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Faccia a faccia con Lucia, la batterista della band romana il cui primo album ufficiale “Conflitti E Sogni”, si sta imponendo grazie ad un suono altisonante e drammatico e a delle liriche con un forte spessore poetico.
Come e perché avete scelto il nome della vostra band?
Tutte noi abbiamo fatto studi classici. Ci è venuto quindi naturale prendere ispirazione dall’ antica Grecia e andare a cercare lì una figura che ci rappresentasse. Le baccanti riescono a essere la sintesi perfetta di ciò che vogliamo esprimere: la forza prorompente delle emozioni, la femminilità nei suoi aspetti più intimi, ma anche più inquietanti e ambigui, la volontà di opporsi a un potere che emargina sempre i più deboli e un’ attenzione particolare per gli aspetti dionisiaci e irrazionali dell’ esistenza.
L’hard rock e la scena metal sono pieni di riferimenti mitologici. Come possono essere interpretati nella realtà attuale i miti e leggende greche?
In realtà, di solito la scena metal fa riferimento più alla mitologia nordica che a quella greca. Più che di leggende, parlerei di cultura greca in generale, di cui i miti sono parte integrante. Credo che la cultura classica abbia moltissimo da insegnare a noi moderni. Purtroppo è un valore che si sta perdendo progressivamente. L’importanza che hanno avuto gli scrittori e i pensatori greci è enorme. Io dico sempre che dopo il IV secolo a. C. non è più stato detto nulla di nuovo. La letteratura, la filosofia, la poesia, l’ arte in generale affondano le loro radici in quell’ immensa e meravigliosa stagione storica. Nella tragedia, ad esempio, è possibile ritrovare tutte le emozioni, inquietudini, le paure e le speranze dell’ Uomo, di ogni epoca e luogo. Per noi è fondamentale il riferimento continuo alla tradizione classica. Fa parte della nostra identità e del nostro modo di essere.
Come scrivete le vostre canzoni?
Non c’è un procedimento preciso. L’ idea per un pezzo può nascere da un qualsiasi componente del gruppo. Di solito si registra la bozza del pezzo su un multitraccia e poi si costruisce la struttura tutte insieme. È un lavoro collegiale, a cui ognuna di noi porta il suo contributo.
Quanto è difficile per una band al femminile emergere in un panorama musicale come quello dell’hard rock, da sempre prettamente maschile?
Non è facile. Quando una donna decide di confrontarsi con un ambito che è dominato dagli uomini, diventa inevitabilmente il bersaglio di pregiudizi di ogni tipo. Credo sia un problema culturale e di mentalità. Il ruolo della donna nella musica rock è sempre stato subalterno e le poche donne protagoniste di solito erano cantanti. È ovvio quindi che ancora oggi ci sia una certa resistenza ad accettare formazioni femminili, o strumentiste donne. Ci si deve fare l’ abitudine. Andrebbero abbattute molte di quelle convenzioni che anche oggi dominano l’ambiente rockettaro, secondo cui le donne non sarebbero capaci di acquisire la tecnica necessaria, oppure non avrebbero “la forza fisica” per suonare un certo genere. Molti dicono addirittura che i gruppi femminili si basano soltanto sull’ immagine e non sui contenuti musicali. Insomma, puoi anche suonare malissimo, ma se sei una donna e “ti scopri” un po’, allora avrai sicuramente successo. Capita addirittura di ricevere da un giurato un voto basso in presenza scenica durante un concorso, solo perché: “dato che siete ragazze, poi qualcuno poteva pensar male”. La realtà, dice altro, però: la realtà dice che i gruppi femminili che hanno avuto davvero successo si contano sulla punta delle dita, ed è troppo comodo attribuire solo alle scarse capacità delle donne la responsabilità di questa imbarazzante assenza.
In passato ci sono stati grandi esempi di gruppi hard rock femminili, dalle Runaways alle Girlschool, adesso si parla molto delle Crucified Barbara. E’ davvero la stessa cosa oppure esiste un modo diverso per una ragazza di affacciarsi all’hard rock?
No, non è la stessa cosa. Non si tratta di essere migliori o peggiori, ma solo di vedere l’ espressione artistica in generale (e la musica in particolare) in un modo molto diverso da quello maschile. È un approccio molto più intimo, viscerale, essenzialmente emotivo, oserei dire, minimale, che mira alla fusione e alla ricomposizione dei contrasti e cerca di farlo in un modo sommesso e privato. Sicuramente gli uomini hanno con la musica un rapporto molto più diretto ed equilibrato. Noi tendiamo ad avvicinarci allo strumento che suoniamo in una maniera più contorta, facendolo diventare quasi una nostra appendice, e ad annullare il nostro ego in esso.
Quali sono state le vostre influenze musicali?
Ecco il domandone per eccellenza. Sii cosciente di aver chiesto questa cosa a tuo rischio e pericolo e che adesso ne sconterai le conseguenze, con un elenco chilometrico! Già, perché noi quattro abbiamo radici musicali molto diverse tra loro e, in alcuni casi, diametralmente opposte ed è dall’ unione delle diverse influenze che si sviluppa il sound della Menade. Sicuramente, ci accomuna tutte l’ amore e il profondo rispetto per il rock degli anni ’70, irripetibile stagione di creatività e fantasia al potere. Ma da qui in poi cominciano i dolori! Ad esempio, Tania è un'appassionata di musica elettronica, ma è cresciuta ascoltando i grandi compositori classici e non ha mai smesso di ascoltarli(anche in un solo componente, ci sono già contraddizioni da psicoanalisi, come vedi); Cristina, oltre ad apprezzare il rock americano e il blues, si nutre letteralmente di fusion, pane e Pastorius; Tatiana ed io abbiamo radici più “metallare” e ci deliziamo al suono di Pantera e Sepultura, ma mentre lei cerca di svecchiare un minimo i nostri ascolti e va alla ricerca dei gruppi e degli artisti più recenti e interessanti della scena rock italiana e internazionale, io rimango conservatrice fino all’ ultimo e ascolto Camel ed Emerson Lake and Palmer dalla mattina alla sera. Come vedi, è un groviglio indistricabile di influenze e gusti musicali.
Di quali album non potreste mai fare a meno?
Come sopra. Ognuna di noi ha il suo. Per quanto mi riguarda, il primo della lista è "Physical Graffiti" dei Led Zeppelin, a cui aggiungerei "Tarkus" degli E.L.P. e, per non farsi mancare niente, Master of Puppets dei Metallica. Un altro disco a cui non rinuncerei per nulla al mondo, anche se con il rock ha poco a che vedere, è Storia di un impiegato di De Andrè.
“ Wheeling” è stato inserito nella colonna sonora de “Tre Metri Sopra Il Cielo” di Luca Lucini. Quanto vi ha aiutato il successo del film?
Sicuramente il privilegio di vedere una nostra canzone nella colonna sonora di un film, e nella compilation ufficiale targata BMG, è servito a far girare un po’ di più il nostro nome. Non smetteremo mai di ringraziare Luca Lucini per questo.
Avete letto anche il libro omonimo? Vi è piaciuto
No, non lo abbiamo letto. Sospendiamo il giudizio.
Anche il video di “Strane Idee” è molto bello, realizzato dallo stesso regista del film. Come avete scelto la “location” e perché quelle tracce di sangue che scorrono mentre suonate nel finale? A cosa vi richiamate?
Innanzitutto, grazie. Sono contenta che il video ti sia piaciuto. Luca è un geniaccio: ha ascoltato il pezzo e ha avuto subito un’ idea molto interessante e in grado di rispecchiare profondamente non solo il senso della canzone, ma anche una serie di concetti che stanno alla base di tutto l’ EP. La location si trova a Milano e anche quella è stata una scelta di Luca, che proprio a Milano in quel periodo, stava girando il suo secondo film, “L’ uomo perfetto”. Se dovessi spiegare il video in due parole, direi che narra il brusco risveglio da un sogno. Tutta la prima parte è evidentemente una finzione, è appunto, il sogno di quattro ragazze che vorrebbero fare della musica la propria vita. ma poi, alla fine, ecco arrivare il sangue, con quelle ferite che si aprono sulle nostre mani mentre suoniamo e di tutto lo sfarzo che avevamo intorno non ci resta nulla, se non dolore e musica.
Cosa fate nella vita di ogni giorno? Studio e lavoro coincidono con la vostra attività musicale oppure purtroppo ancora non è così?
L’unica tra noi che ha deciso di dedicarsi del tutto alla musica è Cristina, che oltre a studiare basso elettrico, si sta preparando per entrare in conservatorio come contrabbassista. Tania è laureata in giurisprudenza e sta seguendo un master in comunicazioni, Tatiana ha appena superato con successo l’ esame per esercitare la professione di avvocato, e io mi sono laureata in storia e faccio ripetizioni di latino e greco ai ragazzi delle superiori.
Come scrivete le vostre canzoni? Da cosa traete ispirazione per le liriche? Come è nato “Strane Idee”?
Per i testi non abbiamo una fonte d’ ispirazione precisa o programmata. Cerchiamo semplicemente di raccontare le cose che ci accadono intorno da un punto di vista femminile. Gli spunti sono innumerevoli: si va dalle vicende autobiografiche, fino alla riflessione su fatti storici particolarmente drammatici. “Strane Idee”, come tutti i nostri pezzi, nasce in maniera del tutto casuale. Mi sembra di ricordare (ma è passato parecchio tempo) che in quel caso fu Tania a “partorire” l’ idea di base, sulla quale poi abbiamo lavorato tutte insieme.
Quali difficoltà incontra un nuovo gruppo per farsi conoscere? Il vostro obiettivo è la scena “indie” o pensate di indirizzare le vostre canzoni ad un “target” più ampio?
Il disinteresse totale dei grandi media e la mancanza assoluta di visibilità. Queste sono le difficoltà principali dei gruppi emergenti. Per fortuna esiste una realtà di riviste specializzate, siti internet, radio che non si limitano a passare le solite hits del momento, altrimenti ogni nuova band finirebbe strangolata dall’ assenza pressoché completa di cultura musicale che impera in Italia. Credo che ogni artista del circuito indie vorrebbe, prima o poi, che la sua musica uscisse dal ghetto e arrivasse a tutti. Trovo profondamente ingiusto che la musica di valore sia a disposizione soltanto di un’ elite di appassionati. Già la parola “target” mi suona male. Cerco di spiegarmi: ma siamo proprio sicuri che la musica, cosiddetta “alternativa” non possa trovare davvero un pubblico più ampio? Il vero dramma della musica italiana è che esiste la convinzione strisciante che gli ascoltatori siano una massa di cretini, incapaci di accettare e digerire qualcosa di diverso dallo squallore musicale a cui assistiamo tutti i giorni. Se qualcuno, prima o poi, avesse il coraggio di investire su un progetto diverso, credo che avrebbe delle grosse sorprese. Purtroppo viviamo in un periodo di crisi profonda, per tutto ciò che è arte o cultura (è tornato in auge il vecchio detto: “quando vedo un intellettuale metto mano alla pistola”). Ma da tutte le crisi, prima o poi, nasce qualcosa di nuovo. Dopotutto, il rock è strano: ha la preoccupante tendenza a risorgere dalle proprie ceneri.
Tre cose che adorate fino in fondo…
Posso risponderti per me, non per le altre. Spero ti vada bene! Adoro i gatti, la storia dell’ Unione Sovietica e l’ utopia anarchica.
Tre cose che detestate dal profondo…
I benpensanti, i moderati e i bigotti.
Articolo del
16/02/2006 -
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