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La leggenda dell’hard rock di stampo britannico degli anni settanta torna a rivivere per una sera con la band di Tony Martin, ex vocalist dei Black Sabbath, che si presenta a Roma con una formazione di tutto rispetto che prevede fra gli altri Geoff Nichols (altro elemento storico dei Black Sabbath) alle tastiere e un musicista come Fabio Cerrone (già con i Divae e con i Twin Dragons) alla chitarra elettrica. Tony Martin viene a presentare “Scream”, il suo nuovo album solista, ma in realtà il suo concerto si trasforma ben presto in un tributo ai Black Sabbath, che vengono citati non soltanto con i brani composti nell’arco dei dieci anni che lo hanno visto come “front man” del gruppo, ma anche oltre, fin dagli albori. Si parte subito alla grande con “ The Law Maker” tratta da “Tyr” e con “The Eternal Idol”, dal disco omonimo, la sezione ritmica procede spedita come un treno, le chitarre si abbattono pesanti come colpi di mannaia sui presenti e la voce di Tony Martin, 48 anni, è ancora in grado di regalare emozioni. Arriva poi il momento sacrale delle tastiere di Geoff Nichols, che condiscono di atmosfere gotiche e di richiami notturni l’esecuzione di “ The Hand That Rocks The Cradle”, una ballata magica, un pezzo da brividi, tratto da “Cross Purposes”. Tony Martin ci tiene a sottolineare che si tratta di brani interamente scritti da lui e in effetti appartengono al suo periodo Sabbath più positivo e più fertile. Aveva iniziato a collaborare con Tony Iommi nel 1987 e il brano che eseguì nella prima audizione per diventare “vocalist” del gruppo fu “The Shining”, inserita poi su “The Eternal Idol” e puntualmente riproposta anche questa sera, con quegli arpeggi di chitarra intriganti e malevoli e con la gente disposta ad assecondarlo in tutto e a cantare con lui, con la massima estensione vocale possibile, “ Rise up to the shining!” con i pugni alzati in alto verso il cielo, quasi a voler rimarcare fedeltà e appartenenza, in una progressiva sovrapposizione di note sempre più epiche, sempre più altisonanti. Ma è “The Headless Cross” il disco dal quale viene eseguito il maggior numero di brani, ecco infatti risuonare i rintocchi terribili di “When Death Calls”, le sferzate della chitarra di “ Devil & Daughter” e una superba “Dying For Love”, contro la guerra che ha negato la vita a due ragazzi dei Balcani di etnie opposte, ma innamorati. E’ la volta poi delle simbologie celtiche di “Valhalla” tratta da “Tyr” e arriva anche “Children Of The Sea”, memorabile ballata cosmica che fu di Ronnie James Dio. “Avevo ancora i capelli l’ultima volta che ho suonato qui da voi!” grida al microfono Tony Martin (che in effetti esibisce un “look” molto simile a quello di Rob Halford dei Judas Priest) prima di eseguire la “title track” di “Scream”, il suo nuovo album, uscito una settimana fa. Sul finale Tony impugna il violino e lo fa dialogare con le chitarre elettriche con degli esiti poderosi, da vera e propria sinfonia metallica. Dopo una breve pausa il gruppo torna in scena, esegue “ The Headless Cross” e a sorpresa ci regala una fantastica esecuzione di “Paranoid”, il brano che nel lontano 1970 decretò la popolarità dell’hard rock. Si chiude alla grande con gli arpeggi di “Black Sabbath”, il primo brano in assoluto del gruppo omonimo ed è l’abbraccio finale, l’osanna più forte, il grido più lacerante lanciato contro un mondo dominato dagli ipocriti. Avete in mente qualcosa di più attuale?
Articolo del
23/11/2005 -
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