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Il trionfo della chitarra elettrica in una serata a dir poco fantastica che ci ha riconciliato con la musica, quella vera, suonata con entusiasmo, passione e una smisurata abilità tecnica. Protagonista assoluto Adrian Belew, chitarrista sopraffino, ex Frank Zappa, ex Talking Heads, ora con i King Crimson di Rober Fripp, ma nell’occasione in una dimensione solista, che prende le forme di un eccellente “power trio”, formato insieme al poderoso, gigantesco Mike Gallaher al basso e a Mike Hodges (ex Bowie tour band) alla batteria. Proprio con questa formazione Adrian Belew ha registrato l’estate scorsa a San Francisco “Side Two”, il seguito ideale di quel “Side One” che aveva visto l’apporto di altri musicisti di grande valore, fra i quali membri dei Primus e dei Tool. Adrian Belew entra in scena inizialmente da solo, in uno sfavillante completo rosso aragosta, con quei suoi capelli lunghi, a pioggia, che fanno da contrasto alla fronte stempiata. E’ un vero “gentleman”, sempre sorridente e cordiale, così come lo ricordavamo. Le note di “Writing On The Wall” ben presto inondano la sala, il ricorso frequente a “loop” e filtri sonori ci ricorda le “frippertronics” di crimsoniana memoria, ed ecco infatti che subito dopo riconosciamo le note di “Dinosaur” da “Thrax”, dei King Crimson, per l’appunto. Arrivati al momento dell’esecuzione del terzo brano in programma, lo raggiungono gli altri due musicisti del Trio e danno vita ad una esecuzione assolutamente sfrenata di “Ampersound”, tratta da “Side Two”. Il “groove” del funky si mescola ben presto con una base ritmica decisamente hard rock sulla quale si innestano le sferzate di chitarra di un divertito Adrian Belew, capace di alternare gustose incursioni metalliche a momenti di musica elettronica, decisamente più sperimentali. E via allora con altre composizioni effervescenti come “Beat Box Guitar” , “Matchless Man” e “Madness”, tutte caratterizzate dall’abilità tecnica dei musicisti di questo Trio (non a caso candidato al Grammy Award per la migliore performance rock strumentale). Melodie incantate e sognanti vengono all’improvviso interrotte da fragorose fratture del tessuto armonico, frutto di geniali invenzioni della chitarra di Belew che esercita un dominio assoluto sullo strumento, lo accarezza a volte, con delicatezza e attenzione, lo distorce poi con un fare selvaggio di inusitata e divertita violenza. Quando viene fatto notare al pubblico che saranno eseguiti brani “ incisi insieme ad un gruppo con il quale di tanto in tanto collaboro”, si alza un boato in sala, che accoglie le note esplosive, lancinanti e distorte di “Frame By Frame”, nervosa, onirica, sperimentale, proprio come nella versione dei King Crimson. Seguono “Three Of A Perfect Pair” e “Elephant Talk”, eseguite nel tripudio generale, con un Adrian Belew che gioca con il pedale “wah-wah”, manomesso più volte e quando finalmente - piegato al suo volere - emette il suono che desiderava, lui è felice come un bambino seduto in terra alle prese con la scatola dei suoi giochi, rivoltata ogni volta in maniera diversa, pronto a fare e a disfare, senza un apparente ordine logico. E’ il modo di procedere della genialità creativa di Adrian Belew che ringrazia tutti i presenti, sorride alla moglie e alla figlia che tifano per lui dal banchetto della vendita dei dischi e chiude la serata con uno dei brani più folli del suo repertorio crimsoniano, una strabordante e lunghissima versione di “ Thela Hun Ginjeet ”, che ci lascia insieme rivitalizzanti e storditi per il resto della notte. Altro che Papaia e Ginseng, sparatevi nelle vene i suoni della chitarra di Belew, di certo meglio di qualsiasi antiossidante “new age” in circolazione!
Articolo del
07/04/2006 -
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