|
Ascoltare dal vivo The Legendary Pink Dots significa immergersi in una dimensione musicale libera e totale che non rientra in nessuna categoria, all’interno della quale coesistono stili molto diversi fra loro. Il gruppo si è formato in Inghilterra mei primi anni ottanta ma è poi emigrato in Olanda dove la loro musica è stata accolta, compresa e apprezzata. Non è facile trovare in giro i loro dischi, questo perché i distributori sono poco attenti e perché la logica dei megastore porta ad una abbondanza di cd inutili o dannosi, mentre rende irreperibili i prodotti di musicisti di tale levatura che incidono per etichette indipendenti. La band è composta da Edward Ka-Spel, più conosciuto come Profeta Ka-Spel o D’Archangel, inglese in esilio, voce solista, poeta e “songwriter”, da Niels Van Hoorn, più noto come Niels Van Hoornblower, olandese, sax tenore, da Erik Drost, chitarra solista, altro olandese e da Phil Knight, alias The Silverman, alle tastiere. The Legendary Pink Dots presentano dal vivo “Poppy Variations” il disco più recente, uscito l’anno scorso, ma il loro concerto strizza l’occhio anche al passato, ad un repertorio quanto mai fertile ed è quindi ricco di citazioni tratte dagli album precedenti. Si parte con “Regressions”, preceduta da una lunga “intro” di Ka-Spel sul destino della Terra, e poi via con “Love Puppets”, “L.P.B.E.” e “Poppy Day” in rapida successione, morbide ballate che sviluppano però ben presto un crescendo talmente oscuro da rasentare certa poetica decadente. In alcune occasioni la vocalità di Ka-Spel assomiglia nei toni alle filastrocche per bambini, ma diventa misteriosa e sinistra un istante dopo e le ballate di stampo melodico vengono infrante da un tipo di “industrial sound” meccanico e furente. E ancora “Green Gang” , “Safe Way” e “Hellsville” con interventi sempre più laceranti e ossessivi del sax straniato del gigantesco Van Hoornblower, che percorre il palco in lungo e in largo, scende fra il pubblico, duetta con la chitarra elettrica e ci regala improvvise impennate ritmiche. Il suono diventa man mano più energetico e in qualche occasione pesante, per un “live act” che si innesta a metà strada fra musica “ambient” e punk micidiale. Sul finire l’esecuzione di una splendida “City Of Needles” e poi l’immancabile “Belladonna”, una ballata acustica davvero mirabile che risente della influenza di certa psichedelia inglese dei primi anni settanta, sullo stile dei primi lavori solisti di Syd Barrett, ex Pink Floyd. “Il mondo accelera i suoi ritmi, cresce la follìa, ci troviamo tutti coinvolti in un gioco di cui non conosciamo le regole” ci racconta Ka-Spel nei “reading” che di tanto in tanto arricchiscono il concerto “Viviamo in una società arrogante, siamo circondati da guerre e da disastri ecologici”. The Legendary Pink Dots allora si offrono come colonna sonora ideale di chi viaggia ancora alla ricerca di una risposta.
Articolo del
02/12/2005 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|