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Sly & Family Stone
Vita, opere, funk e autodistruzione di Sly (and the Family) Stone
15/03/2006
di
Morrisensei <
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Il 15 marzo di 62 anni fa nasceva in Texas Sylvester Stewart che sarebbe più tardi divenuto famoso come Sly Stone. A quattro anni incide già il suo primo disco come piccolo cantante gospel, diventa Dj, multistrumentista, produttore, autore alla Autumn Records di alcuni hit della San Francisco psichedelica (città nella quale si è trasferito da tempo) come "Laugh Laugh" dei Beau Brummels e "Somebody To Love" interpretata dai Great Society che più tardi la lanceranno in cima alle classifiche come Jefferson Airplane. Forma quindi la sua Family Stone il primo combo interrazziale dell'era che comprende sia bianchi/neri che donne/uomini. Il grande successo del 1968 - "Dance To The Music" - diviene il manifesto della band che mescola con maestria ed audacia le influenze psych rock con impulsi dance e ovviamente funky. Quando nel 1969 esce il masterpiece "Stand" è il break che consegna Sly e famiglia alla storia e ridefinisce le sorti della black music del futuro. La partecipazione al festival di Woodstock impressiona e il crossover tra soul, funk, R&B, rock, psychedelia e pop si manifesta ai massimi livelli. Stone diviene un simbolo per la gioventù nera e di fatto un ottimo viatico per i sintomi dei neri nazionalisti. Riceve minacce di morte perchè viri verso un approccio assai più radicale nella sua musica, la dipendenza alla cocaina si fa pressante ed arriva un altro monolite: "There's a Riot Goin'On" (1971). Il fido Larry Graham abbandona il gruppo e i due successivi lavori - "Fresh" (1973) e "Small Talk" (1974) - non riescono a liberare Stone da un'egomania dilatata e dall'uso di droghe. Bobby Womack lo aiuta a risollevarsi, compare in "Electric Spanking Of War Babies" (1981) dei Funkadelic ma la nuova decade lo vedrà irrimediabilmente declinante rinchiuso nei suoi terribili incubi alterati. Nel 1993 i membri originali vengono chiamati alla cerimonia per l'inserimento nella Rock And Roll Hall Of Fame, sono premiati da George Clinton, ma Sly Stone non si presenta sul palco. Intorno alla sua vita reclusa in quel di Los Angeles si alimentano negli anni molte leggende. Uno stato di salute precario (sia fisico che mentale) lo tiene a riparo dalla vita del music biz, fin quando l'8 febbraio scorso eccolo ricomparire ai Grammy Awards. Entra sul palco con una cresta bionda, uno dei soliti vestiti scintillanti ed un sintetizzatore per il numero finale destinato a "I Want To Take You Higher". Questo editoriale è dunque un semplice messaggio di auguri ad una delle più grandi icone/leggende della storia della musica. Geniale, eccessivo, unico, detonante, padre assoluto della black music contemporanea. Per rispetto a Sly Stone non facciamo confronti con la povertà d'animo e di talento presente in gran parte nel mondo black attuale. Bastano queste righe per ricordare a tutti chi sia il RE.
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
15/03/2006 -
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