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C’era davvero molta gente ad attendere il ritorno romano dei Calla, un trio newyorchese di cui si racconta un gran bene e che viene a presentare dal vivo “Collisions” il loro quarto album, l’ultimo uscito. Una dose massiccia di sonorità oscure e ventrali, dominate dal basso elettrico e dalla batteria, è il biglietto da visita del gruppo che - senza perdere tempo con inutili presentazioni - ci offre quanto sa fare e che prende la forma di un “set” teso e vibrante all’insegna della “dark wave” più potente che c’è oggi in circolazione e con delle derivazioni “slow core” proprio niente male. Sulla scia di Interpol e dei primi Joy Division di Ian Curtis, i Calla catturano il pubblico grazie ad una vocalità talora fortemente evocativa e drammatica e in altre occasioni quasi sommersa da un tappeto sonoro disseminato di distorsioni. Ecco che arrivano le note di “It Dawned On Me” il nuovo singolo, un brano davvero molto ben riuscito, e poi ancora “This Better Go As Planned” e “Swagger” fino al momento epico di “So Far So What”, una composizione volutamente lunga ed ossessiva, impregnata di echi psichedelici, con una sezione vocale quanto mai sofferta, che fatica ad emergere, oppressa come è da un “feedback” dominante. E’ questo il marchio di fabbrica dei Calla, questa la loro ricetta, anche se recentemente, su disco, hanno cercato di condire con delle trovate “indie pop” la loro musica. Restano invece, dal vivo, inguaribilmente uguali a loro stessi, con quelle rullate della batteria e i con quei giri di basso che raggiungono livelli di tediosità impensabili. Sonorità ripetute, cadenzate, lente ed ossessive, ci si dondola in esse, volendo ci si può anche perdere, la forma canzone che viene minata a partire dalle fondamenta e un finale quasi esclusivamente strumentale, tutto giocato sulla valenza ipnotica dei suoni con un riverbero che accompagna i Calla fino all’uscita di scena. Un concerto interessante, ancora una volta una band mirabilmente impostata sul recupero della parte più oscura della “new wave” degli anni ottanta, nulla di nuovo forse, ma vibrazioni forti e vellutate, pesanti e dolci in un fluire musicale un po’ decadente. Stridevano non poco fra il pubblico quelle ragazze in maschera, in un concerto di certo poco adatto al periodo di Carnevale e che - invece di Sabato Grasso - forse si sarebbe dovuto svolgere il Mercoledì delle Ceneri…
Articolo del
26/02/2006 -
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