|
Il successo dopo questi due album, come capirete, è ancora molto lontano, almeno in Italia dove il nostro esordisce al Festival delle Letterature di Mantova, in una serata all’aperto dove la prevendita ha lasciato almeno il 90% dei biglietti disponibili. Chi c’era quella sera, però, vi potrà raccontare un fatto raro: molte persone si erano recate al concerto senza sapere niente del cantante col disappunto di chi era riuscito a convincere almeno un amico alla trasferta mantovana, promettendogli meraviglie con le brochure dei due album in mano come prove delle delizie musicali. Dopo lo spettacolo, però, l’ammiratore con le due brochure (e l’intenzione ferma di farsi fare l’autografo sulle stesse) ha dovuto aspettare almeno 15 minuti perché gran parte del pubblico, conquistato gradatamente durante la sera dalla musica e dalle introduzioni ai brani del capostazione, era in fila per stringergli la mano e informarsi sugli album disponibili. Il secondo round concertistico di cui si può fornire testimonianza diretta avviene in una serata umida-autunnale in un club a Ferrara, dove il capostazione, ormai in aspettativa da qualche tempo, viene a suonare insieme ad una band diversa e, soprattutto, intervalla le canzoni con la lettura di poesie del suo chitarrista, Pier Mario Giovannone, a dimostrazione di un connubio con la poesia sempre più stretto. La serata è apprezzata ma il pubblico, in accordo al clima, è più freddo di quello mantovano e così il proprietario delle due brochure riesce ad avvicinarsi e parlare un po’ con l’artista dei suoi progetti. Non so come la pensate voi, ma io non amo (per usare la litote) quegli artisti che portano su di loro il peso della creazione in ogni momento e si ritengono i depositari di una profondissima sensibilità del tutto estranea alle vicende quotidiane e, perciò, incomunicabile col resto degli astanti. Questa è la ragione perché, nei venti minuti successivi, si parla dell’aspettativa di capostazione che sta per finire, dei progetti futuri e specialmente del proprio lavoro, dei motivi perché si lavora nelle gloriose F.S. o in altri posti simili; perché se un’attività svolta per tanti anni non può non lasciar segni sulla propria vita a maggior ragione non può essere estranea alla propria opera artistica e così vengono fuori confessioni sugli spunti presi in prestito dal lavoro e dalle proprie esperienze, preziose perché fonti di ispirazione anche nei momenti più impensabili. La storia prosegue quindi col terzo album, “Lampo” [Tot ou tard – Warner Music France, 1999], che tanto per cambiare non cambia nulla rispetto alla notorietà del cantautore cuneese, o almeno non sconvolge una situazione in progress, dove Testa conquista lentamente un suo pubblico, lentamente ed inesorabilmente. Fra i vari titoli mi piace ricordare “Biancaluna”, canzone con una forte base musicale che parte da una situazione bellissima, una di quelle esperienze di lavoro apparentemente banali ma che aprono porte sull’arte: la finestra dell’ufficio del capostazione dà su una via molto battuta e perciò i colleghi, quando notano una bellezza locale particolarmente interessante, si fanno un cenno per condividere assieme lo spettacolo. Una sera è Testa a richiamare il collega di turno, che si affaccia prontamente alla finestra dove lo attende una meravigliosa…luna. Il collega la guarda, e conclude con un “Mah…” onnicomprensivo mentre Testa, qualche tempo dopo, ci fa una canzone perché non si può rimanere indifferenti ad una luna che “è un gomitolo di luna che cammina”. Un’altra canzone interessante è “Gli amanti di Roma”, un omaggio fatto alla città eterna tramite la descrizione dei suoi innamorati persi sopra i ponti, che fungono da scenario ideale per queste vicende dove i protagonisti “parlano e piangono, piangono e toccano e intanto c’è l’acqua che va” e anche qui è notevole come Testa non scenda nel banale parlando di un amore a Roma, una città che per la sua bellezza e storia più facilmente può intrappolare in luoghi comuni. La storia prosegue (e per ora si chiude) col quarto album, “Il valzer di un giorno” [Elle U musica, 2000], live per sola chitarra acustica col fidato amico-chitarrista Giovannone, in cui viene riproposta una selezione di 11 vecchie canzoni più due inediti, “Piccoli fiumi” e, appunto, “Il valzer di un giorno”; a questa nuova versione acustica si affiancano 5 poesie di Giovannone interpretate da Testa, per suggellare il binomio canzone-poesia che sta molto a cuore al cantautore cuneese (e si capisce il motivo ascoltando le belle poesie di Giovannone). Pur costituendo un’ottima occasione per conoscere la produzione di Testa, dato il carattere prevalente di antologia, continuo a pensare che, per chi voglia farsi un’idea del cantautore cuneese, sia più indicato il primo album, il quale presenta una sezione musicisti al completo e molte delle canzoni più gettonate (famose mi sembra eccessivo) di Testa, tanto che, degli 11 brani già editi presenti nel live, ben 7 provengono dal primo disco. Quest’ultimo album è stato, poi, preceduto e seguito da una tournee a due, che a Roma si è fermata in un Teatro Valle pieno a metà e che in uno spazio così si è ritrovata un po’ sfasata, dato che il concerto a due avrebbe trovato migliore collocazione su un palco minuscolo di qualche Jazz Club piuttosto che su un palco di un teatro capace di ospitare (e perciò più adatto a) una band numerosa. E anche in quest’occasione, per testimonianza diretta, si è a conoscenza che il capostazione di Cuneo, bel lungi dal rientrare in servizio, sta progettando un altro album che dovrebbe uscire prossimamente. Non aspettatevi di trovarlo in classifica o pubblicizzato in qualche giornale, dato che sarete fortunati se avete un buon negozio sotto casa che ve lo procura. Ma in fondo la notorietà a tutti i costi non è l’obiettivo di Testa, che ha sempre preferito non licenziarsi dalle F.S. perché è meglio lavorare sotto padrone per cose che non ti piacciono e non per le cose che ami, con questo intendendo che è sempre meglio avere una porta aperta nel caso il mercato volesse imporgli alcune scelte che non condivide (memorabile una sua dichiarazione a dei discografici italiani che lo “consigliavano” dopo le sue vittorie di Recanati sul modo di proporsi: “la divisa me la metto già in stazione”). E perciò, nella speranza (mia) che il prossimo album segni un ritorno ad una band più numerosa dopo il momento intimista dell’ultimo disco, non resta che mantenersi informati sulle riviste specializzate e sul sito del cantautore: www.gianmariatesta.com.
P.S. Se mai vi capiterà di andare ad un concerto di Testa (l’elenco delle date aggiornato è sul suo sito) chiedetegli di suonarvi “L’automobile” e poi, all’uscita, fermatevi a chiedergli delle circostanze in cui è nata: di solito ci sono 4-5 versioni che girano ma, se siete perspicaci, capirete subito qual è quella giusta.
Articolo del
11/11/2002 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|