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Con un po’ di fortuna e qualche conoscenza diretta siamo riusciti a fare due chiacchiere con gli Hard-Fi, una delle più promettenti band inglesi. In realtà la band ha già scalato le classifiche mondiali con il singolo "Cash Machine" ed è diventata ormai una delle realtà più cool del momento grazie alle varie contaminazioni che si possono trovare nel loro sound. Verso le 16 il gruppo appare nell’area hospitality del Primo Maggio per mangiare qualcosa. Il cantante Richard Archer ci riconosce perché ci siamo incontrati a Napoli qualche settimana prima in occasione di Trl; purtroppo per noi ha già troppi impegni e ci viene incontro salutandoci e dicendoci che tornerà dopo. Tutto sommato non è un problema perché ci sta bene anche chiacchierare con Ross Philips e Kai Stephens, rispettivamente chitarrista e bassista del gruppo. Anche loro molto disponibili e simpatici, parlano velocissimo e a volte è difficile seguirli; tra una birra e un panino si crea un’atmosfera molto informale.
Salve ragazzi. Com’è stato il viaggio viaggio? Tutto bene?
Si grazie. Ci tenevamo molto a partecipare a questo evento e siamo volati direttamente dagli USA dove eravamo per promuovere il disco.
"CCTV", il titolo del vostro album di debutto, è l’abbreviazione di TV a circuito chiuso. Come mai questa scelta? Che significa?
Non c’è un motivo particolare. Londra nelle metropolitane e nei servizi pubblici di trasporto è piena di questi sistemi di controllo e dell’icona che li rappresenta; e poi è una buona metafora del periodo in cui ci troviamo, praticamente sotto gli occhi di tutti, sempre e comunque.
All’inizio il vostro era un album auto prodotto, stampato nel 2004 in sole 500 copie contenenti 6 canzoni. Poi nel 2005 è uscito per un mercato più ampio grazie all’Atlantic Records e ora è sbarcato anche negli USA. Oltretutto verrà realizzato presto un DVD. Oggi siete qui, avete la sensazione che sia qualcosa di grandioso?
Certamente. Siamo davvero eccitati per tutto questo, ma non cadiamo dalle nuvole perché abbiamo lavorato sodo e ci siamo preparati gradualmente ad un successo sempre maggiore. Abbiamo avuto il tempo e il modo diprepararci gradualmente. Come hai detto tu, è stato un percorso lento ma sempre verso l’alto, ora siamo qui e non possiamo fare altro che sentirci davvero esaltati.
La gente parla di voi come dei nuovi Clash; il sound che vi caratterizza è complesso e fresco allo stesso tempo. Dentro c’è la sensibilità pop, la ruvidezza del punk, l’esoticità del reggae e l’attenzione a elementi dance e dub; non a caso la stampa ha coniato il termine diska per sottolineare questa particolare formula. Lo stesso "Sandinista" dei Clash era una miniera di stili e generi: come state reagendo a questi importanti paragoni?
È un paragone che ci lusinga e che ci fa sorridere un po’. Non basta certo mischiare vari elementi come il reggae e il punk per essere etichettati come i nuovi Clash; certo, ci sono le liriche proletarie e la predilezione di ritmi esotici, ma quello che ci accomuna a loro è l’attitudine, decisamente. La voglia di porci per come siamo, senza mezze misure, nella più completa libertà di espressione. Ecco, l’approccio e l’attitudine sono probabilmente la cosa che più ci avvicina a questa storica band.
Quali sono le vostre influenza, oltre i Clash e gli Specials?
In genere noi ascoltiamo ogni tipo di musica. Siamo aperti alle più svariate contaminazioni, come si percepisce anche dall’ascolto dell’album. Che gruppo posso citarti.. passiamo dagli Stones, ovviamente, fino a gruppi più sperimentali come ad esempio i Massive Attack.
Cosa pensate dell’attuale scena indie in Inghilterra? C’è troppa competizione?
Non credo (Ross) . Ci sono tantissime band che suonano generi completamente differenti dal nostro, e completamente differenti da altri. La scena inglese offre tanti diversi approcci e tante diverse strade e ognuno prende la sua.
E dell’ascesa fastosa e fulminea degli Arctic Monkeys che ne pensate?
Lasciamo stare (ridacchiano). A noi interessa essere veri e arrivare direttamente alla gente. Questa è la sola cosa importante.
Voi venite dal Middlesex, uno dei sobborghi di Londra. Conoscete la dura realtà delle province e spesso i vostri testi parlano di questo; "Cash Machine" e "Middle Eastern Holyday" sono incentrate su temi abbastanza crudi e spigolosi. "CCTV" è comunque un album positivo, che cerca qualcosa di buono nella vita di tutti i giorni, o semplicemente un album pessimista, che denuncia le brutture della vita?
Entrambe le cose. È un album con due facce, che parla della vita, dei calci in culo che si prendono e che a volte si danno, delle difficoltà di andare avanti e dei problemi che spesso ci vengono letteralmente addosso come valanghe. Ma è un album che grida, che critica, che denuncia e che sprona a fare qualcosa, a non accettare passivamente le situazioni; raggiungiamo il nostro risultato se qualcuno, ascoltandolo, si alza e dice “Hey, non voglio che la cose vadano in questo fottuto modo”. In questo senso è un album che guarda in avanti con forza, mirando sempre e comunque qualcosa di buono, di migliore.
Come mai la scelta rock del singolo "Better Do Better"?
In realtà "Better Do Better" è il singolo per il mercato inglese(che ha già visto un bel po’ di singoli da parte della band, ndr) ed è stato scelto per variare un po’ le sonorità cui abbiamo abituato il pubblico di casa. In Italia, dove siamo ancora una band da esplorare completamente, uscirà il singolo "Hard To Beat", molto più vicino al mood di "Cash Machine".
Questo Primo Maggio celebra un cambio di rotta nel governo italiano. Riguardo la situazione inglese, sembra che Blair ormai non goda più dei favori di un tempo, almeno da parte del mondo della musica; Noel Gallagher lo attacca in "Mucky Fingers" mentre Bob Geldof, dopo le delusioni del Live 8, è passato dalla parte dei Tories. Personalmente, vi sentite ancora rappresentati da lui?
No, e in realtà neanche in passato abbiamo mai creduto in Blair.
Qualche altra data italiana oltre lo spettacolo dell’Heineken Jammin’ Festival a Imola?
Non lo sappiamo, potremmo certamente tornare per la promozione del nuovo singolo.
Il tempo è finito, tra poco salirete sul palco per tre pezzi. In bocca al lupo, spero di rivedervi presto. Grazie ancora.
A te. Il piacere è tutto nostro. Ci vediamo a Imola.
Articolo del
12/05/2006 -
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