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Non tutto il Sanremo viene per nuocere. Con la partecipazione al Festival nel 98, la Piccola Orchestra Avion Travel ha conquistato il grande pubblico e ha smesso di essere un gruppo di culto. Con Fausto Mesolella, chitarrista e autore, abbiamo parlato della musica degli Avion Travel e di Cirano, il loro nuovo disco prodotto da Arto Lindsay. «Gli Avion Travel sono proprio una rock band. Io sono un hendrixiano convinto e quando sono sul palco, Peppe Servillo mi ricorda Peter Gabriel con i Genesis. Il nome Piccola Orchestra può sembrare in contrasto con un’impostazione rock ma per noi sta a significare il rigore con cui interpretiamo gli arrangiamenti. Il gusto di sorprendere però, è una regola in tutto quello che facciamo. Ecco allora che si manifesta la nostra anima rock. A volte nelle cose pulite che suoniamo c’è più sporco di quanto non sia nella musica di un gruppo con un’immagine più tradizionalmente rock. Ma spesso quello che risalta del nostro lavoro sono gli aspetti che non riguardano direttamente la musica. Noi per esempio, durante le nostre tournée, esigiamo i posti a sedere per il pubblico ma queste sono solo attenzioni che mettiamo nello svolgere il nostro mestiere. In ogni caso non credo che l’immagine di band elegante e elitaria ci si addica. E credo che lo stesso discorso valga per un musicista come Paolo Conte, può essere considerato un artista rock come lo è Tom Waits. Esprimono le stesse cose, solo in modo diverso. La Piccola Orchestra Avion Travel si muove sulle autostrade del panorama musicale italiano. Siamo attratti da qualsiasi cosa passi e cerchiamo di non fermarci di fronte alle tendenze del momento. Succede così che suoniamo ora un tango, ora un flamenco, ora usiamo un campionatore. Non sempre ci riesce bene ma siamo comunque interessati alla possibilità di sondare nuovi terreni. Fare canzonette va bene ma bisogna anche avere il coraggio di cambiare per evolversi. Per noi ad esempio, partecipare a Sanremo è stato divertente oltreché utile per farci conoscere. Il pezzo, Dormi e sogna, lo avevamo pronto già da un po’ di tempo e il Festival era l’occasione ideale per eseguirlo perché aveva bisogno di un’orchestra. Il risultato è stato sorprendente. In ogni caso è stata un’esperienza estremamente positiva che forse in futuro ripeteremo. Con il nuovo disco abbiamo deciso di rimetterci in gioco, abbiamo scelto di avere per la prima volta un produttore. Negli album precedenti siamo stati sei solisti che intendevano la musica ognuno a modo proprio. Solo grazie a una combinazione fortuita siamo arrivati alla creazione del suono che oggi ci contraddistingue. In Cirano, grazie a Arto Lindsey e al suo intervento teoretico, siamo riusciti a fondere insieme le nostre personalità. Per la prima volta siamo entrati in studio per lavorare partendo dall’idea della canzone e non dai singoli arrangiamenti». Se vicino al confine si trova la Piccola Orchestra Avion Travel, bisogna attraversare quasi tutta la galassia Rock per incontrare i Goo Goo Dolls. Esistono da tredici anni e vantano sei album all’attivo ma solo con l’ultimo Dizzy Up The Girl hanno raggiunto il successo. E che successo. Iris, il loro contributo alla colonna sonora del film City Of Angels, è stato al primo posto delle classifiche negli Stati Uniti e in tutto il mondo. I Rolling Stones, intanto, li hanno scelti come spalla per la prossima tournée americana. Parlando della loro musica, qualche maligno gli ha domandato se la loro immagine da rocker maledetti corrisponda alla realtà. Ecco cosa hanno risposto. «Siamo musicisti, non abbiamo tempo per pensare alla magia nera, alla droga o a cose di questo genere. Negli anni siamo maturati anche in questo senso. Quando i Goo Goo Dolls si sono formati eravamo adolescenti, suonavamo punk e pensavamo che la musica dovesse avere l’effetto di un pugno nello stomaco, oggi non è più così. Oggi, quello che ispira la nostra musica è la comunicazione interpersonale, il modo in cui la gente interagisce. Quello che non è cambiato negli anni però è l’approccio che abbiamo nei confronti del rock. Non è cambiato quando abbiamo avuto una nuova etichetta né quando abbiamo raggiunto il successo. Certo, siamo dovuti scendere a compromessi, ma di quelli che vanno affrontati tutti i giorni, niente che riguardasse la nostra musica. Tuttavia le nostre influenze rimangono quelle di sempre, Clash e Kiss. In questo senso Iris, che è un brano melodico, rappresenta un capitolo a parte. Sappiamo di dovergli molto ma nel nostro disco ci sono pezzi in cui ci identifichiamo meglio, ad esempio Slide. In ogni caso partecipare alla colonna sonora di City Of Angels per noi è stato un onore vista la caratura degli altri musicisti che vi hanno preso parte».
Articolo del
01/02/2002 -
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