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La data era stata cancellata numerose volte, la “location” pure, sembrava proprio che nessuno volesse più avere a che fare con le Brides Of Destruction, il gruppo messo su da Tracii Guns, chitarra solista, ex L.A. Guns, personaggio emblematico dello “street rock” californiano degli anni ottanta. E invece no, risolti i problemi di ingaggio che erano dietro tutta questa manfrina, eccoli piombare su Roma in una formazione che prevede - accanto al sopracitato Tracii Guns, in versione indiano metropolitano tatuato e selvaggio - un effervescente London LaGrande , alla voce, Scott Sorry, al basso e Scott Coogan, alla batteria. L’esordio é affidato ad una debordante “I Don’t Care” tratta da “Here Come The Brides” il primo album , subito seguita da “Dead Man’s Ruin”, inserita invece su “Runaway Brides” il disco appena uscito. London è in gran forma, vestito con una straordinaria gonna a pantalone sulla quale fa la sua figura una giacca grigio ministeriale, per non parlare di quel cappello da cowboy - bianco e graziosamente inpiumato - che si ritrova in testa, acquistato ad un negozio del Sunset Boulevard di Los Angeles, per la serie “Glam Is Not Dead!” Traccii Guns ha tutta l’aria di uno che si diverte un mucchio e riesce ancora a strapazzare la sua chitarra elettrica, a mortificarla in lungo e in largo proprio come si faceva una volta. Il pubblico, non certo numeroso, ma accanito come si conviene, accompagna a gran voce una spietata esecuzione di “Natural Born Killers”, alla quale segue “This Time Around”, in un sapiente “ mix” fra i brani dei loro due album. Su “2x Dead” e “Never Say Never” echeggia quel suono irriverente e selvaggio che fece grandi i Guns N’Roses, un rock and roll tinto di glam che trova nelle Brides Of Destruction dei valenti epigoni della musica di quel periodo, dei sopravvissuti che non vogliono assolutamente arrendersi e che non sanno cosa significhino parole come “grunge” o “nu-metal”. Si prosegue con “Life” e “Rip And Tear” in un susseguirsi vorticoso e tellurico di chitarre distorte e di ammiccamenti in perfetta linea con il verbo mai rinnegato, che si coniuga in questo unico modo, singolare e plurale, maschile e femminile, a tutte le persone: “Sex, drugs and rock and roll”. London si rivolge al suo pubblico e chiede “Qualcuno mi spiega come si traduce Pussy nella vostra lingua?” E una folla di traduttori simultanei superpagati, occasionalmente presenti sul luogo, si scatena con una inattesa generosità nei dettagli. E’ vero, la mancanza di Nikki Sixx, tornato ai Motley Crue, che hanno da poco celebrato la loro “re-union” si avverte molto, ma anche così le Brides Of Destruction sono in grado di soddisfare la voglia di rock and roll che ci mantiene vivi a tutti. Si chiude dopo neanche un’ora (nota deludente) con una versione scatenata e furente di una non proprio oxfordiana “Shut The Fuck Up” e con un “after show” davvero incandescente offerto da una ragazza al seguito della band che si dona agli “street rockers” presenti giocando con la bottiglia di Jack Daniel’s appena condivisa con il resto della band e lasciandosi fotografare in pose che azzeravano i buoni propositi fatti ai tempi della Prima Comunione e della Cresima…That’s rock and roll, man! And we like it!
Articolo del
20/12/2005 -
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