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Sono giovani, hanno all’attivo appena due dischi ma sono già costretti agli straordinari. Non è finito sabato 28 gennaio il soggiorno milanese dei Negramaro: il 17 marzo è già stato programmato un bis (al FilaForum, “Un sogno esibirsi lì” ha annunciato euforico Giuliano Sangiorgi) e non si tratta dell’unica replica urgentemente richiesta a fronte dei ricorrenti sold out. Il tutto esaurito è già stato registrato nel capoluogo pugliese e a Roma e, pertanto, l’esibizione del Mazda Palace ha immerso per la terza volta la band salentina in un catino gremito in ogni ordine di posti. Lo show allestito ha rintuzzato in modo vibrante le crescenti aspettative e, in circa due ore (al netto della fugace apparizione di Daniele Nova, dichiaratamente “amico” del quintetto), ha permesso di assaporare le molteplici anime cui gli autori di “Mentre Tutto Scorre” hanno abituato con la manciata di canzoni sin qui prodotte. I Negramaro sono un vasto lago nel quale confluiscono quattro torrenti: una morbida vena cantautorale, una verace propulsione rock, una scanzonata inclinazione pop ed una malcelata passione elettronica. Scorrono placidamente, ma può accadere che qualcuno talvolta si ingrossi a dismisura e, tracimando, invada le altrui corsie. Tale mescolanza di umori, dal vivo, si percepisce nitidamente tanto quanto emerge prepotentemente dal cd e, nella struttura di Lampugnano ancora circondata dalla neve caduta nei due giorni precedenti, si è riproposta sin dalla trascinante apertura: sulle note di una “Solo Per Te” appena irrigata dalle note di un pianoforte, i Negramaro hanno mosso i primi passi dietro una tenda che ne lasciava intuire le sagome ma, trascorsi pochi istanti, Sangiorgi ha strappato il sipario e ha scatenato la seconda parte del brano, all’insegna di una sferzante accelerazione lontana parente del malinconico incipit. Il pubblico, una variopinta moltitudine perlopiù composta di educati teenager, non si è lasciato prendere in contropiede e si è prontamente calato nella parte accompagnando con entusiasmo le ampie falcate con cui il frontman ha ripetutamente solcato il palco. La simbiosi con gli astanti ha inevitabilmente marciato meglio in occasione dei brani di maggior presa commerciale (su tutti “Estate”), che hanno fatto virare l’atmosfera verso suggestioni simili ai bagni di folla del Festivalbar, ma il meglio della serata si aggira altrove. “Mentre Tutto Scorre” è uno dei figli prediletti, oltre che simbolo della stoltezza sanremese, e nel corso della serata sarà suonata per ben tre volte. La prima arriva abbastanza presto e, non distante dall’originale, esalta l’incisività del basso di Ermanno Carlà e la concisione della chitarra di Emanuele Spedicato che graffia, in termini neanche così velati, citando apertamente “Smells Like Teen Spirit” dei Nirvana; a suffragare la performance, la partecipazione di Gianna Nannini, la cui voce non è all’altezza dello smalto di un tempo ma riesce ad assestare qualche unghiata. La seconda e la terza contribuiscono ad animare la zona bis e sono eseguite, rispettivamente, dalla band, in una versione più spoglia, e dalla banda di San Paolo d’Argon, che apporta un divertente tocco da festa di paese. Funzionano a meraviglia anche gli episodi del passato, soprattutto “Zanzare”, che ricorda gli esordi compressi nei recinti dell’indie rock. “Nuvole E Lenzuola” è una garanzia e “Ogni Mio Istante”, interpretata dal cantante tra il pubblico, crea il giusto scompiglio. Fulminante è l’attacco dei bis, inaugurati da “Nella Mia Stanza” la cui progressione “in levare” non dispiacerebbe ai Keane e convincerebbe per lunghi tratti Chris Martin. I Negramaro amano l’avanguardia – apprezzabili alcuni intermezzi, ad esempio quello che ha preceduto “L’immensità”, che ricordano un po’ le prodezze dei sintetizzatori degli anni ‘80 – senza dimenticare le radici sulle quali crescono gli arbusti dello scenario musicale passato e presente: a Roma si sono cimentati in una coraggiosa e riuscita cover di “Vedrai, Vedrai” di Luigi Tenco, lo scorso settembre, nel concerto tenutosi alla Festa dell’Unità di Genova, hanno rispolverato “Indian Summer” dei Doors mentre stavolta si sono distinti per una travolgente riedizione di “Lu Rusciu Te Lu Mare”, una cavalcata all’insegna della taranta nella quale Danilo Tasco ha splendidamente esaurito le sue ultime energie alla batteria ed un altro gradito ospite, Mauro Pagani, ha accompagnato i ritmi tambureggianti con il suo impagabile violino. L’ex membro della PFM è l’ultimo di una nutrita lista di esponenti della vecchia guardia attratti dal talento magnetico del gruppo. La prima è stata ovviamente Caterina Caselli, che ha puntato sulle loro potenzialità. Recentemente Adriano Celentano li ha inclusi nel lussuoso parterre di “Rock Politik”, contraccambiato peraltro da un dono importante: i cinque leccesi gli hanno regalato il premio riscosso agli MTV Europe Awards di Lisbona. I Negramaro mietono consensi in virtù di uno stile eclettico che affonda le mani in diversi impasti e la loro formula non è priva di una discreta dose di mestiere (come dimostrato da alcune celebrità, l’effetto tenaglia in chiusura lascia un marchio indelebile e loro hanno messo in pratica l’insegnamento cingendo i presenti con “Solo Per Te”, abilmente ribadita nello scorcio finale). Chissà se un giorno riterranno opportuno limare il loro temperamento poliedrico e concentrarsi su un unico versante, magari ripescando la purezza delle origini. Stapperebbero bottiglie di champagne coloro i quali non vedono di buon occhio i cori in stile karaoke che si accodano a “I Miei Robot”, resterebbero delusi quanti si affezionano ad un motivo solo perché può diventare la nuova suoneria del cellulare. Verrà, forse, il momento di porsi simili problemi, ma per ora l’orizzonte non lascia trasparire dilemmi, bensì solo certezze, come quella di riuscire a strappare applausi ovunque.
Articolo del
01/02/2006 -
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