout ritrova il sorriso e tesse le lodi del “nettare degli Dei”, mentre Todd dinoccolato e spettrale si aggira sul palco e chiede se c’è qualcuno disposto ad accompagnarlo a vedere il Mosé di Michelangelo la mattina seguente. Ancora un paio di brani all’insegna della inquietudine e di una forte ansia esistenziale “ we all are gonna die” grida Scout “ we don’t know when, we don’t know how”, inframezzati da lunghi interventi solo strumentali e il concerto arriva alla sua conclusione e ci lascia con la sensazione precisa di essere entrati in prima persona all’interno di quel mondo che Scout voleva comunicare, con la sua delicatezza, con le sue angosce e con la rabbia di chi le sue verità vuol farle sentire. Conoscete forse un veicolo migliore del rock and roll?!
Articolo del
19/11/2005 -
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