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Edoardo Bennato si affida alle cure di marketing della sua casa discografica che lo vuole nuovamente potente, trascinante, e gli pianifica intorno una strategia di riposizionamento (e forse di sondaggio nei confronti di un pubblico diverso), approcciando verso la nuova strada con un nuovo disco intitolato Sembra ieri, in cui oltre a tre inediti, l’ex burattino senza fili riproduce ex novo una carrellata del suo vasto repertorio. Nuove incisioni di grandi successi che scandiscono a tappe la sua carriera: Cantautore, Mangiafuoco, L’isola che non c’è, Il rock di capitan Uncino, Ok Italia, Una settimana un giorno, Sono solo canzonette, Viva la mamma, Un giorno credi. Diciotto brani di cui quindici rivisitati e riarrangiati abbondantemente, al punto di qualificarli di fatto come registrazioni originali. Una sintesi artistica che abbraccia trent’anni della nostra vita. Abbiamo incontrato Bennato nella sede romana della sua etichetta. “E’ un problema di latitudini. Sto facendo uno studio sul rapporto tra civiltà e latitudini”, esordisce così. Rimaniamo perplessi. La nostra intenzione era parlare del suo nuovo disco ma lui è un personaggio troppo sopra le righe per limitarsi ai discorsi di rito in queste situazioni, con frasi del tipo “è il disco più bello della mia carriera” oppure “è un disco molto autobiografico”. Così ricomincia: “E’ solo un problema di latitudini. Mi piace pensare che in origine gli uomini partissero tutti dallo stesso punto, che fossero tutti uguali. Si può pensare che gli svedesi avessero la pelle nera e che siano diventati biondi e con la carnagione chiara perché, essendosi stabiliti in Scandinavia, non avevano bisogno di melanina. Ecco l’importanza dei condizionamenti ambientali. Oggi la sfida di ogni società consiste nel far convivere gli input tecnologici con i condizionamenti ambientali. La sfida diventa sempre più difficile mano a mano che ci si avvicina alla latitudine zero, la peggiore. A Lagos, in Nigeria, c’è un caos totale in cui la tecnologia, i computer, le macchine, i grattacieli convivono con problemi enormi quali la fame, la sanità, il supporto agli anziani. E’ una situazione critica, una vera bomba a orologeria che può esplodere da un momento all’altro”. Viene in mente Napoli. Come collocarla nell’ambito di questa teoria? Oltre ad avere sempre mostrato un’attenzione particolare ai problemi della sua città, Bennato è un appassionato di urbanistica e possiede una laurea in architettura. Ne abbiamo approfittato per capire meglio questa storia delle latitudini… “In questi anni Napoli è cambiata. Ma questo era inevitabile. Si trova in una situazione latitudinale particolare, è in una posizione intermedia tra il terzo mondo, il passato, e la tecnologia, il presente. Per secoli a Napoli c’è stato il re, quando nella pianura padana gli individui potevano già considerarsi parte di una collettività anziché sudditi. Meno è radicato il senso della collettività, più deve essere forte l’intervento dell’autorità. Ecco perché a Napoli, ancora oggi, il carabiniere e il vigile urbano sono visti come uomini dell’autorità”. Ok, vi starete chiedendo, va bene la teoria delle latitudini, va bene Napoli ma che dire di Sembra ieri? “Avevo voglia di riscoprire alcuni dei brani più significativi della mia carriera. In passato sono uscite delle raccolte dei miei successi ma sono stati i discografici a volerle, non io. Le canzoni del disco sono quelle che suono di solito dal vivo. E anche quelle che, riarrangiate, sono venute meglio. Per me sono tutti brani attuali. Basti pensare che in una delle canzoni inedite, Taraunta Tatà, parlo del rapporto tra artisti e committenti, dicendo le stesse cose che venticinque anni fa dicevo con Cantautore. In ogni caso Sembra ieri non è un’operazione nostalgica. Il momento in cui rimpiangi il passato vuol dire che sei diventato vecchio. Ogni generazione ha bisogno di alcuni riferimenti e d’altronde in ogni generazione esistono i buoni e i cattivi (I buoni e i cattivi è il titolo di un suo album del 1974, n.d.r.). Non esistono momenti storici migliori di altri. Quello che mi emoziona non è il passato ma il presente o addirittura il futuro, sapere cosa succederà tra cinque minuti”. Il rapporto tra la musica di ieri e quella di oggi non può non ricordarci l’altro Bennato, Eugenio, da sempre impegnato nella scoperta delle proprie origini musicali e recentemente alla ribalta con Taranta power. Ecco cosa ci ha detto Edoardo: “La rivalutazione del patrimonio culturale è importante ma c’è il rischio che diventi un esercizio intellettuale fine a sé stesso, che non arrivi alla gente. Probabilmente mio fratello è stato il primo a rendere fruibile una complessa operazione culturale, facendo entrare la Nuova Compagnia di Canto Popolare in classifica. La sua abilità sta nel diventare propositivo partendo dalle proprie origini. Ho molta stima di Eugenio e ci tengo a conoscere le sue impressioni ogni volta che inizio un lavoro. Per quanto mi riguarda però, non ho mai sentito il bisogno di assumere le mie origini come punto di partenza per quello che scrivo. La mia musica è sempre stata estremamente istintiva. Nelle mie canzoni sono arrivato a parlare di urbanistica, ma usando la poesia, non un linguaggio da trattato scientifico. In definitiva, sono solo canzonette…”.
Articolo del
01/02/2002 -
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