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La notorietà per Isobel Campbell arriva con la pubblicazione di “Ballad Of The Broken Seas”, il recente disco realizzato in coppia con Mark Lanegan, ma lei è sulla scena ormai da diversi anni, prima come violoncellista nei Belle And Sebastian, poi come artista solista a cominciare dal 2002, quando dà vita ai due album del progetto The Gentle Waves e ancora un anno più tardi quando pubblica un disco delizioso come “Amorino”. Isobel è una giovane donna scozzese, con un volto dai lineamenti raffinati e possiede una voce delicata, dalle tonalità soffuse e decisamente sensuali. Si presenta sul palco con una band ben assortita che vede fra gli altri la presenza di Eugene Kelly, ex Vaselines, alla chitarra e voce. Si parte subito con “Revolver ”, un brano scritto da Lanegan e tratto dal disco registrato insieme, e tocca proprio ad Eugene sostituirsi a lui alla voce. Lo fa egregiamente, con grande mestiere. “Mark si scusa” dice Isobel “ma non poteva essere qui questa sera”. Subito dopo viene eseguita “Deus Ibi Est“, un “folk underground” cupo e cadenzato, di ottima fattura, giocato sul contrasto fra le tonalità basse di Eugene Kelly e il filo di voce che emette Isobel, disincantata ed amabile sulla scena, sempre pronta alla battuta e senza pose divistiche. Chiede scusa in anticipo al pubblico presente in sala quando decide di cantare in italiano un brano come “Penso a Te”, di Ennio Morricone, torna poi ad ambientazioni volutamente oscure con “The False Husband”, e quel “where have you been my darling” viene ripetuto in modo ossessivo ed inquietante da Eugene Kelly al controcanto. Le note di un pianoforte introducono “Ballad Of The Broken Seas”, la “title track” del disco: Isobel è al violoncello, si crea un’atmosfera sospesa, molto intima, ma anche inquieta (peccato per quel continuo vociare di una parte del pubblico, della serie l’insostenibile pesantezza della chiacchiera). Isobel esegue poi in rapida successione “Saturday’s Gone” e “ It’s Hard To Kill A Bad Thing”, delicate ed intriganti “pop ballads” dagli accenti folk, al termine delle quali viene interrotta dall’ingresso sul palco del “tour manager” che porta con sé una bottiglia di spumante. E’ appena passata la mezzanotte, ed è quindi il giorno del compleanno di Isobel. Un divertito “Happy Birthday to You!” coinvolge il pubblico in sala e i membri della band, lei beve un goccio di spumante, ma poi riprende con “ O Love Is Teasing”, il brano guida del suo nuovo e.p., appena uscito. E ancora “Willows Song” e poi “Dusty Wreath”, con quegli accordi di pianola che ricordano il motivo di una antica “nursery rhyme”, quindi “Love Hurts” e una simpatica esecuzione di “Honey Child, What Can I Do?” un vecchio brano di Sandie Shaw, la “cantante scalza” degli anni 60, rivisitato dalla band. Molto intense le esecuzioni di “Time Is Just The Same” e di “Might Have Been”, splendida poi la versione acustica ed essenziale di “Do You Wanna Come Walk With Me?”, un folk basico che torna alle radici, inserito nell’album con Lanegan. Il “live act” della Campbell acquista molto “groove” e tanta elettricità all’improvviso, succede quando arriva il momento di “Ramblin’ Man”, il vecchio brano di Hank Williams, un grande personaggio della musica americana, riproposto dalla band. Dopo una breve pausa Isobel torna sul palco per eseguire un brano della tradizione “country”, quella magnifica “Time Is A Wasting”, già interpretata più volte dal compianto Johnny Cash. La conclusione è affidata a “Son Of A Gun” , cavallo di battaglia dei Vaselines, cantata in coppia con l’autore, un redivivo Eugene Kelly, apparso in buona forma.
Articolo del
28/04/2006 -
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