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Cominciamo per gradi. Siete di Milano ed avete un amore viscerale per la musica ’70 e per lo Stoner Rock. Come vi siete ritrovati per fare il vostro primo disco autoprodotto (Spaghetti Stoner uscito nel 2000). Cosa vi ha “smosso”?
Credo che tutti i gruppi che facciano musica propria prima o poi desiderino impressionarla su un supporto per poi riascoltarsela a casa, nella propria stanza in cuffia e dire “cazzo, sono il gruppo più figo del mondo”. In quel momento eravamo particolarmente prolifici: in due mesi abbiamo preparato 8 pezzi, siamo andati a registrare senza nemmeno avere idea chiara dei testi. Ed è venuto fuori un EP sporchissimo, rude, violento anche se, ascoltandolo a distanza di quasi 6 anni, vi sono alcuni momenti acerbi. Come prima eseperienza fu decisamente incredibile: lo studio era ricavato in uno scantinato di una scuola, muffa, bottiglie di birra e cartoni di pizza ovunque, l’aria condizionata che ogni mezz’ora allagava tutto. Furono 10 giorni veramente sexypoststonerrock&roll!!!
In questa primissima autoproduzione, avete avuto la produzione di Giorgio Ciccarelli degli Afterhours. Come è avvenuto il vostro incontro e quanta importanza ha avuto sulle vostre influenze e sul taglio che date alle canzoni?
Abbiamo incontrato Giorgio (quando era “solo” il cantante dei SUX! e non suonava ancora negli Afterhours) grazie all’amore per lo stoner che negli anni tra il 95 e il 2000 aveva preso un po’ l’eredità dell’ormai defunto grunge. Poi, il tutto è venuto naturale: noi gli abbiamo fatto sentire i nostri pezzi, gli sono piaciuti. Qualche consiglio in fase di registrazione, soprattutto sulla voce. Dobbiamo molto a Giorgio perché è stato il primo a farci credere che potevamo ambire a qualcosa di più di un semplice mercoledì sera in sala prove.
Oltre alla chitarra di Jimmy Page ed alla brutalità dei Kyuss di Josh Homme, chi menzionereste fra i vostri padri (musicali)?
Ognuno dei 5 elementi Mesas ti risponderebbe con una sua lista e probabilmente si farebbe fatica a trovare un nome comune a tutti. Per farti un esempio: c’è chi i Kyuss non sa nemmeno chi siano, chi i Led Zeppelin li ascolta per 10 minuti e poi cambia… Dico Ennio Morricone e metto tutti d’accordo.
…chi vi influenza di più?
Beh, è inutile nasconderlo: sicuramente Kyuss, Queens of the Stone Age e Afterhours sono attualmente i gruppi di cui andremmo ad analizzare le feci per vedere cos’hanno mangiato.
I paragoni sono la “spada di Damocle” di ogni musicista. Condanna alla quale nessuno si può sottrarre. In previsione di ciò: a chi proprio non vorreste essere paragonati? (Non rispondete “a nessuno” perché non ci credo)
Non apprezziamo molto il fatto di essere accostati al grunge anche se, per quelli che, come noi, nei primi anni novanta erano adolescenti, quel tipo di musica era il massimo, l’inarrivabile. Poi sappiamo tutti cosa sia successo nel febbraio del ’94 e lì si è concluso il tutto. E’ quindi inevitabile che qualcuno senta in “Spasmi che sanno di me” qualche eco di quel periodo. Ma chi dice che siamo un gruppo grunge, personalmente credo che da una parte non abbia ascoltato bene il nostro cd, dall’altra ( cosa ben più grave ) non abbia mai ascoltato il vero grunge.
Arriviamo all’ultima fatica. Il vostro primo album, Spasmi Che Sanno Di Me (Oto Records/Maninalto! 2006) uscito il 5 di gennaio: una produzione impegnativa chiusa dalla masterizzazione finale agli Abbey Road Studios. Come mai non siete finiti oltre oceano, magari proprio in California?
Beh… le registrazioni e il mix sono state fatte al Noisefactory di Milano che credo sia uno dei migliori studi in Italia, per di più di proprietà del nostro produttore. Sono intervenuti amici a suonare con noi e Paolo Mauri al mix. Per la masterizzazione invece abbiamo scelto chi ci garantiva la giusta valorizzazione di 2 mesi e mezzo di studio: in Italia si è bravi a masterizzare la Pausini, gli 883 e Ramazzotti non i Placebo, Marylin Manson o Mondo Generator! Perché proprio non oltreoceano? Non mi sembra che gli Abbey Road Studios siano a Ostia ( amena località di mare, ricca di storia e tradizione musicale ma non certo rock…)!
Supponiamo che io non abbia mai sentito Stoner Rock e che avreste piacere a farmi ascoltare il vostro disco. Su cosa puntereste la mia attenzione, a cosa mi fareste far caso…
Se a uno piacciono i suoni di chitarra corposi e rimiche serrate amalgamati da linee vocali abbastanza melodiche, apprezzerà anche lo “stoner – rock”. Non ci interesserebbe invece farci ascoltare da uno che non apprezza queste cose; non è il nostro intento quello di piacerebbe a tutti ad ogni costo.
E cosa vi piacerebbe invece notino gli amanti del genere?
La particolarità dei Mesas è quella del cantato in italiano, della tragicomicità dei testi, di come si uniscano rabbia e ironia.
Una domanda potenzialmente fastidiosa. Chi è la mente conduttrice del progetto Mesas? Chi è insomma che mette la parola definitiva sui lavori?
Lorenzo e Stefano sono gli autori di quasi tutte le musiche e i testi anche se poi, nella riuscita di un pezzo, è fondamentale l’apporto di tutti e cinque. Chi mette la parola definitiva su un pezzo e il pezzo stesso: se suonandolo entri in trance, vuol dire che gira tutto alla perfezione. Altrimenti è inutile perderci del tempo.
In attesa dello “Spasmi Tour”: vi vedremo live da qualche parte?
Ovunque sarà possibile suonare senza limitazione di decibel.
Da uno a dieci: quanto siete “stoned” e quanto “rock”?
Né l’uno né l’altro. Siamo solo irresistibilmente sexy. Ciao!
Articolo del
03/02/2006 -
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