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Questo è il vostro quarto lavoro (il secondo per una etichetta). Cosa lo accomuna ai precedenti e cosa invece lo rende diverso. Direi che la matrice comune è sicuramente lo ska: la musica in levare, dal rocksteady fino al two-tone e lo skacore, è il collante che lega tutti i nostri lavori. Questa volta però abbiamo dato ancora maggior spazio alle contaminazioni e alle influenze esterne, specialmente ai ritmi dell’america latina come salsa, bossanova o la murga argentina. Anche se rimaniamo sempre una band molto legata alla dimensione live e alla fiesta, questo cd è più maturo, curato negli arrangiamenti e raffinato dei precedenti. Immagino che masterizzare il disco in Messico (ai Manu Estudios di Città del Messico) sia stata un’esperienza affascinante e coinvolgente per tutti voi. Come mai questa scelta? Siete andati tutti? L’idea è nata perché Kevin Kearney, grande produttore inglese e grande amico con cui avevamo già collaborato in passato, si è trasferito in Messico da un paio d’anni e ci ha proposto di raggiungerlo per ultimare il cd. Purtroppo il budget a nostra disposizione non era sufficiente a permetterci di partire tutti, ma un paio di fortunati hanno varcato l’oceano. Avete presente Toto e Peppino quando sbarcano a Milano? Aggiungete un paio di sombreros e tanta tanta tequila e vi sarete fatti un quadro della situazione. Raccontateci qualche aneddoto visto che leggo nei credits del disco “eterna” riconoscenza allo staff degli studios per “l’inesauribile fornitura di Don Julio Tequila”? Appunto, come dicevo poco fa, tanta, tanta tequila… il personale dello studio è stato davvero gentile e non ha mai permesso che Don Julio ci lasciasse soli durante la lavorazione del disco…Un amico importante e un riferimento per tutti noi. Quest’anno uscite anche in Europa con la Elmo Records. In passato avete avuto recensioni dalla Germania, dal Belgio e dalla Svizzera dove spesso vi recate a suonare. Un ottimo passo in avanti. Dove vi piacerebbe suonare: in particolare, quale paese vorreste “conquistare”? Beh il nostro principale obiettivo è quello di conquistare la Jacuzia e la Kamchacta, ma dobbiamo anche distruggere le armate verdi… Siamo seri… il nostro obiettivo al momento è il nord Europa: Germania, Olanda, Belgio. Essere prodotti dalla Elmo, e quindi dalla Grover (al momento la principale etichetta ska a livello internazionale) ci ha già permesso di partecipare ad alcuni festival in Germania e l’accoglienza per la nostra musica è stata molto positiva, abbiamo trovato una scena molto più viva ed attiva di quella italiana… e chiaramente fiumi di birra! Sempre nei credits di “La Buona Y La Mala Onda” leggo che “Once Harddiskaunt, for ever Harddiskaunt!”. E’ un forte segno di appartenenza e di feeling con tutti quelli che in questi dieci anni hanno fatto parte del gruppo. Cos’è che vi lega tanto e che segna così profondamente le vostre vite e quelle di chi suona con voi? Per mandare avanti una band per dieci anni ci vuole qualcosa di più di una semplice passione e, specialmente quando non ci sono molti soldi da dividere, ci vuole un legame forte e sincero. Nonostante i numerosi cambi di formazione (ormai sono l’unico elemento della formazione originale) tra noi c’è sempre stato spirito di gruppo. Recentemente, un ragazzo di un’altra band ci ha definito una tribù e credo che sia una definizione azzeccata. Questo vale anche per quelli che non suonano più con noi, qualcosa di loro è rimasto sicuramente nella band e i legami sono sempre rimasti più che buoni. Non è raro che i vecchi membri vengano a trovarci ai concerti. “Tutti tranne uno”. Cosa avrà fatto mai costui? Lasciamo perdere…diciamo solo che non condivideva tutto quello che ho detto poco fa… Nella copertina ricorre la pinna di pescecane come nel vostro primo lavoro autoprodotto (Greatest Hits N.7 del 1997). Solamente un caso? Grande spirito di osservazione…No, non è certo un caso: ricordati che veniamo dalla Spondamagra del Lago Maggiore e il primo brano che ci ha fatto conoscere in giro si intitolava Lo squalo. Il ritornello diceva: Sembra un vecchio film del terrore, sulle spiagge il pericolo incombe, la pinna nera che solca le onde, c’è uno squalo nel Lago Maggiore! Avete suonato con importanti band straniere come Skatalites, New York Ska Jazz Ensamble e molte altre. Da amanti dello ska: condividete con noi qualche emozione che vi hanno trasmesso!?! Per me, che sono prima di tutto un appassionato ascoltatore di ska, incontrare questi personaggi è sempre stata un’esperienza meravigliosa. Ad esempio poche settimane fa in Germania abbiamo suonato con i Bad Manners e pensa che il primo disco che ho comprato da ragazzino era proprio un loro 45 giri! La serata con Fatty Buster è stata grande, abbiamo scherzato, ballato, ma soprattutto bevuto… Trovarsi al cospetto degli Skatalites invece è come trovarsi di fronte alla leggenda… Gente che suona dagli anni ’50, gente che ha inventato lo ska, gente che ha suonato con tutti i più grandi… Gente a cui, nel ’97, ho avuto la faccia tosta di regalare il nostro primo demo, e Roland Alphonso mi ha anche ringraziato molto… Dieci anni sono ormai passati da quel lontano 1996. Vi sentite solamente più vecchi? Più vecchi? Nah…Forse piu belli, più saggi e persino più dotati… D’altronde ho in casa un ritratto che invecchia al mio posto…ma questa è un’altra storia. Ricordate: La buena y la mala onda, il cd che vi farà restare giovani per sempre!
Articolo del
09/06/2006 -
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