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Apre la serata un “set” vigoroso e divertente dei nostrani Bone Machine, un gruppo di rockabilly proveniente da Latina, incappucciati a dovere, a metà strada fra i lottatori del wrestling e i boia torturatori degli “snuff movie”. La loro ricetta è semplice e immediata: il rock and roll del passato, e via con “C’mon Everybody”, una spruzzata di punk, ecco che arriva una “cover” dei Ramones, e poi ancora tanti brani cantati in italiano, come “Vendetta”, “Forse 6 Già Morto”, “Il Diavolo L’ha Presa”, “Lei E’ Andata Via” e la fantastica “ Il Ribelle” con quei suoi richiami deliziosamente “sixties”! Subito dopo, poco prima della mezzanotte, salgono sul palco i Meteors (con quelle due “e” scritte al contrario), guidati dall’ineffabile P. Paul Fenech, chitarra elettrica e voce, membro fondatore della band, supportato al solito da Wolfgang Horde Mann, alla batteria, e dal nuovo innesto Mark, al contrabbasso e ai cori, con il gruppo da soli tre anni. I Meteors hanno presentato dal vivo le canzoni di “These Evil Things” , il loro ultimo album, ma hanno condito il loro concerto con molte citazioni tratte dal passato, in un diluvio di note e di grida infernali, che non hanno lasciato spazio alcuno a convenevoli e/o ai soliti saluti in italiano da intrattenimento, tanto per venire incontro alla gente. No, niente da fare, neanche un “ciao, come state”, i Meteors entrano subito in argomento e il pubblico, in gran parte composto da reduci dal punk e dalle pattuglie rimaste di skinheads, sembra apprezzare. D’altronde, mica siamo all’Auditorium, Parco della Musica, qui si spara musica per davvero, la chitarra di P. Paul Fenech è in realtà un fucile mitragliatore puntato contro tutto il Male della Terra, “ Hell Ain’t Hot Enough”, il loro biglietto da visita, “ Maniac Rockers” - che sia autobiografica? - “Fire Fire” e una fantastica “ I Hate People”, consumata dentro un fragore iconoclasta. Dopo appena mezz’ora P. Paul Fenech ha già gli occhi fuori dalle orbite, ma lui non si ferma. E’ un po’ più avanti negli anni, rispetto agli altri due Meteors, ma è assatanato come pochi , “Wolf Job” è roba sua, “Fuck Like a Beast” è un delicato invito ad un approccio sentimentale che non venga frenato dalle allusioni e dai giri di parole, e ancora “Chainsaw”, “Insane” più “If You Don’t Wanna Fuck Me”, il tutto in una ubriacatura di “rockabilly” elettrico e ventrale, con quei giri di basso che sfondano le budella, e con quella voce di P. Paul Fenech - così paurosamente roca ed impastata di alcol e di droga - da restare come incubo nelle nostre menti per tutta la durata di quel che resta della notte. Ma che ci volete fare, è il rock and roll che mette in gioco l’istinto, che se frega delle strutture razionali e delle buone maniere, è un po’ come se Elvis “The Pelvis” Presley fosse resuscitato all’improvviso e - appena uscito dalla tomba - avesse trovato sulla sua strada il Punk!!! Questo l’approccio dei Meteors, questo il perché del “pogo” selvaggio sotto palco con gli addetti alla sicurezza perennemente in allerta! Sorprende sul finale una esecuzione selvaggia di “Get Off Of My Cloud” il classico dei Rolling Stones, tanto veloce da rendersi quasi irriconoscibile. E ancora “No Surrender”, “ Grave Robbin’ Bastard” e “To The Devil His Due”, P. Paul Fenech ha rimesso insieme la band dopo essersi fatto qualche anno di prigione , vuole rifarsi del tempo perduto e ha energie da vendere! “ Madman Roll”, “Psycho For Your Love” e una incredibile “Ex Men Boogie”, in quel momento notiamo dei veri e propri zombie che fuorescono dalla bolgia infernale che si è scatenata nelle prime fila e trovano rifugio nelle retrovie, su qualche sedia. E’ una vera e propria battaglia di rock and roll, i Meteors si muovono nella tradizione che fu dei Cramps e degli Stray Cats, imbottiscono la loro vena rockabilly di punk e aprono le porte dell’Inferno! Una volta finite le munizioni e le risorse - umane e chimiche - schizzano via dal palco in un nano secondo e nessuno ha più notizie di loro. They’re really fuckin’ animals, man! And we like that!
Articolo del
21/11/2005 -
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