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Desmond Dekker
Desmond Dekker live @ Villaggio Globale Spazio Boario - Roma, 21 aprile 2006
Roma
21/04/2006
di
Enrico De Turris
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Il concerto di Desmond Dekker al Villaggio Globale, dopo l’ennesima lunga chiusura per motivi politico-burocratici, ha reso evidente come una città quale Roma, per quanto enorme, soffra sempre della carenza di spazi e strutture grandi, agibili e poco costose per la musica. Incredibile a dirsi ma nella capitale non c’è praticamente nessun altro posto in grado di ospitare comodamente fino a tarda ora, oltre cinquemila persone ad un prezzo di 6 euro, oltretutto in pieno centro. Infatti ogni concerto dentro lo Spazio Boario si trasforma sistematicamente in un evento, con il tendone sempre stracolmo di migliaia di persone capaci di aspettare ballando l’inizio di un concerto generalmente fino all’una della notte, cosa praticamente impensabile altrove e di continuare la serata dopo la fine di questo fino ad oltre le quattro del mattino. E così anche questa volta la storia si ripete: posto affollatissimo e concerto che parte all’una ed un quarto dopo il Villa Ada Sound System, quando Desmond Dekker si presenta sul palco nella sua immancabile mise omaggiante la cultura d’oltre oceano che volente o nolente ha influenzato la sua musica e quella di tutti gli altri musicisti giamaicani che dal rhythm’n'blues hanno veicolato ritmi e strutture per giungere al rocksteady ed allo ska. Completo aderente stile Texas, con camicia bianca e blu a frangie, pantaloni di pelle con il sempre presente basco inclinato sul lato sinistro, il tutto con un tocco di catenoni e cinturone con pacchianissima fibbia argentata, grossa quanto un melone. Tiratissimo in questa tenuta divertente ed un poco anacronistica da rude boys made in US il nostro parte subito con "Cherry Oh Baby", un classico ormai nell’apertura dei suoi live, non si perde in eccessive chiacchiere e con un “ready to dance” si prosegue in una carrellata di rhythm’n blues ska che farà la gioia dei numerosi supporters skin che sin dagli anni settanta seguono le sue evoluzioni musicali. Propone quindi più o meno in successione: It Mek, Get Up Edina, King of Ska, Rude Boy Train, Sing A Little Song fino ad arrivare alla metà concerto con un altro suo master nel live: il medley con una serie di classici anni 50-60 in ska version da "Shanty Town" a "Wimoweh" a "Oh Baby" (di Bruce Channel) e "Jamaican Ska". La passione per i grandi classici continua con "Day Oh" di Harry Bellafonte e "Simmer Down" (dei primissimi The Wailers) che ci accompagnano alla chiusura senza bis con "Israelites" e "You Can Get It If You Really Want". Sono quasi le tre del mattino ed ancora il pubblico affolla il tendone che riprende subito l’attività sempre con Brusco ed il Villa Ada Sound System che suoneranno fino a quando…….non ci sarà più nessuno.
Articolo del
24/04/2006 -
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