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Chi se non la famiglia Zappa poteva prendersi l’onore e l’onere di divulgare in giro per il mondo la musica del grande Frank? Non c’è stato nessuno prima di lui, nessuno come lui quando era in vita, nessuno dopo di lui a partire dal 1993, quando Zappa scomparve a soli 53 anni d’età. Qualsiasi eventuale clone sarebbe caduto nel ridicolo, allora eredi stretti quali il figlio Dweezil e la vedova Gail hanno messo insieme un gruppo itinerante, composto da eccellenti musicisti che in passato hanno lavorato con il Genio di Los Angeles, il simbolo della rivolta intelligente e irriverente che alla fine degli anni Sessanta - con i suoi album, con i i suoi concerti, con le sue prese di posizione - aveva infiammato la California. Non manca l’ironia che è sempre stata propria di Zappa, e non è certo un caso se questa serie di concerti europei si chiama Tour de Frank (parafrasi della ben nota corsa ciclistica). Si parte con un omaggio a Frank Zappa sotto forma di lungo filmato che ci regala delle sue rare immagini, che lo ritraggono in forma smagliante dal vivo, ma si comincia a suonare più tardi poco dopo le 21,30 con una serie di composizioni come “Florentine Boogie” , un brano non molto conosciuto però dinamico ed elettrizzante, tutte improntate a quella originale mistura di rock, jazz e musica sinfonica che lo ha reso famoso. Il concerto comincia a decollare quando viene riesumata “King Kong” una composizione folle e surreale che Frank Zappa scrisse con il violinista jazz Jean Luc Ponty, un brano che prevede la sovrapposizione degli “assolo” di ogni singolo elemento della band. Tocca ancora al figlio Dweezil sostituirsi a lui, anche in questa occasione, e la cosa desta una tenerezza infinita in quanti - come chi scrive - avevano visto fare lo stesso a Frank in tanti altri concerti dal vivo, sempre con una precisione maniacale, e con un rigore assoluto. E’ il momento di un brano nuovo, in realtà si tratta solo di un ritrovamento felice, del “demotape” di “Imaginary Diseases”, una composizione dei primi anni settanta che però Zappa padre non aveva mai pubblicato. La tour band lo ha arrangiato a dovere e bisogna dire che è stato un vero piacere ascoltarlo, per la prima volta, questa sera. Al momento di “Black Page N°1”, composizione altamente percussiva, entra in scena con il ritardo e con il divismo che è marchio di fabbrica dei grandi personaggi del Rock, “the Bad Doctor”, quel Steve Vai che è stato il chitarrista preferito di Zappa. E lo spettacolo sale di tono, vengono eseguite ”Peaches In Regalia”, una composizione fantastica, solo strumentale, tratta da “Hot Rats” , e poi di seguito, in rapida successione “Montana” e “Zomby Woof”, entrambe inserite su “Over Nite Sensation”, album del lontano 1973, ma ancora molto attuale moderno, di certo il disco di “canzoni” meglio riuscito al caro Frank . Il pubblico partecipa con calore ed attenzione, ma raggiunge un vero e proprio orgasmo musicale, il “climax” delle emozioni durante quel diluvio di distorsioni e di passaggi ritmici ultra veloci che ci offre proprio Steve Vai, parsimonioso per quanto riguarda la sua presenza sul palco, ma quanto mai generoso nell’amoreggiare con la sua chitarra. “Sofa”, la lunga “suite” strumentale che solitamente chiudeva i concerti di Zappa, è correttamente eseguita alla fine del concerto, ma non può bastare, la gente vuole che il sogno continui e la Zappa family torna sulla scena per eseguire la mitica, scanzonata e trasgressiva “Camarillo Brillo” che, malgrado gli anni, non è mai uscita dalla zona più segreta del nostro immaginario e ci ha fatto stare bene migliaia di volte. Grazie Frank!
Articolo del
29/05/2006 -
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