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Lo hanno chiamato “il gigante scalzo” per il fatto di essere incredibilmente alto e di non indossare nemmeno un calzino durante le sue perfomance. Ma te ne accorgi solo nel momenti in cui esci dalla magia della sua chitarra, fra una canzone e l’altra, quando Jont si prende una breve pausa. Il giovane cantautore britannico ha alle spalle numerose performance nei piu rinomati locali londinesi, anche se deve il suo primo successo proprio all’Italia. Due tour consecutivi, nel 2002 e nel 2003, ed un album, “28” pubblicato in Italia per la Cyc/Audioglobe, lo hanno consacrato come incantatore di platee e, rientrato in patria, ha continuato a non deludere il suo pubblico. Nel 2005 il lavoro su “One Long Song EP”, nuovo mini album, e’ terminato. Il Madame Jo Jo’s registra sold out per la sua performance: il suo nome è noto alle piu prestigiose case discografiche inglesi, il suo nuovo singolo “You can be the stars” e’ in uscita il 13 marzo. Le sue potenzialita’ commerciali sono inferiori soltanto al suo innato talento per la musica. La sua musica. Un modo di fare pop del tutto personale, un suono che ti entra sotto la pelle in maniera immediata, accompagnato da parole che, lui assicura, escono senza censure dalla sua mente.
F. “La tua musica si ispira alla tua vita personale o al tuo modo di osservare quello che ti circonda?” Jont “Se devo scegliere una delle due cose, direi la prima.” F. “Ma non ne sembri certo” Jont “Credo che tutto quello che si scrive provenga da quello che pensiamo, da quello che abbiamo in testa.” F. “Intendi dire dalle tue esperienze personali?O dalle tue opinioni?” Jont “Dalle mie opinioni direi, dal mio modo di pensare. Non ho scritto di esperienze personali”. Giochiamo a Forza 4 seduti ad un tavolino: ho l’impressione di parlare con un vecchio amico. F. “La tua canzone preferita del tuo lavoro?” Jont “L’ultima che ho scritto. Parlare delle mie canzoni e’ come parlare di un’evoluzione continua: e questa canzone e’ l’apice momentaneo della mia evoluzione”
La canzone, mi assicurano i componenti della band, e’ davvero recente, finita appena prima dell’inizio del tour. Lance, chitarrista di talento, mi confessa che tutta la band era un po’ intimorita all’idea di suonare qualcosa mai provato prima. Adam e Laura, tastierista e batterista, sorridono divertiti.
F. “Dunque, un album pubblicato in Italia, un singolo in uscita. Quando il prossimo album?” Jont “Direi che prima di pubblicare un album…bisogna farlo!Sono in partenza per l’America: vado ad Austin, Texas, per lavorare sulle nuove canzoni”
Si morde il labbro disturbato dall’essersi un po’ distratto dal nostro gioco: mentre parla ogni tanto il suo sguardo si perde altrove, immerso in qualcosa che credo solo lui possa vedere.
F.“Hai un’ottima band che ti accompagna” Jont “Piu che ottima. E suoniamo insieme soltanto da questo tour, c’e una grande sintonia”. F. “Un lungo tour in Italia. Buoni ricordi?” Jont “Bellissimi ricordi…uno in particolare, non so se si puo’ raccontare” F. “Si puo’…” Jont “Una sbronza incredibile..da allora ho quasi smesso di bere, mi puoi trovare ubriaco solo una volta ogni tanto” F. “Una volta ogni tanto? Sicuro di essere inglese?” Jont “Abbastanza sicuro…”
Scherzi a parte, il ragazzo ha cercato di farsi strada da quel tour italiano e ha portato la sua voce negli Stati Uniti e in Inghilterra: una voce indiscutibilmente bella, capace di variare in un sceondo, da ruvidi toni bassi a falsetti malinconici, ad occhi chiusi, che si disperdono in mezzo al pubblico rapito del Madame Jo Jo’s. Ma non e’ solo voce: l’energia espressa dalla sua chitarra elettrica, supportata da tre ragazzi giovani e di talento, si alterna al suono melodico e vagamente triste della chitarra acustica. Da un pezzo di concerto unplugged a versioni di canzoni full band, senza sosta. E il piano…”Nothing nowhere” ti accompagna ancora mentre scendi nella Underground affollata e ti immergi di nuovo nella vita della città. La voce di Jont, la melodia del pianoforte, un misto di malinconia e adrenalina nel cuore. E quando ti svegli la mattina seguente, ti scopri impaziente di rivivere la stessa emozione. Appuntamento al “Catch”, London City, il 12 aprile.
Articolo del
14/03/2006 -
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