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Si è chiuso il minitour promozionale del gruppo londinese The Alps, in Italia per quattro date a Ravenna, Venezia, Torino e Castelfranco Veneto; l’apertura è stata il 16 Marzo al Bronson di Ravenna e qui abbiamo avuto modo di chiacchierare con loro per una mezz’oretta poco prima del concerto. Incontriamo The Alps nel camerino (piuttosto piccolo) del Bronson . Sfruttiamo l’occasione perché forse nei prossimi mesi non sarà più così facile avvicinarli, visto che sono a un passo all’esplosione fuori da Londra. Sono simpatici, molto inglesi nel look e nello charme; ci offrono da bere e si preoccupano di metterci a nostro agio nonostante lo spazio angusto del camerino. Sembrano apprezzare il momento dell’intervista, anche se ci premuriamo di metterla sul piano della chiacchierata informale e amichevole. Parlano veloce e a volte proviamo l’ebbrezza di non capire proprio tutto quello che dicono. Il cantante Daniel Heptinstall è gentile, ha un taglio di capelli quasi rasato sui lati con un ciuffo che fa la sua porca figura, ci parla delle influenze del gruppo citando Blondie, Duran Duran e Smiths e ci spiega la differenza di sound dei singoli World At War, Last Dance e Goodnight Vienna rispetto al promo auto prodotto The Shining che abbiamo avuto modo di recensire nei mesi passati; il suono adesso è molto più definito, un post punk – new wave che prima, con il promo registrato a casa sua senza un lavoro di gruppo e di produzione, non aveva ancora una chiara identità. Parliamo della fertile scena londinese e dell’interesse che stanno suscitando in patria grazie a una formula che collega sensibilità pop a un’estetica essenzialmente post punk. Facciamo notare che il singolo World At War è strepitoso e con un certo orgoglio il bassista David Edwards ci regala due dei singoli usciti e si fregia esser stato lui a scattare la foto che appare sulla copertina del singolo menzionato: a questo punto gli chiediamo quando uscirà il disco di debutto e apprendiamo che probabilmente nei prossimi mesi vedrà la luce (e che forse anche nei mesi estivi torneranno qui da noi). In Italia sono stati paragonati a band come Franz Ferdinand, Rakes e Art Brut e la cosa li fa sorridere perché in realtà sulla scena londinese oggi ci sono moltissimi gruppi giovani che, ora con un sound rock ora con uno punk e wave, sgomitano per poter emergere: Four Days Hombre, Subways (da Greenwich, Londra, come loro), The Boyfriends, sono tutti gruppi giovani che stanno cominciando a riscuotere successo. La musica degli Alps però è differente, si ha davvero l’impressione di essere a un passo dall’esplosione. Sembrano saperlo anche loro che intanto si godono la prima uscita italiana con uno show di quaranta minuti, il tempo di presentare i singoli e il materiale che vedrà la luce nel disco di debutto in uscita nei mesi a venire. Lo spettacolo inizia alle 23 e 30, il Bronson non è pieno, complice il freddo della serata, ma i presenti mostrano di apprezzare l’esibizione del quartetto; canzoni veloci, ritmi secchi e sensibilità wave tardo romantica sono i punti di forza di queste piccole e spinose gemme che ti obbligano a muoverti, a seguirle nel suono delle chitarre alla Joy Division e nella ruvidezza dei Clash. Il singolo Last Dance è trascinante, così come World At War è l’ideale per chiudere in bellezza. A fine concerto (durato tre quarti d’ora) escono di scena per poi ritornare dopo qualche minuto: una manciata di minuti, altre due canzoni (una riproposta perché il materiale da proporre era esaurito) e davvero si arriva alla conclusione. Torniamo in camerino a salutarli, visto che abbiamo il treno che riparte dopo poco; ci salutiamo e all’uscita dal Bronson ci sentiamo fortunati perché The Alps sembrano avere un futuro già deciso. Basta solo aspettare.
Articolo del
19/03/2006 -
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